LENDERS, Sul Filo Del Tempo

Il nuovo dei Lenders, Sul Filo Del Tempo, è nato a cavallo della pandemia con tutti i ritardi connessi e la frustrazione dovuta allo stop dei live. Eppure sul palco del Cisit, durante la festa di Rumagna Sgroza, hanno sganciato sui presenti una granata street punk / rock’n’roll. Energici, coinvolgenti, provocatori, i Lenders sono oggi più che mai quelli con cui fare i conti quando ci si avventura dalle loro parti e non sembrano disposti a lasciar vita facile alla concorrenza, merito di un album tanto vario quanto coeso, figlio orgoglioso di Roma e che con la romanità non fa mistero di avere un rapporto profondo, vero e non certo frutto di qualche posa ad hoc. Le canzoni sanno tirar dentro l’ascoltatore grazie a un mix micidiale tra bordate rock’n’roll, piglio anthemico punk, umori di strada e testi in cui identificarsi, perché in fondo tutto il mondo è paese e chiunque può riconoscersi nei loro racconti di vita vissuta, quasi delle fotografie scattate a tradimento e capaci di fermare emozioni che altrimenti rischierebbero di restare solo ricordi passati, ricordi felici che non torneranno più. Potrebbe apparire eccessiva l’enfasi con cui tento di mettere nero su bianco il ritorno della band presso gli Hombre Lobo Studios, sarebbe peraltro scorretto dire che si tratta di un altro album di genere destinato ad un pubblico di riferimento in cerca dell’ennesima rivisitazione, perché quando un pugno di canzoni colpisce con la forza di Sul Filo Del Tempo e non presenta punti deboli o esitazioni, è necessario renderne conto senza stare tanto a menare il can per l’aia. In breve i Lenders hanno tirato fuori quello che si aspettavano i tanti estimatori del precedente Da Che Parte Stai? (Hellnation, 2018): undici pezzi che dimostrano la loro crescita e quanto abbiano fatto tesoro del tempo trascorso per scattare in avanti. Come dico spesso, fossimo in un paese civile un brano come “Roma Est Rock’N’Roll” starebbe in heavy rotation sulle radio, ma siamo pur sempre in Italia e per giunta nel 2022 (che è ancora più deprimente). Ad apporre il loro sigillo intervengono Paolo Petralia e Danny Boy (se non sapete chi sono, forse dovreste recuperare qualche base della materia) e il solito Robertò, differente il discorso per il featuring di Zelda Zarathustra, che dona il suo tocco al brano più toccante del lotto, un momento “altro” a raccontare di una perdita e di un amico scomparso, anche in questo caso senza pose ma con il cuore in mano.

Certo, è solo rock’n’roll virato street punk, ma se ha ancora senso ascoltarlo oggi è anche, se non soprattutto, merito di gente come i Lenders, che se ne sbatte di tutto e continua per la propria strada a seguire una visione che se ne sbatte il cazzo (mi si passi il francesismo) di tutto e tutti. Ce ne fossero…

Playlist

01. Prometeo
02. Il Nostro Tempo
03. Non Tradirla Mai
04. Istantanea
05. Mototesta
06. Nun Je La Posso Fa
07. Un’Altra Vita
08. RM Est Rock’N’Roll
09. L’Ultima Speranza
10. Solo Un Uomo
11. VMV.