Dronegazers?

Nota Bene: la nostra prima compilation è disponibile on line. Questa volta, invece, per iniziare diversamente, gli amici di Oak Editions hanno voluto stampare un’edizione limitata di questa nostra seconda ricognizione sull’underground di casa nostra.

Due parole d’introduzione.

Enrico Coniglio

Questa non è una guida alla musica elettronica italiana. Lo sguardo della webzine è rivolto sempre verso le esperienze meno convenzionali, quindi, se questa fosse al limite una sezione di un’ipotetica guida, ci sarebbe molto da dire su tutto il mondo supportato da etichette come Silentes e Afe, così come molto occorrerebbe scrivere sulle fatiche di realtà come Boring Machines e Fratto9, che si saldano a loro volta con varie micro-scene rumorose sparse sul territorio. Non finirebbe nemmeno qui, vedi Nephogram di Rosati, Farmacia 901 di Perletta, Ripples di Mazzon, Glacial Movements e la neonata Oak di Ballerini e Giannico. La qualità è alta, la prova è che all’estero guardano cosa succede qui da noi, come hanno fatto Entr’Acte, Aurora Borealis, Small Doses, Cassauna… anche se occorrerebbe salire ancora qualche gradino (interessante, in questo senso, la politica “Italia contro resto del mondo” degli split Fratto9). Le vendite sembrano permettere a questi – occhio che suona un po’ Istituto Luce – “coraggiosi editori indipendenti” di pensare ogni volta al disco successivo, niente di più ma niente di meno, in apparenza. Qui, però, sarebbe necessaria davvero una raccolta dei dati, altrimenti rimangono solo le impressioni generiche formate durante qualche piacevolissima chiacchierata a festival o a concerti (ma date un occhio anche a quest’intervista a Giuseppe Ielasi).

Archivio Italiano dei Paesaggi Sonori.

Francesco Giannico

L’AIPS, Archivio Italiano dei Paesaggi Sonori, coordinato da Francesco Giannico e Alessio Ballerini, è un collettivo di nostri “soundscapers”. Molti di loro hanno lavorato almeno una volta con le etichette appena menzionate, mentre con AIPS, che ha un’impostazione multidisciplinare, si propongono la mappatura sonora – attraverso field recordings – di questo strano Paese, registrando ad esempio ore e ore di “accadimenti acustici” in una specifica città. Una sorta di ecologia del suono, dicono loro. Così, quando in questi anni salta fuori il termine “dronegaze”, ecco che ci si accorge subito di come l’Archivio ospiti il grosso degli artisti (italiani) coi quali si finisce per utilizzare questa parola, che non è una gabbia e non esaurisce il discorso su nessuno di loro, ma che è stato uno strumento che ha permesso di vedere dei collegamenti e che tutto sommato, in alcuni casi, aiuta il lettore a capire come suona un pezzo.

Unire i puntini.

Alberto Boccardi

Se volessimo seguire la linea di sviluppo che si trova nell’ottimo libro “Scultori di suono” di Daniela Cascella (da industrial a glitch a reazione al glitch), potremmo dire che molti italiani si muovono – ciascuno a suo modo – lungo questo tragitto, con l’eclettismo che caratterizza gli anni che viviamo. Proprio come il libro della Cascella, comunque, che non ha pretese sistematiche, nemmeno in questo caso – meglio ribadirlo – occorre cadere nell’errore di pensare di aver trovato un bello scaffale dove buttare dentro tutti i nomi che faremo senza che nessuno abbia nulla da obbiettare. Field recordings, dunque, ambient music, drone, shoegaze (da qui si potrebbe aprire un discorso su Fennesz e Tim Hecker, ma forse anche sul lavoro dei nostri port-royal), un orecchio rivolto alle melodie, apertura alle contaminazioni e all’utilizzo di strumenti non elettronici (dal piano al sax, oltre all’ovvia e molto presente chitarra). Il genere, in buona sostanza, non esiste, eppure c’è qualcosa che ci fa saltare col pensiero da un individuo all’altro, gente che si conosce e collabora. Sarà il sound spesso malinconico, il discorso fatto da alcuni sulla memoria, quindi sulle immagini sfocate che tutti loro evocano, la confusione tra sogno e realtà, ma qualcosa c’è su cui indagare anche in futuro.

