JAMES JONATHAN CLANCY, Sprecato

I fiati, soffi leggeri di Kyle Knapp e la voce di Jonathan: tocco chiaro, leggero, una chitarra ariosa in primo piano. Castle Night / My tender / To be heard / To be held. Non ci sei / fuori specchio / a vista / ma distante. Inizia così Sprecato, primo album solista di un musicista, produttore e discografico che di anno in anno sembra sempre più essere a fuoco nel suo operato. Temevo, visti i singoli usciti prima dell’album, che me lo avessero un po’ “bruciato”, invece ho avuto una luminosa sorpresa, prodotto insieme a Stefano Pilia con l’accompagnamento da musicisti sopraffini quali Enrico Gabrielli, Francesca Bono, Andrea Belfi, oltre allo zoccolo duro della band con Dominique Vaccaro alle chitarre, Andrea De Franco aka Fera ai synth e il già citato Kyle. Necessario citarli tutti per rendere l’idea di un album complesso, composito, costruito ma fruibile in maniera molto morbida. James Jonathan Clancy sceglie infatti dei toni accoglienti, portandoci su “Precipice” mantenendo un equilibrio apparente, giusto un leggero rollìo perfettamente calibrato. Avanzando con l’ascolto sono i paesaggi intorno al nucleo a conquistare. Il moto elettrico tra il baritonale e il falsetto a bassa battuta di “A Worship Deal” risveglia le immagini balzate ai primi ascolti, quasi un’immersione dei Two Pale Boys insieme al sommo David Thomas in un fumoso jazz club. Sprecato ha dalla sua un’intensità, un carattere e una linea che sembrano andare in profondità. È un disco maturo, torbido come un buon whisky, che con poche mosse stordisce, come con una “Fortunate” magnetica. Si potrebbe dire che Jonathan è in viaggio, immerso in un paesaggio a tratti ombroso, in grado di forgiare i brani che giungono a noi sgrassati da qualsiasi orpello, con il sax che sembra essere il faro attorno al quale la sua voce viene irrimediabilmente attirata. Una voce che da vent’anni risuona in diverse situazioni e progetti e che qui, con maturità e calore, ci fa capire che, forse, il meglio deve ancora arrivare. Intanto, qui di sprecato non c’è nulla anzi, si tiene tutto e lo si farà girare parecchie volte, ne siamo certi.