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OLOMUHD, The Absurd Silence Of A Mute World

Di Loïc Grobety ormai dovreste sapere tutto, dato che dai Convulsif ad OLO sta ridisegnando con fare del tutto personale certa musica pesante, sia essa ambientale o violenta. Samuel Vaney mi è invece nuovo e scopro che negli anni è stato impegnato con diversi progetti tra sludge, hardcore ed ambient (Muhd e Consor), oltre ad aver posseduto Autoclave, uno studio di registrazione a Singapore dove ha registrato poche, mirate produzioni di ambito a lui attinente.

Giunti alla corte di Cyclic Law assoldano un batterista e due vocalist, rispettivamente Michael Anklin, Hemlock Smith e Mütterlein, a condire il lungo impasto, per un brano titolato “il silenzio assurdo di un mondo muto”, della durata di tre quarti d’ora circa.

Il teschio su fondo color sabbia ci indica verosimilmente una via post-disastro, mentre il nome del progetto è l’unione di quanto espresso in singola sede da Loïc e Samuel. E la musica, invece? Potremmo descriverla come psichedelica, considerando la sua capacità di estendere la coscienza di chi la ascolta e di chi verosimilmente la suona, in un viaggio che non cerca di simulare ambienti bensì si limita ad accendere colori e collegamenti tramite passaggi di stato e situazioni, vere e proprie svolte narrative di una suite trascinante. A metà strada incontriamo una voce narrante, suppongo Hemlock Smith: ornata dagli archi racconta una specie di una fiaba oscura, vibrante, nella quale lo scandire delle parole “kill, kill, kill” mette realmente i brividi. Poi gli elementi naturali che sopravvengono, i venti, gli scrosci di cascate, i tremori. Le armi sonore di Olomuhd riescono a rappresentare al meglio un mondo che non è quello attuale, anche se da esso trasferiscono il senso di corruzione e di sbando che da sempre accompagna il genere umano. Il secondo intervento vocale – Mütterlein, I suppose – crea un clima oscuro e messianico, dove rombi e scoppi non riescono a scalfire il crescendo finale. Un berciare materico che lascia forse intravedere le lacrime, di fronte a quella che sembra essere una fine drammatica, raccontata musicalmente senza darci appigli che non siano le nostre sensazioni. A rimanerci in mano solo sabbia, un teschio, un desolante silenzio.