KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD, PetroDragonic Apocalypse […]

Nel 2019 i King Gizzard, notoriamente una delle band più paracule della storia, esaudirono la fantasia più chiacchierata della loro fanbase: un album metal, dopo le strizzate d’occhio in Nonagon Infinity e Murder Of The Universe. In Infest The Rats’ Nest i sei di Melbourne riproposero una sorta di versione hipster dei Big Four del thrash-metal, il cui punto di forza era paradossalmente la produzione non-metal: basso e voci distorte, batterie molto asciutte in primo piano, chitarre fuzzose, praticamente una bestemmia per i manuali di produzione del thrash anni ’80. La scelta, invece, si rivelò vincente. Ecco il perché della voglia di tornare sul luogo del delitto con  questo PetroDragonic Apocalypse, album più coerente e meno dispersivo rispetto al gemello. Forte di un thrash-metal roccioso, saturo di riff elettrici e doppie casse indemoniate, la band è guidata dal solito Mick Cavanagh e dagli incroci chitarristici di MacKenzie e Joey Walker, ancora più certosini e ricamati. Anche Ambrose Kenny-Smith, chiamato a prestare la voce nel curioso rap di “Gila Monster”, non sfigura. Adesso i King Gizzard padroneggiano la materia e infatti qui e là si permettono divagazioni psichedeliche in odor di Tool. Purtroppo, i Gizz sono affetti da una logorrea incurabile (come testimonia anche il titolo chilometrico) e l’impressione dopo un po’ è che sia tutto un po’ troppo: testi troppo ripetitivi, troppi riff, troppe autocitazioni, minutaggio troppo lungo. Ma sono difetti minimi: se li ignorate, vedrete che PetroDragonic Apocalypse è un ottimo disco e l’indizio che tra tutte le strade che i King Gizzard hanno di fronte a sé, quella del metallo pesante potrebbe essere la giusta.