Un anno vissuto intensamente: le nostre playlist del 2019

Warren Ellis - Nick Cave
Warren Ellis – Nick Cave

A essere sinceri, le playlist non sono mai state una delle nostre priorità. Questa volta abbiamo voluto fare un’eccezione perché volevamo dire la nostra per una volta tanto. Sostanzialmente restano le conferme di nomi di cui abbiamo spesso scritto, accompagnate da una buona dose di novità, per fortuna. A proposito di selezioni: abbiamo da poco ideato un nostro programma radiofonico, live + podcast, su Fango Radio. Questo per TNN è l’ottavo anno di pubblicazioni, nel frattempo il sito si è arricchito di nuove firme e di sicuro non smetteremo di raccontare un po’ di musica ogni giorno. Continuate a seguirci.

Maurizio Inchingoli

Personalmente, ho ritenuto necessario elencare gli album dei quali ho scritto (alcuni in realtà usciti a fine 2018), con qualche eccezione. Ad esempio, non è così difficile notare quanto il cantautorato vada a braccetto con l’elettronica o con qualche outsider che, secondo me, fa sempre bene far entrare nelle proprie discografie. Non potevano mancare alcune ristampe, in questo caso necessarie e soprattutto utili per capire chi c’era prima di noi, e da dove veniamo.

Album

Bill Callahan – Sheperd In A Sheepskin Vest
Klippa KloppaLiberty
Morose – Sopra Il Tetto Sotto Terra
Angel Olsen – All Mirrors
Sandro MussidaEEEOOOSSS
Von Tesla – Ganzfeld
Rustin Man – Drift Code
Colin Self – Siblings
BeMyDelayBloom Into Night
Jerusalem In My Heart – Daqa’Iq Tudaiq
Reynols – Minecxio Emanations 1993 – 2018
Antonio Raia – Asylum
Massimo Carozzi – Night Shift

Ristampe e ri-scoperte

Luciano Cilio – I Nastri Ritrovati
Caspar Brötzmann – The Tribe / Black Axis
Assalti Frontali – Terra di Nessuno / Conflitto

Elena Raugei

Sempre più dischi dati alle stampe o alle piattaforme digitali, frenesia d’ascolto and so on. È difficile ripercorrere in sintesi un anno di uscite, con una qualità media che si è senza dubbio alzata, a discapito probabilmente dell’incisività capace di resistere sulla lunga distanza. In cima alla mia personale lista dei titoli da ricordare metto allora un (capo)lavoro, il terzo di fila per Nick Cave & The Bad Seeds, che si pone proprio l’obiettivo di trascendere ogni limite, di tempo, spazio, mortalità e immortalità. Seguono l’ombrosità specchio di questo presente decadente/distopico e la cifra autoriale, nel perpetuare se stessi con assoluta riconoscibilità, di band come These New Puritans e Tool. A ruota, il pop-r’n’b avveniristico di Caroline Polachek (ex Chairlift) e lo spirito art-rock per antonomasia di Kim Gordon, per non rinunciare alla forma-canzone che sperimenta, oppure il songwriting enfatico e noir di Angel Olsen e del debuttante in solo Jungstötter, per non rinunciare a sognare. Ancora: i panorami quasi sci-fi di elettricità, metallo e deliri assortiti di Teeth Of The Sea, Girl Band e black midi. In Italia, se nella nostra lingua-madre svettano (al solito) i Massimo Volume, si segnalano le splendide avventure strumentali tra botanica sonora extraterrestre e darkness elettronica, rispettivamente, della sassofonista Laura Agnusdei (anche nei Julie’s Haircut) e del produttore Alessandro Cortini (già nei Nine Inch Nails), oltre a un paio di esordi notevoli, con la futuristica realtà aumentata dei dTHEd e il personale sabba trip-hop di Gold Mass. Da qui, si parte verso altre dimensioni.

