LOW, HEY WHAT

HEY WHAT, i Low hanno sfornato un altro ottimo disco. È il terzo album di fila, sempre per Sub Pop, prodotto assieme a BJ Burton, già al lavoro con Bon Iver e James Blake, ed è il tredicesimo nel quadro di una carriera avviata negli anni Novanta. Senz’altro i coniugi Alan Sparhawk e Mimi Parker – stavolta senza Steve Garrington a basso e tastiere – hanno trovato una formula ideale e la stanno replicando, ma fanno bene perché è una formula perfetta. L’inquietante crepitio elettronico filo-industrial e le distorsioni varie e assortite restituiscono le increspature di questi giorni contemporanei, mentre le linee armoniche lanciano il gospel verso la pura trascendenza, per quello che è slowcore aggiornato al presente o per meglio dire una fusione di caos e armonia, tanto minimale quanto stratificata, tanto fantasmatica nell’evocare la tradizione quanto coraggiosa nel spalancare la finestra sulla sperimentazione, che stende di nuovo al tappeto per la sua cristallina bellezza.

Slegati da qualsivoglia scena o contesto che non sia il loro e soltanto il loro, nel proseguimento di quella che potremmo quasi azzardare una trilogia, nel notturno fluire delle dieci tracce in scaletta, ai due riesce tutto facile e in assoluta simbiosi (esistenziale, religiosa, vocale), almeno così parrebbe. Riesce facile la fuga lynchiana in groppa ai candidi destrieri di “White Horses”, l’attesa rarefatta di “I Can Wait” e l’epicità elegiaca della correlata “All Night”, la mesta navigazione di “Disappearing”, le lacrime e le preghiere tra avant-rock e nu-R&B di “Hey”, la classicità squarciata dai riverberi digitali di “Days Like These”, la ballad da Sigur Rós del Minnesota di “Don’t Walk Away” e i riff processati dalla tristezza noise della concisa “More”, sino alla chiusura dei conti di “The Price You Pay (It Must Be Wearing Off”)”. In generale meno sincopato e abrasivo del suo predecessore Double Negative del 2018, sempre e anzi ancor più contraddistinto da un afflato fortemente spirituale, HEY WHAT è l’interferenza dell’anima dei Low sulla vacuità circostante. E, sai cosa?, un altro ottimo disco.