MONTANA + TERENZIO TACCHINI , 9/11/2013

Montana

Terenzio Tacchini è un po’ il trait d’union di questa serata al Glue-Lab: sua l’apertura con il progetto omonimo, suo il compito di dar voce alla chitarra durante l’esibizione dei Montana… una sorta di tour de force per il musicista tra l’altro impegnato anche con i Barbacans (che qui sono passati di recente). La one man band lo vede alle prese con chitarra, batteria e armonica, in un set di blues arrabbiato e sporco quel che basta a renderlo punk nell’animo. Con una testa di tacchino in legno a sormontare la cassa, Terenzio suona brani che uniscono vari ingredienti a rendere la maratona bluesy ricca di cambi di rotta e energia in caduta libera. Il tiro è quello giusto, la voce e la chitarra colpiscono il bersaglio senza fatica e non si può fare a meno di restare coinvolti dal piglio garage che ammanta i brani, in un continuo gioco di richiami e cambi d’umore che rende il tutto vivo e pulsante. Dopo di lui, che come anticipato tornerà sul palco, i Montana presentano il nuovo disco Debuttanti e si portano sulle spalle i postumi di una serata riminese insieme agli amici Cayman The Animal. Nonostante qualche acciacco e un brutto mal di gola per il cantante, che non se ne farà certo condizionare, i Montana tirano dritti come un treno, snocciolano il proprio repertorio con una grinta che solo chi ha certi suoni nel sangue può sfoderare e si dilettano pure tra gag e scambi di battute con il pubblico. Come si è già detto in sede di recensione, la band riporta a casa certi suoni – figli tanto del punk che del rock’n’roll più selvaggio – e ridona loro la giusta carica esplosiva, pur senza dimenticarsi mai una buona dose di melodia usata nel modo giusto al momento giusto, a stemperare la rabbia di testi venati da dubbi e disillusione. Tutto il resto viene naturale, nessun trucco per darsi un tono, zero spocchia o pretenziosità, solo una cascata di anthem all’insegna della più sana voglia di lasciarsi andare insieme ai presenti. Alla fine della serata, ce ne usciamo dal circolo birra in mano e sorrisi stampati in faccia, perché, in fondo, siamo un po’ tutti recidivi e di certe cose non riusciamo proprio a fare a meno. Alla prossima.

“Fedele ai miei insuccessi io sono recidivo, non conta il metodo se giungo allo scopo”.

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