Nick Cave & The Bad Seeds – Ghosteen
These New Puritans – Inside The Rose
Massimo Volume – Il Nuotatore
Caroline Polachek – Pang
Kim Gordon – No Home Record
Tool – Fear Inoculum
Laura Agnusdei – Laurisilva
Alessandro Cortini – Volume Massimo
dTHEd – hyperbeatz vol. 1
Gold Mass – Transitions
Angel Olsen – All Mirrors
Jungstötter – Love Is
Teeth Of The Sea – Wraith
Girl Band – The Talkies
black midi – Schlagenheim

Samuele Lepore

Considero dischi dell’anno solo quei lavori in grado di stupirmi, quelli insomma che non mi sarei aspettato di scoprire. Nel 2019 è accaduto con To Disappear And To Be Nothing degli americani Witnesses e Nest dei Brutus, ma ci sono stati ottimi album da parte di musicisti che seguivo da tempo, come ad esempio Bruce Hornsby e lo stupendo Absolute Zero, di fatto mio personale numero uno di questa breve classifica. Ho inserito gli album alfabeticamente perché ritengo impossibile mettere in ordine di importanza gli altri nove titoli. Ho inoltre lasciato fuori lavori estremamente validi come I Need A New War di Craig Finn o Enderness di A. A. Bondy, per non parlare di tutti quelli che non ho ancora avuto modo di ascoltare, Lunar Shadow, Slough Feg, Helvetets Port, OverKill, Krypts, o cui ho dedicato davvero troppo poco tempo, Morast, Orodruin, Abyssal, Itasca, Saariselka. Ritengo comunque che questa breve lista rispecchi i miei gusti attuali, divisi tra ciò che ho amato visceralmente in passato (il doom), quello che mi emoziona maggiormente ora (folk e ambient) e la riscoperta di generi che mai avrei pensato di riprendere ad ascoltare (death metal) e che invece stanno occupando molto del mio tempo. Si cresce e ci si evolve, guardando avanti ma anche ricordandoci da dove veniamo.

Brutus – Nest
Ellende – Lebensnehmer
Bruce Hornsby – Absolute Zero
Defacement – Deviant
NumenoreanAdore
Red River Dialect – Abundance Welcoming Ghosts
Letha Rodman Melchior – Mare Australe
The Lone Madman – Let The Night Come
The River – Vessels Into White Tides
Witnesses – To Disappear And To Be Nothing

Michele Giorgi

Non è mai facile condensare un anno di ascolti compulsivi in una lista ristretta, troppo il tempo trascorso e i dischi transitati per lo stereo, troppo alto il rischio di scordarsi qualcosa o di focalizzare l’attenzione solo sull’ultimo periodo. Per questo ho deciso di includere i titoli in base ad un criterio prettamente soggettivo, ovverosia quei lavori che hanno sostato più a lungo e in qualche modo hanno fornito una colonna sonora a momenti ben precisi, così da conquistarsi un posto duraturo nei miei ricordi a scapito di qualche criterio più razionale o della loro rilevanza. Di certo, avrebbero meritato spazio molti più dischi, come quelli di Storm{O}, Dogs For Breakfast, Juggernaut, Gospel Of The Witches, Lili Refrain, Kröwnn, tutti lavori meritevoli ma sui quali mi sono concentrato a fine anno e quindi difficili da valutare nel contesto di una classifica che vuole tener conto del loro impatto sui miei ascolti sulla lunga distanza. Per loro quindi una menzione d’onore fuori lista.

Per iniziare, un non ascolto, che però ha portato con sé moltissimi ascolti e riscoperte, ovverosia il libro “Crossover The Edge” di Alexandros Anesiadis, vera e proprio vademecum per patiti di crossover anni Ottanta.

Album

Bad Religion – Age Of Unreason
Barbarian – To No God Shall I Kneel
BestaEterno Rancor
Bystander – Where Did We Go Wrong?
CliteratiUgly Truths / Beautiful Lies
DeafkidsMetaprogramação
Entombed A.D. – Bowels Of Earth
Hobos – Nell’Era Dell’Apparenza
Memoriam – Requiem For Mankind
Naga – Void Cult Rising
Rake-Off – Goin’ Mental
Refused – War Music
The Haunting Green – Natural Extinctions
VISCERA/// – City Of Dope And Violence
xCARACOx – xCARACOx

Angelo Borelli

King Midas Sound
King Midas Sound

La transizione al nuovo decennio passa per traiettorie musicali difficilmente intellegibili: in ambito di elettronica hi-tech, smaltita la sbornia neo-barocca del 2018, gli esiti più convincenti sembrano da una parte scaturire dal recupero dei frutti migliori dell’estetica new age operato dai Visible Cloaks, che continuano a guardare in direzione Sol Levante – questa volta grazie anche alla collaborazione di due veterani dagli occhi a mandorla – dall’altra dalla club music decostruita e pregna di partecipazione emotiva di Croatian Amor, forse il disco che ho ascoltato di più negli ultimi dodici mesi. Se devo però pensare a un lp che fotografa nel modo migliore l’anno appena trascorso penso a Solitude di King Midas Sound – la collaborazione fra Kevin Martin e il dub poet Roger Robinson – disco  melanconico, intriso di una sublime nostalgia per una qualche forma di contatto umano, che qualcuno ha accostato a Tricky (e io aggiungerei a Burial); partner in crime di Martin nel disco a nome Zonal, Moor Mother ci consegna un lavoro meno irruento del già celebrato “Fetish Bones”, ma più maturo e denso di sfumature. Capitolo italiani che piacciono: Caterina Barbieri e Alessandro Cortini, entrambi approdati su etichette di un certo peso, entrambi trovano la quadra del cerchio coniugando ricerca sonora e fruibilità all’interno di stili ormai riconoscibili. Vive tra Londra e la Toscana Sandro Mussida: il suo Eeeooosss è uno di quei vinili che metto sul piatto in poche ma speciali occasioni, quando tutto dentro e fuori di me è predisposto all’ascolto profondo. Félicia Atkinson e la sua etichetta Shelter Press sono da tempo sui miei radar: quest’anno il sussurrare elegante della francese è accompagnato da una spigliatezza compositiva assolutamente notevole, all’interno di un disco di rara bellezza. Se gli Autechre nell’ultimo anno non hanno tirato fuori roba nuova, ad aggrovigliarci le sinapsi ci pensa Von Tesla, con un doppio cd che osa parlare il linguaggio del duo di Rochdale preservando una sua originalità, tanto superbe sono le sue trame sonore. Infine un titolo italiano “minore”, pubblicato dalla Wallace Records nel suo decimo anno di attività, assieme a Brigadisco e Dreamingorilla: è l’esordio solista a firma Marsala di Andrea Bordoni del duo noise-rock The Rambo, ottimo condensato di rumore acre, trance-induttivo.  

Félicia Atkinson – The Flower And The Vessel
Caterina Barbieri – Ecstatic Computation
Alessandro Cortini – Volume Massimo
Croatian Amor – Isa
King Midas Sound – Solitude
Marsala – S/t
Moor Mother – Analog Fluids Of Sonic Black Holes
Sandro Mussida – EEEOOOSSS
Visible Cloaks, Yoshio Ojima & Satsuki Shibano – Serenitatem
Von Tesla – Ganzfeld

Nazim Comunale 

Le classifiche trovano il tempo che lasciano, per quanto mi riguarda ed anche per quanto non mi riguarda, ma noi fulminati dalla musica abbiamo la malattia dell’archivio e l’ansia del completismo compulsivo, e poi le liste, le (inevitabili) dimenticanze, gli inventari sono (anche) una forma poetica. E quindi, quindici dischi (più uno) nel 2019, in nessun ordine particolare:

Questo è il “più uno”: Acre, Different Constellation. Promoter coraggiosi in Italia, sveglia!

Alexander Hawkins – Iron Into Wind
Kukangendai – Palm
Andrea Grossi Blend 3 – Lubok
Discovering The Electronic Music of Chino Goia Sonrisi (19m40s)
Evan Parker, Matthew Wright, Trance Map+ – Crepuscule In Nickelsdorf
Amedeo Verniani – Due
Paal Nilssen-Love – New Brazilian Funk
Alberto Pinton Sestetto Contemporaneo – Layers
Jessica Pavone – In The Action
O-Janà – Inland Images
Rustin Man – Drift Code
Fred Frith Trio – All Is Always Now (3cd)
Eskelin Weber Griener – The Pearls
Roberto Fega – Echoes From The Planet
Liebman, Rudolph & Drake – Chi

