WITNESSES, To Disappear And To Be Nothing / Everything Is Worse

Witnesses è un progetto voluto da Greg Schwan, musicista residente a New York e già autore di due album autoprodotti, con i quali aveva esplorato lidi sospesi tra ambient e sperimentazione. Quei due lavori (intitolati semplicemente I e II) mostravano una marcata enfasi su atmosfere rarefatte e nondimeno il desiderio di plasmare composizioni allo stesso tempo evocative e stratificate nel loro inglobare influssi differenti dovuti al ricorso al violino di Suvo Sur e al sassofono dell’ospite Jørgen Munkeby (Shining). A partire da II si assiste alla collaborazione con il chitarrista Matt Kozar e su To Disappear And To Be Nothing con il cantante Kody Ternes e Mark Zonder (Fates Warning, Warlord…) alla batteria. In quest’occasione avviene inoltre un importante ampliamento della visione artistica dei Witnesses, ora dediti a sonorità doom in cui permane comunque quella pacatezza caratteristica delle loro precedenti registrazioni. I brani offerti si inseriscono in un contesto affine all’epic doom più malinconico, che molto deve alla scena europea degli anni Novanta. La produzione riveste un ruolo di primaria importanza in quanto si denota un raggiunto equilibrio tra la necessità di mantenere in evidenza le chitarre pur concedendo spazio agli altri strumenti. Anche nei testi poetici dei Witnesses c’è questa ambivalenza dovuta alle tematiche intimiste e alle eccellenti linee vocali, che sanno essere fragili se non enfatiche nei frangenti più indicati. Ogni elemento si incastona a perfezione nell’insieme e contribuisce a rendere memorabili episodi che scavano nel profondo, facendo propria quell’intensità che a suo tempo contraddistinse poche ma fondamentali formazioni dedite a questo impareggiabile genere di musica.

Everything Is Worse è un nuovo singolo dei Witnesses, in origine nato insieme ai brani di To Disappear And To Be Nothing e concepito per fare parte di quello stesso album. Riprende il discorso interrotto dal brano di chiusura “When A Dark Age Comes, Hold The Light Inside”, sintetizzando gli elementi d’atmosfera di I e II all’interno di un discorso maggiormente improntato verso il doom e (in questo caso) il post-rock. Trattandosi di una traccia più complessa rispetto a quelle presentate finora, si apre a molteplici chiavi interpretative e mostra una coralità prima appena percepibile. La malinconia è ancora presente, ma raggiunta per mezzo di trame sonore in cui vengono inglobate sfumature provenienti da una più vasta gamma di mondi sonori. Potrebbe essere definita una suite per la modalità circolare con cui presenta determinate soluzioni stilistiche aggiungendo il contributo dei differenti strumenti, parallelamente a uno sviluppo grossomodo in crescendo. Vi sono comunque alcuni frangenti di rottura quali influssi ritmici di chitarra riconducibili al (post) black metal e conseguenti aperture soliste nelle quali torna preponderante la componente evocativa e cinematica che aveva caratterizzato I e II. Everything Is Worse rivela ancora una volta il desiderio di non fermarsi ai traguardi raggiunti e di realizzare musica sincera, che provenga dal cuore.