La vita ti divora: due performance di Mika Vainio (con “bonus track”)

Vainio muore in Francia ad aprile 2017, quando ha 53 anni. I Pan Sonic sono già storia, mentre il suo percorso solista prosegue ad alti livelli. Grande la sua influenza – visibilissima negli anni Dieci – su tanta musica: Emptyset e Franck Vigroux sono solo la punta di un iceberg gigantesco. Inevitabile, per questo motivo, che ancora adesso esca materiale postumo, per quanto spero che la finiscano tutti presto.

Gennaio 2021: di lui ora possiamo comprarci 25082016235210179 – Live at Berlin Atonal (tenutosi nel 2016) e Last Live (il nome dice tutto, era il 2 febbraio 2017 e si trovava a Ginevra presso il Cave 12). Nel primo caso a pubblicare è proprio la macchina Berlin Atonal, nel secondo Editions Mego, che è l’etichetta per la quale sono uscite le cose migliori a suo nome, almeno secondo me. In entrambi l’artwork deriva dalla rielaborazione di immagini appartenenti agli “archivi” di Mika, che – sempre per evitare che un giorno ci venga a noia – spero non siano giganteschi come quelli di Prince.

Rifiuto del digitale, fisicità, crudezza, rumore e gestione magistrale dei silenzi: questo era Vainio. Fossi stato al Kraftwerk di Berlino nel 2016, mi sarei certamente divertito. C’è un momento preciso di questi quaranta minuti che tutti ci ricorderemo, cioè quello in cui una lama ci taglia la testa a metà, partendo dall’orecchio destro: il suono è quello di una sega circolare che si apre un varco nell’acciaio, non riesco a descriverlo meglio. All’inizio ci sono anche un paio di minuti atmosferici che non potranno non piacere a i fan. Va detto, però, che ci sono un po’ troppi frangenti pseudo-glitch piuttosto debolucci, un po’ troppa interlocuzione.

 

Su quanto registrato a Ginevra ha messo le mani “l’élite”: editato da Stephen O’Malley e Carl Michael Von Hausswolff all’EMS di Stoccolma, è passato anche per il mastering di Denis Blackham, mago di casa Touch già all’opera su altri album di quest’uomo taciturno. Sono saltati fuori quattro “movimenti” e, anche se non sono un tecnico, mi vien da pensare che forse tutti questi fuoriclasse abbiano selezionato alla grande: ci sono fasi in cui Vainio ci fa deliberatamente del male, altre in cui esplora lo spazio (interiore ed esteriore), ma tutto è sempre interessantissimo, teso, affilato. Dovendo decidere cosa comprare (perché non possiamo avere tutto, no? Non ci credo), prenderei Last Live.

Già che ci sono, credo che, se mi chiedessero cosa cercare del Mika Vainio del dopo Pan Sonic, risponderei certamente Through A Pre-Memory del progetto Äänipää (con Stephen O’Malley) e Life (…It Eats You Up) del 2011. Del primo disco abbiamo già parlato, ma del secondo no, dunque mi va di chiudere un cerchio.

Life (…It Eats You Up) fu l’esito scabro e scurissimo di un lavoro – nuovo per il suo autore – sulla chitarra, vista come sorgente sonora e anche che come strumento vero e proprio, direi, e integrata nel solito, spoglio equipaggiamento analogico. “In Silence A Scream Takes A Heart” è l’esempio migliore di come il finlandese ci sapesse fare col dualismo tra quel “Silence” (fatto di spazi vuoti) e lo “Scream”. Meglio sottolineare come non fosse scontato, nel 2011, ascoltare un Vainio così ambient, rarefatto, e libero dai battiti, che comunque c’erano: “Mining”, in un mondo giusto, sarebbe un tema che qualunque band industrial rock dovrebbe sviluppare per un suo disco, e non dimentichiamo che qui c’è persino una cover sui generis di “Open Up And Bleed” degli Stooges. Detriti, spuntoni acuminati e cavi elettrici scoperti stavano dappertutto, ma è “Conquering The Solitude” a vincere oggi qualche giro in più sullo stereo, soprattutto per come gioca sulla nostra percezione dei suoni. Difficile non menzionare anche la finale “A Ravenous Edge”, che dà l’idea di quanto cupo fosse quest’uomo.

Ferite profonde, abrasioni, paura: è la vita che ti divora.