Lucrezia Ercolani

Questo mi è sembrato un anno meno segnato dalle mode rispetto a quelli scorsi. L’album di Nick Cave è una spanna sopra a tutto il resto, per la profonda verità dei sentimenti che è riuscito a condividere con il mondo. I Lightning Bolt sono tornati con un lavoro incredibile, che detta una svolta nella loro discografia (less fast more hard, per sintetizzare). Lingua Ignota è stata un piccolo caso, per la sua musica ma anche per la forza del personaggio. Oltre a lei e alle altre tre nella playlist, diverse musiciste si sono distinte per la qualità dei loro lavori (fuori dalla lista ci sono anche Caterina Barbieri, Holly Herndon, Jenny Hval) e questo è di sicuro un buon segno. Carenti le uscite “nostrane”: tra i fenomeni più interessanti c’è sicuramente M¥SS KETA, dall’underground romano voglio citare i dischi di Path & Collatino Goddam, Minus Hero, Il Giardino Violetto, System Hardware Abnormal, Education.

Nick Cave – Ghosteen
Lightning Bolt – Sonic Citadel
Lingua Ignota – CALIGULA
Matana Roberts – Coin Coin Chapter Four: Memphis
Deafkids – Metaprogramação
Kim Gordon – No Home Record
Swans – Leaving Meaning.
King Midas Sound – Solitude
Chelsea Wolfe – Birth Of Violence
Storm{O} – Finis Terrae

Borys Catelani

Ammetto di essere regolarmente in ritardo e in rincorsa sulle nuove uscite, sia a causa della loro mole che di quella del materiale, invece, datato, a cui mi dedico con munificità equamente divisa fra scoperte e conferme. Così può capitare che Chained To Hell dei Deathhammer sia uno dischi metal che ho più apprezzato nel 2019, anche se stampato nel 2018. Limito al metal le mie considerazioni, visto che è la musica di cui scrivo su The New Noise in genere, quindi calmerò i miei facili entusiasmi per il nuovo 7″ dei Genocide Organ o per la ristampa della colonna sonora di “The Third Man”. In generale, il 2019 metal è stato tremendamente pieno di dischi, mi sembra che ogni anno la quantità di musica prodotta si accresca sempre di più, la piazza è talmente affollata che i volti meno noti faticano a farsi notare nonostante i meriti. Ecco che viene naturale vincere facile e giocare sul sicuro. Vale spesso, lo ammetto, anche per me. Detto questo: ottimi ritorni di grandi nomi come Darkthrone e Toxic Holocaust, nomi un po’ più piccoli come Enforcer (nonostante una mia recensione tiepidina mi sono dovuto ricredere), piene riconferme dai sotterranei più rudi (Nekrofilth, Apokalyptic Raids, Bat), piacevolissima sorpresa i Profetus e i redivivi Holocausto. Devo ammettere che non ho incontrato nessuna nuova uscita di puro death metal che mi abbia fatto saltare dalla seggiola quest’anno, tanti bei dischi, ma niente di sconvolgente. Ecco quindi l’unica ristampa in top ten per onorare il genere: il primo disco dei polacchi Betrayer. Discorso a parte il ritorno dei Manowar: non siamo nemmeno vicini ai livelli incommensurabili di Hail To England, ma neanche a quelli di Warriors Of The World. Però, i Manowar, come qualcuno saprà, non sono un gruppo ma una religione, io mi reputo credente e praticante e non vorrei compiere peccato mortale escludendoli. In ordine alfabetico, quindi, i dieci dischi che ho avuto più piacere di comprare nel 2019:

Apokaliptic Raids – The Pentagram
Bat – Axestasy
Betrayer – Necronomical exmortis
Darkthrone – Old Star
Enforcer – Zenith
Holocausto – Diario De Guerra
Manowar – The Final Battle I
Nekrofilth – Worm Ritual
Profetus – The Sadness Of Time Passing
Toxic Holocaust – Primal Future

