GARBAGE, Not Your Kind Of People

Not Your Kind Of People

Quando leggo il nome Garbage, inevitabilmente penso a Lei: Shirley Manson. È più forte di me. Quella donna, anni addietro, rappresentava uno dei motivi per cui spesso mi sintonizzavo su MTV: bestemmiavo copiosamente davanti ai video del suo gruppo, per le ragioni più disparate. Erano immagini sublimi che poi rielaboravo nella mia testa, quando era il momento del genocidio giornaliero di spermatozoi. Bei tempi, già. Ed erano tempi migliori anche per il gruppo di Madison, Wisconsin: i singoloni, più o meno riusciti, tiravano ancora; il gruppo vendeva forse più di quanto meritasse e Shirley  non era, appunto, solo bella, ma anche altrettanto talentuosa. Però, già una decina d’anni fa, qualcosa era cambiato e una “Only Happy When It Rains” non era più stata scritta. Il gruppo spopolava, ma la musica non era più ai livelli dell’omonimo disco d’esordio e nemmeno della sua versione 2.0. Beautiful Garbage rappresentò l’inizio della fine; Bleed Like me, il baratro: mancava addirittura una “Cherry Lips” a salvare la situazione.

Oggi, a sette anni di distanza dall’ultima prova, Butch Vig e soci ci riprovano e il risultato è piuttosto disastroso. Not Your Kind Of People è uno di quei dischi che sembra partire sconfitto in partenza: dopotutto, chi può essere interessato, nel 2012, ad un nuovo disco dei Garbage? E soprattutto: chi mai si prenderebbe la briga di ascoltarsi tutti gli undici brani di quest’album? A quanto pare, qualcuno lo ha fatto, donando pure i suoi euro, o i suoi dollari, alla causa. D’altra parte, gli aficionados esistono, e qui sono anche parecchi. Ma non è questo il punto: chi, come me, apprezza solo parte della primissima produzione e le meravigliose grazie della cantante scozzese, si ritrova con in mano qualcosa che puzza di stantio sin dalle prime note, che non regala un solo guizzo o un solo momento degno di nota: electro-pop-rock ultraprodotto ed ipersintetico, buono solo per rimpinguare il conto in banca di chi lo ha composto e suonato, per poi portarlo in tour continuando a far cassetta. La voce della Manson non sembra più nemmeno la stessa, probabilmente perché non c’è una melodia che val la pena d’essere ricantata, anche solo sotto la doccia.

I Garbage sono ormai un residuo degli anni Novanta (quelli un po’ meno belli, si capisce) che ogni tanto si ripropone sapendo benissimo di non aver più nulla da dire, ma solo da guadagnare. A noi comuni mortali, non rimane che Lei, invecchiata meglio di tutta la sua discografia. E adesso, se permettete, vado a dare un’occhiata ai video degli ultimi singoli…

Tracklist
01. Automatic Systematic Habit
02. Big Bright World
03. Blood For Poppies
04. Control
05. Not Your Kind Of People
06. Felt
07. I Hate Love
08. Sugar
09. Battle in Me
10. Man on a Wire
11. Beloved Freak
  • Felix

    non sono molto d’accordo, ci ritroviamo di fronte ad un album non prestigioso questo è vero ma   è un piacere risentire lei e la sua band in forma come un tempo