Ogni mese un pezzo di Tim Holehouse: a maggio è il turno di “Animal”

I’m not an animal
I’m not a beast

My friends I will not eat
Your fruit don’t fall
From my tree

My friends I tell you, I will not eat you.

Animal

What you put on your plate Is your own choice
But fish smell bad
When they are taken from the sea

(I’m not the) Animal

Ok, ok, ok Tim!

“Animal” rispecchia la scelta etica ed alimentare di Tim, ma in maniera sporca, cruda, lasciando intravedere sotto la sua scorza l’umanità che abbiamo imparato a conoscere e amare in questi mesi. Lo fa con un rombo dietro le spalle che sembra preso paro paro dai party alimentati dai generatori lì, appena fuori il Rancho della Luna, dove le presenze di un suono che si faceva rombante e spiritato sono ancora potenti.

Due minuti e poco più, urla, pelli e batterie lontane che si fanno sentire, una chitarra marcia e dura, facendo andare tutto in vacca.
La schiettezza di Tim arriva e ci prende a schiaffi, senza troppi giri di parole.

Siamo tutti dannati animali, chi più chi meno, pronti a sgozzarci l’un l’altro?

Non credo proprio, ad alcuni bastano un amplificatore, un batterista e refoli di vento e sabbia.

Siamo al quinto brano ormai, la linea comincia a delinearsi ed è bello cercare di indovinare dove andremo a finire nella vicina estate.