Daniele Zennaro

Deafkids
Deafkids

Nel 2019 ho scritto pochissimo per diverse ragioni che non sto qui ad elencare, motivo per il quale la maggior parte di questi titoli non li ho neanche recensiti. Come già è stato detto sopra, ogni anno esce troppa roba e queste classifiche di fine anno servono solo a ricordare cosa ci siamo persi e non tanto quello che abbiamo ascoltato. Il premio di disco più bello va ad un artista non metal come Rome, seguito poi da Funereal Presence (cioè ½ dei Negative Plane), con Bölzer e Teitanblood più o meno a pari merito. Il resto della playlist sono dischi molto validi che ho gradito più o meno tutti nella stessa maniera e che vi invito ad ascoltare. Outsider: Nick Cave già nominato da Lucrezia e LO VE di EGreen e Nex Cassel, chi mi conosce sa bene come ormai il rap occupi una parte non indifferente dei miei ascolti, almeno in questo periodo dell’anno dove fa più freddo, piove e si rimane imbottigliati nel traffico ancora più facilmente.

Rome – Le Ceneri di Heliodoro
Funereal Presence – Achatius
Teitanblood – The Baneful Choir
Bölzer – Lese Majesty
Denial of God – The Hallow Mass
Sacrilegia – The Triclavian Advent
Capilla Ardiente – The Siege
Flamekeeper – We Who Light The Fire
Deafkids – Metaprogramação
Yacopsae – Timeo Ergo Sum

Pier Marco Turchetti

Nella seguente lista, contenente dieci dischi usciti nel 2019, si è seguito un criterio di valutazione a più valori. In primo luogo, si è trascelto un gruppo di incisioni di nomi storici, noti o di prestigio, al fine di fornire il grado di luminosità del firmamento discografico dell’anno, con il risultato che occorre constatare come l’attuale momento transizionale abbia indotto ad esiti non sempre fulgidi, ed in generale sia da inscriversi entro una tendenziale ricerca di stabilità stilistica, se non addirittura di rassicurazione declinata al passato. In secondo luogo, si è deciso di toccare ambiti musicali diversi (rap, big beat, metal, jazz) per assumere un orizzonte visuale il più ampio possibile. Infine, non si è valutata soltanto la singola uscita del gruppo, ma la relazione di continuità o di discontinuità rispetto alle precedenti release ed il rapporto con l’humus musicale del genere afferente.

Metal/Deathgrind: Cattle Decapitation, Death Atlas

Rap / Hip Hop: NAS, The Lost Tapes 2

Electronic/Big Beat: The Chemical Brothers, No Geography

Jazz:

Simon Nabatov Quintet, Last Minute Theory
Fred Hersch & The WDR Big Band, Begin Again
David Torn – Tim Berne – Ches Smith, Sun Of Goldfinger
Vijay Iyer – Craig Taborn, The Transitory Poems
E.S.T, Live in Gothenburg
Enrico Pieranunzi Trio, New Visions
Greg Ward (presents Rogue Parade), Stomping Off From Greenwood

 

Diego Favrin

L’album del 2019 è senza dubbio quello di Nick Cave, non perché lo dico io, anzi a me non piace, ma sono troppo stupido per capirlo, quindi è un motivo in più per dar ragione alle decine di siti e di riviste che danno Ghosteen al primo posto.

Questi invece sono i miei pallini, in rigoroso ordine ad minchiam, di solito la lista la faccio a gennaio, ma qui nel web i tempi sono stretti e la guerra dei click è “sangue e merda”, per dirla alla Rino Formica…

Yao Bobby & Simon Grab – Diamonds

Disco franco/inglese sul Togo e sul traffico di diamanti. Denunciare ballando come dei pazzi, del resto a che serve denunciare gli scandali africani di presidenti discutibili incazzandosi per niente? Tanto vale ballarci sopra.

dTHEd -Hyperbeatz vol.1

Anni di ricerca e conoscenza per arrivare a un prodotto magnificamente prodotto. Non lo faccio sentire agli amici bristoliani che fanno un “rock elettronico”, sennò poi si deprimono, smettono e diventano homeless. Mi bastano già le due ore e mezzo che ci mettiamo ogni sera dei weekend a fare il giro in centro per sfamare quelle centinaia che ci sono, ora avvolti in comode tendine fatte di carta da forno et similia.

