MASSIMO PUPILLO / MÁRTON CSÓKÁS / GABRIELE TINTI, Embracing The Ruins

Il bassista degli Zu, un poeta e un attore. Il primo – ormai bravissimo nel creare atmosfere (non più solo col basso, ma con synth, campionatori ed effetti vari) – allestisce il palcoscenico, il secondo (Gabriele Tinti) aggiunge le parole che il terzo (Mártin Paul Csókás, della cui filmografia non so nulla, e non era facile) recita, per una sorta di spoken word dall’Aldilà.

Se uno ha ascoltato le collaborazioni separate di Pupillo con Thighpaulsandra, Cindytalk e Pilia (Kenosis, nello specifico) o anche il suo album dell’anno scorso per Subsound (The Black Iron Prison), è difficile che si sorprenda mezzo secondo della consistenza e della profondità del suono di Embracing The Ruins, del suo influsso sulla psiche e della sua magia intrinseca. I riferimenti sono questi qua sopra. Le “parole antiche” di Tinti arrivano suadenti dalla bocca di Csókás, che sembra non aver fatto altro nella vita che prestare la sua voce a dei dischi: complice l’aura arcana dell’insieme, sembra molto più vecchio dei suoi 55 anni, è come se appartenesse a una generazione precedente alla sua.

Da quello che capisco, due sono i brani sul vinile (House Of Mythology, quindi Ulver, Zu, David Tibet, Stian Westerhus, Teleplasmiste…), quattro sulla versione digitale. La seconda è una bella maratona, forse qualcuno preferirà la prima. In ogni caso io darei più di una chance a questa collaborazione.