Cristiano Deison

Se è naturale – e storicamente fondato – vedere Marutti, Verticchio, Del Col, Riparbelli, Becuzzi, Balestrazzi trovarsi assieme e mescolati in dischi post-industrial e dark ambient devastanti (Hall Of Mirrors, Chtonian Music), non sorprende per nulla vedere Alberto Boccardi e Attilio Novellino fare delle date insieme, suonare in quel piccolo tempietto sperimentale che è il Cafe Oto di Londra con Giulio Aldinucci ed Enrico Coniglio, tra l’altro nell’ambito di una rassegna intitolata Postcards From Italy, ricaduta live del lavoro impressionante di Gianmarco Del Re sulla webzine Fluid Radio (c’è stata anche una replica a Milano).
Forse questo non significa che in Italia ci sia una “scena” in senso tradizionale, dato che internet annulla la geografia solo fino a un certo punto, ma ci sono degli aggregati abbastanza omogenei (ma aperti, vedi l’onnipresente Riparbelli) che ottengono cose che i singoli attori non riuscirebbero ad ottenere.

Dopo anni, per fare due esempi, all’estero si ricordano ancora di certe nostre avanguardie come dei pionieri industrial anni Settanta/Ottanta (… e abbiamo visto che c’è anche un’onda lunga), sarebbe ora di fare in modo che lo stesso accadesse per questi “dronegazers”.

I pezzi.

Dronegazers?

01. Enrico Coniglio – Descending

Veneziano, è uno degli artisti presenti con più storia alle spalle, che ben rappresenta anche la versatilità di questa generazione. È apparso su Glacial Movements come Aquadorsa (assieme al compianto Gianluigi Gasparetti), ha contribuito al progetto Spire della Touch (!), ha presenziato in vari modi su Silentes, ha formato Lemures con Giovanni Lami (e sono finiti a suonare allo Störung) ed ha partecipato al progetto Øe di Fabio Perletta. Enrico Coniglio è qui con “Descending” (brano del suo progetto My Home, Sinking), quello forse appunto più “dronegaze”, poeticamente alla deriva.

02. Alberto Boccardi – Far Light

Alberto Boccardi, lombardo, ha iniziato da poco il percorso solista a proprio nome, infilando un disco e uno split (con un certo Lawrence English…) stellari grazie alla fiducia di Fratto9, suonando anche con Ben Frost. I suoi movimenti sono ancora imprevedibili, come dimostra questo “Far, Light”, che è il pezzo più incattivito della compilation, privo di quei tratti sognanti che ci si aspetterebbe, ma chiaro esempio dell’apertura mentale di questo gruppo di artisti.

03. Easychord – Fear Of Tunnels

Easychord, torinese, è una nuova leva: “Fear Of Tunnels” è un titolo talmente azzeccato che basta aggiungere “ambient” alla descrizione perché tutti possano immaginare tutto.

Attilio Novellino

04. Attilio Novellino – Litost

Attilio Novellino, di Catanzaro, è il dronegazer par excellence, nel senso che è stato il suo Through Glass (su Valeot) a dare il via al nostro gioco. Anche lui, però, è uno che preferisce non sentirsi in gabbia, basti pensare alla sua inaspettata collaborazione coi Great Saunites. L’incorporeità di “Litost” (firmata assieme a Superstorms), la sensazione di viaggiare che trasmette, però, la rendono paradigmatica di un modo di suonare.

05. Cristiano Deison – No One Will Listen, But You…

Cristiano Deison, friulano, è il grande vecchio della compilation e in qualche modo anche l’outsider, se consideriamo i legami che invece intercorrono tra tutti gli altri. Ha iniziato con Teho Teardo nei Meathead tanti anni fa, poi – tra le altre cose – ha fondato Final Muzik con Gianfranco Santoro, oggi magari non è un drone + gazer, ma di sicuro è il master of drone italiano, protagonista di collaborazioni indovinatissime come quella con Mingle, che potrebbe essere uno dei dischi del 2014. “No One Will Listen, But You…” sembra la storia di un uomo ibernato e spedito da solo nello spazio, senza possibilità di tornare, condannato a sentire per sempre i macchinari della sua astronave girare e girare, e girare…

Giulio Adlinucci - foto di Costanza Maremmi

06. Giulio Aldinucci – On

“On”, del toscano Giulio Aldinucci, ci mostra un field recorder e un sound artist in crescita continua. Questo brano è l’esempio del sincretismo dei dronegazers, dei genetisti che cercano di ibridare il più possibile natura e digitale, realtà e finzione, nel tentativo di creare qualcosa che fluttui a lungo nelle nostre teste.

07. Francesco Giannico – Pilgrim

Francesco Giannico è un altro veterano, ormai. A suo nome sono usciti dischi di grande valore: di recente possiamo ricordare la collaborazione con Uggeri e Mauri e il suo Luminance, nel quale – tra malinconia e discorsi sulla memoria – la tangenza col dronegaze è visibile. “Pilgrim” rappresenta la serenità sognante di chi ha deciso di camminare e basta, sbarazzandosi di tutte le incombenze della società contemporanea.

08. Anner II

“Anner II” è una traccia collaborativa, sulla quale ha messo mano il “dronegazers collective”. Un ultimo scuro vortice di suoni, che v’inghiottirà in dieci minuti.

Easychord