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ANNA, Vera Baddie

Nessuno spazio per i preamboli e le contestualizzazioni. Vera Baddie è l’album di Anna (già Anna Pepe), 18 brani per 45 minuti di musica, una scelta di featuring quasi oculata, 8 produttori, un contratto con la statunitense Republic Records (siglato con l’uscita del singolo “I Got It” 5 mesi fa, videoclip girato a New York compreso) mentre in Italia sono Emi e Universal a gestirla. All’uscita è schizzata in cima alle classifiche, diventando l’autrice femminile rap più ascoltata del mondo. Non dimentichiamo che 4 anni fa fu la più giovane artista a raggiungere il primo posto della classifica FIMI con la sua band (medesima posizione nella quale ha esordito questo album). Il tutto mentre, ricordiamolo, negli ultimi anni a detta di molti la spezzina è la rapper migliore d’Italia. Noi l’avevamo ascoltata al Marrageddon lo scorso anno rimanendo affascinati da una bravura acerba e ora perfettamente cesellata.  Si parte dalla Intro, poi “Bikini” e “ABC”. Un trio che potrebbe mettere ko chiunque: groove, i giusti ospiti, diverse sfaccetatue di sé mostrate. Poi una “Tonight” nella quale la sfera sentimentale contemporanea viene fatta girare nel dubbio da un’Anna convincente anche dal lato puramente seduttivo. Il secondo blocco di featuring parte con Artie 5ive, con il quale Anna incrocia i guantoni in un singolo di resa e intensità, che suggella un legame di lungo corso. “BBE” con Lazza ormai sarà già venuta a noia mentre Sfera Ebbasta from Cinisello Balsamo porta la dose latina al disco, oltre a una sferzata di onesta consapevolezza. “30C” è la sgamellona in estate, lucida e liscia in ogni rima ed in ogni declinazione per un brano che spopolerà soprattutto nelle playlist da palestra. Anna prende il toro per le corna, mena il maschio allo sfinimento in “Vera Baddie”, spezie mediorientali e il giusto cinismo. È musica, quella di Anna, che entra dritta nelle orecchie, la cassa è pulita e sincopata, la voce cattura ed affascina, una musica che da un momento all’altro può diventare splendidamente grottesca ed efferata come insieme a Niky Savage in “Tt Le Girlz”, oppure più riflessiva e sentimentale come in “Una Tipa Come Me”. Quando il pezzo è azzeccato è difficile resistere, “Mulan” gioca fra muratori e prostituzione con Tony Effe, “Why You Mad” butta in mezzo pure Biden, “Hello Kitty” con Sillyelly picchia la cassa fra gas esilirante e colori fluo in una via fra rap ed hyperpop spassosissima. Prima della già citata “I Got It” (pezzone), c’è tempo per una “Amore Da Piazza” e qualche considerazione.

La prima riguarda l’inventiva e la bravura di Anna, innegabili.

La seconda è la leggerezza di quest’album, che non pretende di essere nient’altro che un buon riempitivo estivo, con qualche brano che ricorderemo ad ottobre.

La terza è l’occasione sprecata, considerando la chance di esordire avendo già raggiunto un pubblico sterminato ed ai suoi piedi.

Avesse deciso di stringere qualche pezzo, esasperando i suoi lati più estremi e lasciando da parte qualche brano che nulla aggiunge e nulla toglie, Vera Baddie avrebbe avuto un senso di ascolto come album e non come playlist con qualche buon singolo.

Parlando di rapper femminili, al momento nell’ultimo lustro Vera di Priestess le è superiore per coerenza e compattezza ma Anna è giovane potrà solo migliorare, a patto di non rimanere soddisfatta dall’opera e provando veramente a scalare le gerarchie dell’HH in Italia, per ora ha 25 minuti di brani quadrati e in grado di dire la loro. Al prossimo giro potrebbe averne il doppio e sparigliare le carte, oppure finire all’Ariston con Carlo Conti e piegarsi al teatrino, vedremo. Intanto l’idea di rivederla dal vivo in autunno a Milano è immutata, forse lì insieme a mia figlia capiremo quanto agguerrita potrà essere Anna.