RAOUL VIGNAL

foto di Anne-Laure Etienne

Ultimamente il tempo da dedicare a recensioni e interviste sta sfuggendo dalle mani dello scribacchino di turno, che nonostante tutto vorrebbe continuare a intervistare ogni musicista disponibile a concedere parte del proprio tempo per rispondere a qualche domanda. Raoul Vignal è un giovane cantautore francese che con l’album di debutto The Silver Veil è riuscito a confezionare una manciata di brani scarni ma altamente emozionali, di quelli che raramente capita di sentire. A dirla tutta, sono settimane che questo disco viene riprodotto ininterrottamente dalle casse di un pc che, se tutto va bene, morirà con dolcezza, cullato dalle note di “Under The Same Sky”.

A voi…

Quando hai iniziato a suonare la chitarra? Quali ricordi hai di quel periodo della tua vita?

Raoul Vignal: Avevo 14 anni quando presi in mano per la prima volta la chitarra. Mi sentii annoiato durante la prima lezione che presi nella scuola di musica del villaggio più vicino, così smisi di suonare per un po’. Il mio interesse verso lo strumento tornò a farsi sentire quando avevo 15 anni. Mio padre, Bernard, è stato il mio primo insegnante di chitarra ed è colui che mi ha trasmesso questa passione per la musica. È lui che suona il flauto sull’album. Averlo come ospite in The Silver Veil è stato il mio modo per ringraziarlo di ciò che ha portato nella mia vita.

Tornando alla mia adolescenza: ero un ragazzino che viveva in campagna, bighellonando molto in giro in bici per incontrare i miei amici, giocando a calcio durante i momenti di pausa, lasciando crescere i miei capelli e spendendo ore a scaricare orribili successi estivi ricorrendo ai più tecnologici software peer-to-peer. Avevo buoni voti a scuola, ma tutto ciò cambiò relativamente in fretta a causa del mio crescente interesse per la musica.

Come ti senti quando condividi le tue emozioni intime con gli ascoltatori (dal vivo o tramite un disco)? 

Quando suono dal vivo, cerco di immergermi nell’atmosfera della canzone, di ciò che narra e nondimeno di quello cui fa riferimento. È dura a volte, devo ammetterlo. È musica che proviene «dall’interno», quindi chiudo spesso gli occhi! La musica è la mia terapia, sono sempre lieto di condividerla con altri.

Le tue canzoni sembrano avere una struttura semplice e sono profondamente emozionali. Sono curioso di sapere qualcosa riguardante il tuo processo creativo. Scrivi prima i testi o parti dalla musica?

Il più delle volte, le parti di chitarra sono quelle che nascono prima. Una volta che la struttura strumentale è impostata (o parzialmente impostata), mi metto alla ricerca della linea melodica che possa accompagnarsi meglio alle parti di chitarra. Con tutto questo per le mani, mi metto infine a scrivere i testi,  ma non esiste una regola definitiva di approccio alla composizione. A volte funziona in maniera opposta.

In ogni caso, tutto ciò è sempre innescato dal desiderio di incapsulare un momento, una visione, un suono, una sensazione, una scena cui ho assistito.

Quando sono nate le canzoni incluse in The Silver Veil? Le hai scritte nell’arco di un breve oppure di un lungo periodo di tempo? Sono l’immagine delle sensazioni che provi nel tuo intimo o piuttosto un modo per esprimere qualcosa che non ha nulla  a che vedere con la tua vita? Canti di emozioni recenti o più di ricordi?

Le dieci canzoni incluse nell’album sono state composte tra il 2014 e l’inizio del 2015. Questo debut album è un diario di ciò che è accaduto a me e intorno a me durante questo periodo della mia vita: le canzoni riguardano persone, sogni, sconosciuti, dubbi, notti trascorse sveglio alla luce di una candela… Ogni canzone può essere un ricordo con un valore emotivo a essa legato.
Per quanto mi riguarda, sono nate alcuni anni fa e spero che rinascano per gli ascoltatori che stanno scoprendo l’lp mentre scrivo queste righe.
E tornano in vita ogni volta  vengono eseguite dal vivo, grazie al lavoro dei miei musicisti, Lucien Chatin (batteria) e Morgane Moulin (contrabbasso).

