CHAOS ECHŒS, Stefan Thanneur

Riassunto delle puntate precedenti: i Chaos Echœs sono attualmente formati dai fratelli Kalevi (chitarre, voce) e Ilmar Marti (batteria, percussioni) Uibo, ex Bloody Sign (l’ultimo album dei Bloody Sign, uscito nel 2010, era intitolato Chaos Echoes); con loro il bassista Stefan Thanneur, che si occupa anche delle grafiche dei dischi, secondo me con grandissimi risultati. Quando mi sono occupato del loro esordio vero e proprio, Transient (Nuclear War Now!, 2015), ho scritto: si trovano in una specie di periferia death metal, forse un’Interzona, per usare la parola burroughsiana con cui i Chaos Echoes legano assieme una serie di improvvisazioni che attraversa la loro discografia (qui abbiamo la quarta, la quinta e la sesta). Ho aggiunto anche che non sono vincolati al loro sound/genere originario, che mollano e riprendono a seconda di quello che vogliono fare, non senza combinarlo col black. Nel 2017 mi sono trovato di fronte al mostro Mouvement (sempre Nuclear War Now!): non ci sono le “interzone” di Transient, cioè i frangenti più sperimentali, il che, unito al fatto che il primo pezzo del lotto è superaggressivo, lascia credere di trovarsi di fronte a una band avviata verso la normalizzazione. Non è così, però. Già con “As An Embraceable Magma Leading The Subliminal” (il titolista dev’essere lo stesso degli Esoteric) si slitta – sempre nel segno della dissonanza – dal vorticismo dei Portal e dei Deathspell Omega verso qualcosa di più vicino agli Aluk Todolo sinistri e ritualistici di Descension e Finsternis. La grande capacità di tessere atmosfere del gruppo non è scomparsa, ne è prova questa collaborazione con Mats Gustafsson, sassofonista free jazz molto conosciuto nel suo ambito, ma noto anche chi si ascolta roba alternativa, dato che ad esempio ha messo su i The Thing e Fire!, ha collaborato con gli Zu e in generale ha una potenza devastante che gli permette di raggiungere orecchie a cui magari del free interessa poco. Chaos Echœs e Gustafsson, in questo Sustain appena uscito per Utech, possono essere accostati agli Ascend come magmaticità: nonostante i primi abbiano passato le loro registrazioni al secondo, che poi ci ha suonato sopra le due parti, il disco è estremamente coeso e si mangia lentamente l’ascoltatore, tipo sabbie mobili.

Era diverso tempo che volevo capire qualcosa di più su di un gruppo apparentemente complicato: visto che qualcosa ho indovinato e qualcosa invece proprio no, quest’intervista servirà a tutti per inquadrarli meglio e dar loro una chance nel caso non sia stato ancora fatto.

Sustain

C’è una citazione di Wayne Shorter sul vostro Bandcamp: “To hell with the rules, I am going for the unknown”. Mi ricordo sempre di questa frase quando penso alla vostra band, perché penso sia molto adatta a voi. Dove l’avete trovata? Perché l’avete usata?

Stefan Thanneur (basso, grafiche): Kalevi (Uibo, chitarra, ndr) è arrivato con questa citazione. Non so come l’abbia trovata, ma siamo nel periodo in cui i Bloody Sign (la vecchia death/black metal band dei fratelli Uibo, ndr) stavano registrando il loro ultimo album Chaos Echoes. Era un modo intelligente per sottolineare il concept di quel disco. E siccome i Chaos Echœs si fondano sullo stesso precetto, pensiamo che non ci sia ragione per non usarla ancora. Riassume perfettamente la filosofia della band.

Come descriveresti il rapporto tra Bloody Sign e Chaos Echœs, visto appunto il titolo del loro ultimo album?

Puoi in un certo senso considerare quell’album come i Chaos Echœs allo stato embrionale. La band è nata da lì.

Leggere Burroughs non è stato facile per me, anche se mi piacciono alcuni scrittori influenzati da lui (Ballard, ad esempio). Ma mi intriga l’idea che ci siano delle “Interzone” in un disco. Chi ha preso il termine “interzona” e ha deciso di usarlo nei momenti in cui la band è nella fase “going for the unknown”?

Più o meno è stata un’idea collettiva. Stavamo facendo brainstorming sui titoli e sui concept, e uno di noi è uscito con questo termine generale per dare il nome alle nostre “tendenze atmosferiche”. Kalevi e io siamo grossi fan di Burroughs, dunque eravamo entrambi felici di pagare tributo in questo modo all’opera del vecchio Bill.

Il lavoro grafico dietro a ogni uscita dei Chaos Echœs è sorprendente. Molte persone hanno notato Transient anche per merito dell’artwork. Come funziona per voi? Tu disegni sketch quando state facendo l’album o aspetti che siano finite le registrazioni? Gli altri due sono coinvolti o è qualcosa che fai per conto tuo?

Non ho lavorato sui due album nello stesso modo. L’aspetto visivo delle cose è stato parte del processo creativo di Transient. Ricordo che disegnavo quando eravamo ancora in fase di scrittura, così da aiutare tutti quanti a focalizzarsi sull’atmosfera e sulle vibrazioni che volevamo per ciascuna traccia. Io dopo ho utilizzato queste prime immagini come base per le illustrazioni del booklet. Insomma, l’interazione tra suono e immagini è stata molto forte nel caso del primo album. Con Mouvement è stato diverso. Ho aspettato che finissimo la parte musicale, poi ho iniziato a lavorare sull’artwork. E mi ci è voluta almeno una mezza dozzina di copertine prima di trovare quella giusta. Di solito per me è una fase in cui mi muovo da solo, ma i fratelli Uibo sono sempre molto preoccupati da quest’aspetto della band e per esempio i miei discorsi con Ilmar sulla copertina di Mouvement mi hanno aiutato molto a vestirne la musica e realizzare quanto desideravo.

