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WESTFALIA, Odds And Edds

Parto dall’assunto che presentare Matt Bordin come produttore dei Tre Allegri Ragazzi Morti setti perfettamente il target dei Westfalia, reduci da un X-Factor di recente annata e da diverse date inglesi di ottimo riscontro.

L’ascolto è strano, parecchio strano, quasi fastidioso. Un impianto funk jazz e rock nel quale risaltano tic e moine piuttosto che energia ed intensità. A tratti sembra una caricatura o un monito sul come le cose non andrebbero fatte. Untuosi, ruffiani e francamente inutili, almeno alle mie orecchie. Il citare Battles e Nine Inch Nails in fase di comunicato stampa infastidisce parecchio, considerato che il pantano dove si muovono sembra innescare maggiormente le peggio incursioni crossover degli scorsi decenni, laccate e prive di spunti d’interesse. Dal marasma salviamo giusto la chiusura di “Vices” e gli incisi della successiva “The Monster”, dove i cori femminili danno un groove che ben si sposa con l’oscurità del cantato, al netto di un risultato grottesco che a questo punto non so se sia ricercato. I decantati influssi inglesi dell’ultima ora si fanno sentire, ma sembra che rimangano in superficie, acquarello cacciato sopra una tela pop che non riesce ad avere volume né profondità. C’è del funk ma è molto muscolo e poco sudore, al limite “Little Prince” potrebbe avere delle cartucce da sparare, ma il tutto resta inespresso, quasi avessero le micce bagnate. Meglio allora il glamour bieco di “Parasite”, che al netto del fastidio funziona in quanto a presa orecchiabilità. Con “Man’s Favourite Sport” torna in mente roba tipo i Babylon Zoo che pensavo fossero in archivio da anni. Chiudono con un brano dove sembrano i Pet Shop Boys sotto steroidi, e ho detto tutto: “D-End”.

Deus Gratias. Apocalisse 3:15-16.

Tracklist

01. Alligators
02. Berluschoney
03. Odds And Ends
04. Sunflowers
05. Vices
06. The Monster
07. Bummer
08. Little Prince
09. Parasite
10. