Buss: Kras’n’roll

Questa volta gioco quasi in casa: sono in Carso a intervistare tre ragazzi che vivono lungo un confine impossibile da fissare, imbevuto di sangue, difficile da abitare e inassimilabile a Trieste, perché questa gente è troppo autentica, selvatica e libera per spegnersi in una città di vecchi stronzi e ricchi che vivono di rendita. Per questo, mentre arrivo all’unico bar del loro paese, penso a quanto sia ovvio che suonino rock’n’roll, se non qualcosa di ancora più terribile e animale, tra l’altro chiedendomi come mai qui non sia mai nato il gruppo black metal definitivo, tra grotte, riti satanici, bora e morte.

Aroused, primo full length dei Buss, è uscito l’11 novembre per Rocket Panda, altra realtà locale imparentata coi romani di Heavy Psych Sounds, impegnata – dopo i vari lockdown – anche a far arrivare  qui un po’ di band del giro stoner e psichedelico (penso ai Nebula ad agosto, chiamati a battezzare il nuovo Stonerkras Fest e per i quali i Buss hanno aperto). Otto pezzi che partono dai Sabbath, esplorano i Settanta “minori” e si allacciano ai Novanta in vari modi. Pure qui siamo al confine, perché a seconda di dove metti piede trovi i Motörhead o i Blue Cheer, lo stoner ma anche il grunge. Anche se senti che sanno suonare bene, che si divertono con qualche assolo, è evidente che “hanno i riff” e che non vogliono perdere freschezza e prenderti subito a schiaffi senza girarci troppo intorno. Quali pezzi passerei nella mia radio, se solo ne avessi una, dato che una volta questi tre sarebbero passati per radio? “Canned Fear” e “Pistol Shrimp”, per “la pacca”, per come crescono e forzano le casse dello stereo, forse per quella punta di doom in più, senza dimenticare l’introduzione psichedelica della seconda. Ho poi un debole per la cover di “Mint Julep” di Agostino Arturo Maria Ferrari, in arte Nino Ferrer: diventa a tutti gli effetti un pezzo dei Buss, il che ci dice quanto abbiano saputo piantare saldamente le radici nel passato, motivo per cui forse non cadranno giù al primo smacco.

Segue intervista tradotta dal dialetto locale, dato che parlarci in italiano ci è sembrato stupido e irreale dal minuto zero. Per fortuna sono stati gentili e non hanno mai switchato – come solo dalle loro parti si riesce – attaccando qualcosa in sloveno, di cui conosco forse tre parole. Io, comunque, sto coi Buss, se non fosse chiaro.

Come avete formato il gruppo?

Patrik (chitarre): Eravamo alle superiori, io non conoscevo Ivan (batteria, ndr), non avevo proprio idea di chi fosse, ma aveva un giubbotto di pelle e gli ho chiesto se ascoltava rock’n’roll. Partito tutto da lì. Abbiamo fatto un gruppetto a cazzo con un altro bassista, e non andava. Erik suonava già e abbiamo continuato con lui. Prima cover, poi roba nostra.

A Trieste non c’è una scena, questo lo sappiamo noi e però magari non chi ci legge: siete cani sciolti o dalle vostre parti esiste qualche altra band da cui avete imparato qualcosa o scambiato date, sale prove?

Ivan (batteria): Sia io, sia Patrik abbiamo suonato in periodi diversi nei Love Guns, una cover band che poi è andata come sempre a puttane. Non siamo proprio cani sciolti: mio fratello suona coi Billy Clubs (gran gruppo punk’n’roll, pare di sentire i Bulemics, ndr) e da loro abbiamo preso molti spunti per il nostro modo di lavorare e di fare. Per un periodo eravamo in sala prove coi Tytus (qui basta questo link, ndr), seguivamo le loro date…

Patrik (chitarre): Più che dai Tytus abbiamo imparato dai Pork Chop Express (band dal nome preso da chi-sapete-voi con/di uno dei Tytus, credo ora inattiva, probabilmente più blueseggiante, ndr). Noi cerchiamo di avvicinarci a questi gruppi. Sono ancora i nostri idoli.

Ivan: Non pensiamo di essere ancora al livello di queste band. Per noi è come parlare dei Nebula, ai quali tra l’altro siamo andati a rompere i coglioni in più date per sapere come facevano.

Grazie per aver parlato di questi gruppi, è bello sapere che esiste tutto questo sottobosco.
Ripassiamo a voi. Non essendo io un tecnico, ve la devo chiedere: una delle prime foto che vi siete fatti è con dietro gli amplificatori Orange…

(risate generali, ndr)

Ivan: E non erano manco i nostri!

Sono un membro aggiunto del gruppo?

Ivan: Oddio, non siamo i Sunn O))) che senza gli ampli Sunn non fanno un cazzo. Non ci basiamo sul suono che facciamo. Ci basiamo su musica e arrangiamento.

Patrik: Però c’è stato un periodo di ricerca infinito. Abbiamo sputato sangue per pagare gli ampli.

Erik (basso, voce): Stiamo ancora sputando.

Patrik: Noi, anziché viaggiare o cercare donne, ci compriamo gli ampli. C’è stata una ricerca. Ci siamo evoluti anche grazie a questa cosa. Quando abbiamo attaccato il pedale fuzz è arrivato il nostro primo pezzo. Contano di più le canzoni, comunque. La scrittura, l’arrangiamento…

Vero. Certi gruppi sono più il pedale che schiacciano che le idee che hanno.