La Tosse Grassa – Ciao Darwin

Le chiese si svuotano, i live del Porcoddio del Degrado si moltiplicano, al suo passaggio si aprono le acque, e pure le chiappe delle fans adoranti. Unico vero erede di MGZ e Le Signore.

Consumer Electronics – Airless Space

L’immarcescibile Philip Best si sveglia ancora oggi ogni mattina a quasi quarant’anni dai suoi Whitehouse con la sana intenzione di fracassarci timpani e coglioni. Da un paio d’anni ha reclutato pure una moretta piccola e secca che sputa le tonsille come se non ci fosse un domani. Che infatti non c’è. “We The Makers” è l’inno perfetto per i lavoratori di questa generazione, per i millennials al primo impiego.

Giant Swan – Giant Swan

Sono impantanato da giorni col report del loro live al Loko Club dello scorso weekend… Non mi piace quello che sto scrivendo su quel sabato notte, quindi ne parlo qui e solo del disco, dato che ogni loro live è completamente improvvisato (me lo ha confermato lo stesso Robin Stewart qualche giorno fa, un attimo prima di ubriacarsi completamente al live di Best Available Technology), e quindi diverso ogni volta da sette anni ad oggi. Idem per il loro set successivo con Metz e IDLES a Londra.

Robin, io penso che questo vostro debut-album sia il disco che i Chemical Brothers stanno cercando di fare da almeno dieci anni, senza riuscirci affatto
Diego, mi hai fatto uno dei più grossi complimenti di questo periodo, grazie veramente.

Prison Religion – Beachhead

Dei nuovi Death Grips per ora autoincatenatisi in scantinato? Ho paura ad aprire quella porta, non so voi…

Lingua Ignota – CALIGULA

Ne ho già parlato su The New Noise, aggiungo solo che sono riuscito ad ascoltarlo due volte per intero senza pause, la prima sono stato a letto con l’influenza per due giorni e mezzo, la seconda ho vomitato aria e tosse. Pensate lei a farlo, questo disco autobiografico ma che dà voce a milioni di donne, cosa ha dato e provato.

Chevel – Sample Pack

Questo non è un disco, è musica liquida, sono quasi 2 gigabyte di dieci anni di file musicali di Dario Tronchin aka Chevel, cioè uno dei musicisti elettronici italiani più famosi all’estero.
Sono tutti no-copyright, fatti apposta per farne dei mattoncini Lego nella vostra testa e console.
Stupitevi e stupitemi.

Harrga – Heroiques Animaux De La Misere

I lettori di The New Noise ne sanno già da mesi dei primi vagiti dei miei amici bristoliani Dali e Miguel. Ora ne sanno anche quelli di The Quietus (e dico The Quietus, no bullshits…) dopo averli visti al #14 tra i Top Album del 2019.

Kinlaw & Franco Franco – Mezzi Umani Mezze Macchine  

Madonna questa lista pare il sommario di un’edizione di Studio Aperto! Scandali e violenze in Africa, l’immigrazione clandestina e non, la violenza sulle donne, il mondo del lavoro e del consumismo sfrenato. Ora quindi, come in ogni edizione del TG, è il momento di parlare di fica. Eseguono il genietto bristoliano Hamish, che di giorno fa il grafico e di notte pesta durissimo e creativissimo sulla sua console, con la faccia di chi sta facendo una serata karaoke sugli Abba, e il tosco-napoletano Franco, che fa rappare agli inglesi le uniche parole in italiano che sanno, di cui ovviamente ignorano il significato.

Bonus track: “Greta sings Swedish death metal”

Cercala su YouTube. Come smontare in un colpo solo death metal più prodotti commerciali in carne ed ossa dall’innocenza con credibilità a livello Made in China.

 

Fabrizio Garau

Odio le playlist e odio chi le fa. Per me questo è l’anno di Kevin Martin (non è la prima volta che è il suo anno), che finalmente ho intervistato, con mia enorme soddisfazione: King Midas Sound, album solista personalissimo, Zonal con Justin e Moor Mother.