ESBEN AND THE WITCH

ESBEN AND THE WITCH

Su The New Noise si è parlato degli Esben And The Witch in diverse occasioni, non da ultimo in concomitanza alla pubblicazione di Nowhere. Siccome non ci siamo mai addentrati nel loro mondo tramite un’intervista, abbiamo deciso di farlo ora, ponendo a Thomas Fisher alcune domande inerenti il loro recente passato, ma gli albori di una band la cui proposta – tangenziale a differenti forme di espressione – sembra essere fatta su misura per noi.

Esben And The Witch è il titolo di una nota favola danese: siccome sono interessato alla lingua e alla cultura danesi, mi piacerebbe sapere in che modo l’avete scoperta e se coltivate un più profondo interesse per il folclore scandinavo.

Thomas Fisher (chitarre): Ci siamo imbattuti nella storia alcuni anni fa, quando io e Daniel stavamo cercando un qualche nome per il nostro progetto. In quel momento lo sentivamo appropriato, l’atmosfera e l’immaginario sembravano adatti. Dieci anni dopo è divenuto totalmente irrinunciabile, le parole stesse più di qualsiasi altra cosa. Siamo legati insieme ora.

I vostri testi sono ricchi di immagini poetiche, ma talvolta paiono raccontare una storia. Sono legati gli uni agli altri? Vi è  un tema comune sottostante?   

Ogni album che abbiamo realizzato in qualche modo ha un tema generale dal punto a livello di testi. Scriviamo prima la maggior parte della musica ed è in un secondo momento che inizia a emergere il “concept” delle parole. Rachel pilota molto questo processo, mentre nei primi tempi ognuno di noi ci metteva le mani, portando a un risultato complessivo in qualche modo caotico. Ritengo sia meglio avere una visione chiara. Per noi è importante che ci sia questa coesione.

Il contrasto fra linee vocali fragili e musica tendenzialmente pesante appare essere centrale nella struttura delle vostre composizioni. È qualcosa stabilito sin dall’inizio del processo creativo oppure è il risultato di un’evoluzione naturale, come il fluire della corrente di un fiume?

Ci siamo interessati alla giustapposizione di passaggi pesanti e fragili sin dal primo momento. È sempre stato qualcosa che volevamo esplorare. Credo che ponendo questi elementi in contrapposizione sia possibile amplificare entrambi. L’enfasi su uno e poi sull’altro è il fulcro di ciò che facciamo.

Le linee vocali di Rachel aggiungono pathos alle vostre canzoni e penso che la vostra musica sia la più adatta ad accoglierle. È stato complesso individuare la maniera migliore per farle esprimere al meglio e bilanciare i differenti aspetti della vostra proposta?

Può risultare difficile trovare il bilanciamento, in particolare dal vivo, quando dobbiamo assicurarci che sia perfetto. Per Rachel non è semplice riproporre le nuove canzoni, perché sono fisicamente estenuanti e costituiscono una sfida. Inoltre è stata dura trovare il giusto equilibrio componendo in una stanza piccola com’è la nostra sala prove. Vorrà dire che in futuro dovremo espanderci.

Credi che le parole completino lo scenario della musica oppure che quest’ultima possa essere apprezzata pienamente anche senza comprenderne il significato?

Mi piace pensare che la musica possa essere apprezzata anche senza comprendere ciò che viene detto, ma suppongo dipenda da chi ascolta e da ciò a cui dà importanza.

ESBEN AND THE WITCH

Apprezzo il fatto che le vostre canzoni siano come dei rituali e che allo stesso tempo abbiano un lato delicato e introspettivo. C’è una componente ossessiva eppure anche molta melodia. Nascono insieme quando provate, oppure aggiungete alcuni elementi alla fine del processo di scrittura in maniera tale da arricchire l’insieme?

Le canzoni vengono scritte in presenza di tutti gli elementi dinamici che concorrono a formarle. Se abbiamo un passaggio forte che segue a uno placido, li scriviamo insieme. Credo sia importante procedere in questo modo, aiuta le canzoni a scorrere nonostante ci sia una virata verso altro. Trapiantando in un pezzo sezioni diverse, alla fine si vede che è tutto cucito. Gli unici elementi che tendiamo ad aggiungere alla fine sono le parti di chitarra più atmosferiche e alcuni synth di Daniel. Sono cose che possono apparire non essenziali, ma che aggiungono profondità e sfumature.

La copertina di Nowhere è contemplativa eppure suscita emozioni quali angoscia una netta sensazione di solitudine. Cosa intendevate esprimere attraverso l’immagine scelta? È stata utilizzata pensando ai contenuti dell’album oppure è il risultato di un approccio estetico?

È stata realizzata pensando all’album e ai suoi contenuti. Dedichiamo sempre molte riflessioni alla grafica che accompagna la musica. È molto importante nella misura in cui incornicia ciò che le persone ascolteranno. Con la copertina di Nowhere desideravamo evocare una sensazione di pace che apparisse ultraterrena e non familiare. Fantastica ma al contempo reale. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto ricorso a un’immagine di noi tre.

I paesaggi e in generale la natura intorno a noi paiono ricoprire una certa importanza nei temi sottostanti la vostra musica. In che modo ritieni la riflettano o, al contrario, in che modo ritieni che la vostra musica rifletta i suoni e le sensazioni scaturite dalla natura che ci circonda?

I paesaggi sono sempre stati importanti. Negli ultimi anni sono serviti più come ispirazione astratta, si trattava di luoghi che avevamo visitato e che persistevano nella memoria. Gli ultimi due album sono stati composti e registrati in città e credo sia qualcosa destinato a cambiare per la prossima occasione. In passato abbiamo trascorso del tempo a comporre appartati, in luoghi rurali remoti e mi piace il modo in cui questi sono filtrati nella musica in maniera naturale.

A differenza di quello che alcune persone pensano, la musica heavy sta superando i propri limiti, abbracciando differenti linguaggi ed dunque evolvendosi. Qual è il vostro background come musicisti e ascoltatori?

Nessuno di noi possiede un reale background come musicista. Sono un pianista fallito e quando abbiamo iniziato come Esben And The Witch ero un novellino con la chitarra. Daniel ha suonato in una band prima del nostro incontro e la sua esperienza fu inestimabile quando formammo Esben And The Witch. Come ascoltatori abbiamo un sacco di gusti in comune e lo si può immaginare. I Godspeed You! Black Emperor sono la band che ci ha uniti agli inizi. Sono cresciuto ascoltando AFI, The Cure e Joy Division, che mi ritrovo spesso a rivisitare nel corso degli anni.

Mille grazie per il vostro tempo e pazienza. Sentiti libero di chiudere questa chiacchierata come preferisci…

Grazie per le domande ricche di spunti di riflessione, le ho apprezzate.