Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

BCMC, Foreign Smokes

In giro dallo scorso autunno, ci era sfuggito: ripariamo.

Cooper Crain e Bill MacKay, protagonisti entrambi in varie formazioni della scena sperimentale di Chicago, con la sigla BCMC firmano questo Foreign Smokes, pubblicato dall’etichetta chicagoana Drag City, invitandoci all’ascolto di quattro lunghe improvvisazioni mantriche, tutte della durata di circa dieci minuti, nelle quali prevalgono un dosaggio sapiente di elettronica analogica e intarsi di chitarra elettrica, strumento sempre scintillante nelle mani di Bill MacKay (Black Duck, Ryley Walker), mentre Cooper Crain (CAVE, Bitchin’Bajs), cui sono affidati tastiere ed organo, ancora una volta ci incanta e sorprende con le sue costruzioni armoniche minimali, impalpabili.

In questa collaborazione i due sembrano trovare l’equilibrio perfetto lungo una traiettoria inusuale, non post-rock come ci si aspetterebbe, ma idealmente collegata a esperimenti sonori di un condiviso e indelebile pantheon visionario con schegge  di Popol Vuh, Jerry Garcia, Ned Lagin e sì, loro: i Pink Floyd, periodo Zabriskie Point-Session, quando molte registrazioni effettuate per lo colonna sonora furono malamente scartate da Michelangelo Antonioni, ma che per nostra fortuna finirono presto su bootleg.

Il primo brano in scaletta, Foreign Smokes, (mi) evoca in realtà una astrattissima, strumentale “Shine On You Crazy Diamond” laddove gli accordi della Martin D-35 e dell’Hammond vengono diluiti in un magma sonoro spettrale, prologo di un viaggio strumentale liquido che evapora in “The Swarm”, improvvisazione chitarristica informale eppure dalle linee melodiche impeccabili e cangianti. Segue l’ipnotica ascesa celeste di “Ripple In High Tide”, impreziosita da una sequenza di armonici naturali di un MacKay in stato di grazia. Infine a chiudere l’album giunge la meditativa “Sunset Saturn”, bella, bellissima quasi quanto la mitologica “Dark Star” (vedi alla voce “Morto Riconoscente”) con l’organo e la chitarra che si cercano, si rincorrono per sciogliersi infine l’uno nell’altra ed è subito Death Valley! Il tramonto giallastro di Saturno, le vampate di un eccellente fumo straniero.  Bill MacKay fino a settembre girerà l’Europa in tour e torneremo presto a parlare sia dei Black Duck, trio da lui formato assieme a Doug McCombs e Charles Rumback, sia di Locust Land, recentissimo album a suo nome.