Ivan: Che poi dipende. Gli Hobos, per dire di una band del Nordest, hanno pedale HM-2 a manetta, ma fanno una roba loro, non death metal. Noi siamo anni Settanta ma cerchiamo di avere un nostro carattere.

Avete detto anni Settanta, quindi il tema adesso è “Black Sabbath”. La mia idea per voi era il gioco “preferito dei Sabbath (ovviamente la risposta giusta sarebbe tutti) e perché”.

(Ivan la prende molto sul serio, ndr)

Ivan: Cadiamo sempre su Vol. 4 o Master Of Reality. Non si può sapere. Io giro tra uno e l’altro, di continuo. Però, cazzo, Sabotage. Poco ascoltato, perché ci si ferma su Vol. 4 o Master Of Reality. Non si può però decidere.

Patrik: Tutti i gruppi stoner nelle interviste negano di ascoltare i Black Sabbath. Io dico che noi abbiamo preso ispirazione da lì. Il mio preferito, anche se Ivan mi ammazzerà, è Paranoid.

Buttalo via…

Erik: Io apprezzo soprattutto il primo. Penso a “The Warning”…

Ivan: Il mio pezzo preferito, invece, è “Under The Sun”, l’ultimo di Vol. 4.

Patrik: Ma possiamo parlare di un gruppo che forse per assurdo ci ha ispirato più di tutti gli altri? I Leaf Hound.

Andate.

Ivan: Gruppo nato nei Settanta. Soliti gruppi che spariscono e ricominciano 20-30 anni dopo perché sono diventati fighi e capiti tutto d’un colpo.

Patrik: Ci hanno aperto la testa. Più dei Sabbath, perché erano più semplici, diretti.

Senza passare la vita a parlare di altri gruppi, vorrei finire dicendo che voi avete un piede negli anni Novanta…

Patrik: Kyuss.

Ivan: Karma To Burn. Il primo dei Mudhoney: se non è Vincebus Eruptum dei Blue Cheer parte 2…

Erik: Nessuno è d’accordo con me qui, ma Alice In Chains. Soundgarden…

Ivan: Soundgarden, cazzo! Troppo scontato citare, invece, altri classiconi dello stoner.

Patrik. Aggiungiamo i Kula Shaker. Importanti per le nostre parti “prog”.

Erik: E sia io, sia Ivan siamo cresciuti con le radio di “Grand Theft Auto”.

Ivan: Una bomba dall’inizio alla fine! Pubblicità comprese!

Ho apprezzato molto la copertina di Aroused. Quelle dita.

Erik: Avrò fatto la foto per caso in terza superiore a una mia compagna di scuola. Ci ho messo due filtri sopra quando cercavo la copertina, l’ho mandata a Patrik e bam! Posizione delle dita stramba e innaturale.

Patrik: Come ci piacciono i Black Sabbath, ci piacciono le ragazze. Secondo noi quella è la mano di una tipa aroused, come noi quando facciamo musica.

Quale è il primo pezzo del disco che avete messo on line e perché?

Ivan: “Canned Fear”. Il pezzo più heavy che abbiamo e più catchy nel ritornello.

Patrik: Ha anche un lato doom che non avevamo ancora mostrato.

Ivan: Sull’ep fatto prima di Aroused eravamo più marci, più punk.

Ma infatti. Ok Black Sabbath, doom, stoner, però voi avete sempre questo tiro rock’n’roll…

Ivan: Ma perché i Sabbath non sono rock’n’roll?

Sì, tipo “Sabbra Cadabra” potrebbe essere vostro.

Erik: Questo siamo.

Come scrivete i pezzi? Tutti insieme?

Patrik: Ci becchiamo io e Ivan. I pezzi arrivano da me e lui che jammiamo. Poi arriva Erik che dice due cose che sembrano stronzate e invece alla fine sono belle. Arriva tutto dalla sala prove.

Quando provate?

Tutti: Quella seria il giovedì!

Patrik: Alcune delle nostre cose migliori sono uscite di domenica, quando ci trovavamo in sala prove perché dopo sabato stavamo così male da non poter far altro.

Domanda che faccio a tutti gli “esordienti”. Proverete a suonare in giro? Proverete a mettere dieci date di fila una dietro l’altra?

Ivan: Per questo Rocket Panda (l’etichetta, ndr) ci aiuta un sacco. Quest’estate siamo finiti a Pietra Sonica e Stoner Kras. Il 18 apriamo ai Black Lung. Stiamo lavorando su una cosa a più tappe. Tu vai in studio perché poi puoi andare in giro a suonare. Questa è la roba figa del tutto. Abbiamo i cd, adesso, e anche le magliette. Nere e color “rosso teràn” (vino rosso terribile delle loro/mie parti, ndr).

Chiudo con una cosa che non sanno tutti. Come avete deciso il nome?

Ivan: La mamma di Erik se ne esce con internet, “Urban Dictionary” e “buss”, cioè come gli hawaiani dicono che sono troppo ubriachi per guidare la loro macchina e dunque serve il mezzo pubblico (made in Carso fino alla fine, ndr).