Transient

Avete pubblicato molto materiale realizzato prima di Transient. Mi è servito per capire come siete cresciuti e diventati capaci di registrare quel grande album. Come ti racconterò fra poco, anche Sustain per me ha un significato chiaro. Vorrei sapere invece cosa Mouvement significhi per la band, cos’avete ottenuto con esso. Sembra che abbiate cercato di essere più coesi e «in your face»…

Abbiamo sentito il bisogno di qualcosa di più diretto, focalizzato sull’energia. Ma dietro a questa volontà non c’era un piano concreto. Siccome la nostra musica è ricca di spiritualità e molto cerebrale, la gente tende a credere che tutto quello che facciamo abbia un significato nascosto o una strategia specifica, ma è più semplice di così. Noi facciamo proprio ciò che sentiamo. Noi desideravamo in effetti essere più coesi e «in your face», aggiungerei che volevamo ottenere qualcosa di più piacevole da suonare. Ci interessava lavorare intorno a concetti di metamorfosi, attorno all’impatto che l’esterno ha sul destino di ognuno di noi e sulle cose che si muovono e cambiano in modo quasi impercettibile. Questa è tra l’altro la ragion per cui le tracce “interzona” del disco precedente non sono state utilizzate a mo’ di interludi, questa volta. Credo che tutti questi vari aspetti contribuiscano a creare per Mouvement la sensazione di un pezzo dinamico e continuo.

Un album collaborativo Chaos Echœs – Mats Gustafsson ha assolutamente significato per me. Invisible Oranges lo ha definito “an unexpected pairing”, ma non sono d’accordo con loro (ho anche smesso di mangiare arance). Quello che non so è come sia partita questa collaborazione. Entrambi eravate già nel catalogo della Utech…

Abbiamo sempre voluto collaborare con musicisti di altre scene, sin dal primo giorno. Quindi, con questo pensiero e col fatto che, come dici, Mats era anche lui sul roster Utech, ho colto l’occasione per chiedere a Keith Utech se fosse interessato all’idea di pubblicare un progetto collaborativo tra Mats e noi. Per mezzo di qualche discussione via mail, Mats si è aggregato velocemente e il tutto ha preso forma. Abbiamo impiegato due giorni dopo le sessioni per Mouvement allo scopo di registrare delle improvvisazioni, e Mats ha registrato le sue parti pochi mesi dopo.

Mouvement

C’è qualche possibilità di vedervi dal vivo col sig. Gustafsson? Sarà presto in tour con gli Zu. Come tutti i jazzisti, suona sempre con persone diverse. Vi piace questa mentalità? Intendo, suonare sempre dal vivo con formazioni diverse, improvvisare molto…

C’è qualcosa nell’aria. Noi tutti vogliamo decisamente condividere lo stesso palco e portare questa nostra esperienza di fronte al pubblico, dal vivo.
Abbiamo profondo rispetto per il lavoro e la filosofia di Mats. E adesso che lo conosco, gli voglio bene e lo ammiro anche di più! L’essere in grado di collaborare con così tanti musicisti diversi sempre con quel talento e quella classe è proprio qualcosa di soprannaturale ai miei occhi. Ed ha sempre un atteggiamento così positivo… Più potere a lui!

Siete stati in tour con Portal e Impetuous Ritual. Vedo che siete spesso associate ai Portal, probabilmente per un comune approccio “eretico” al death metal. Questi paragoni vi infastidiscono?

Diciamo che non vedo chiaramente la connessione perché per me i Portal sono una band death metal e noi no. Ma sarebbe stupido non essere compiaciuti dall’essere paragonati ai Portal, semplicemente perché a tutti noi piace la loro musica. Il loro approccio artistico al death metal è rivoluzionario.

Nel corso degli anni, mi accorgo di aver ascoltato un sacco di band estreme francesi. Ad esempio ho una passione per gli Aluk Todolo. Alcune band estreme sono potenti, ma a volte sento che manca l’atmosfera… Sia voi, sia gli Aluk Todolo, invece, avete un dono: create atmosfere soprannaturali intorno a voi, avete il cosiddetto “feeling”, non vi limitate a dare qualche calcio nel culo. Siccome loro sono un po’ più vecchi di voi, mi chiedo se siano stati un’influenza iniziale per voi…

No, assolutamente. Di sicuro condividiamo alcune influenze e una certa visione creativa della nostra musica, e penso che entrambe le band si apprezzino reciprocamente. Ma secondo me le nostre musiche sono più diverse di quello che la gente pensa.

Ti ho già chiesto qualcosa sui prossimi tour, quindi adesso voglio giusto sapere quali sono i vostri prossimi obiettivi… 

Abbiamo già iniziato a pensare al prossimo album. Abbiamo il concept e una visione grezza della sua architettura. Abbiamo anche registrato alcune idee. Le cose si muovono con lentezza, in più direzioni, e questo è il momento per l’inaspettato. È una fase molto entusiasmante dal punto di vista creativo.