Come mai hai scelto di cantare in inglese? Hai mai scritto (o vorresti mai scrivere) qualcosa in francese?

Non ho mai concesso un pensiero a quale lingua debba utilizzare. Mi piace molto l’inglese, il modo in cui suona può essere davvero musicale. Ho sempre utilizzato in gran parte l’inglese per la scrittura delle canzoni (sin da quando ho iniziato a comporre), quindi mi è sembrato naturale continuare così per questo primo album.

Ho già scritto brani in francese (mai pubblicati), lo spagnolo è parte della mia cultura, ho vissuto in Germania per due anni, ho portato avanti un progetto insieme a un poeta finlandese e alcune delle mie amicizie sono internazionali… A un certo punto ho imparato alcuni brani in turco, anche uno in giapponese (questo comunque l’ho dimenticato!). Sono interessato alle lingue e alle rispettive culture e l’inglese probabilmente non resterà per sempre l’unica lingua che utilizzerò per la scrittura delle canzoni.

Apprezzo la produzione “polverosa” dell’album, perché aiuta le canzoni ad essere semplici e dirette e vi è un pizzico di malinconia. Trovo che in un certo senso la tua musica abbia un suono peculiare. In che modo sei riuscito a creare questa atmosfera?

Conoscendo davvero poco riguardo alla produzione del suono, tutti i meriti vanno all’ingegnere del suono Martin J. Fiedler e all’assistente al missaggio Pierre Hugues Hadacek per l’atmosfera che hanno creato nell’album. Hanno capito la mia musica davvero bene e entrambi hanno saputo darmi ottimi consigli.

Vi sono alcuni momenti strumentali in The Silver Veil. A tuo parere le parole sono necessarie o la musica dovrebbe parlare per se stessa?

La musica ha questo potere evocativo tale da rendere il ricorso alle parole opzionale, ma alla fine tutto dipende dal formato della canzone, lo stile musicale, il modo di comporre… Amo una bella storia narrata in una canzone country, così come considero una traccia ambient di 30 minuti una storia in se stessa. Non vedo la necessità di scegliere tra le due, le voglio entrambe!

Domando spesso ai musicisti  qualcosa inerente la loro relazione con la natura. Trovi ispirazione nei panorami che ci circondano? Hai qualche luogo preferito dalle tue parti?

Alcuni luoghi emanano un’atmosfera speciale e possono aiutare a tirare fuori la musica dalla propria mente. La cucina dell’appartamento della casa dei miei genitori ha un suono davvero ottimo! Talvolta trascorro ore a suonare lì. A dire il vero, in questo caso, ha molto più a che fare con l’acustica…
Mi piace molto stare in campagna quando compongo. Dopotutto, la maggior parte delle canzoni contenute in The Silver Veil sono state composte nella mia minuscola stanza, a notte tarda, suonando silenziosamente in modo che i vicini non avessero critiche da muovere. Probabilmente ha aiutato le canzoni ad acquisire questa atmosfera.
Comunque, mi ispiro alle persone e alle situazioni molto più che ai luoghi.

Grazie per il tuo tempo. Concludi l’intervista con qualcosa di rilevante che le mie domande non hanno messo in luce…

Lasciami solamente ringraziare Anne-Laure Etienne per il lavoro che ha svolto in questo progetto, merita di essere menzionata qui. È una fotografa e videomaker di talento. Con i suoi occhi e la sua visione, ha creato gli aspetti visuali del mio progetto attraverso anni di amicizia e collaborazione.

Mi auguro di girare l’Italia al più presto! Grazie Samuele.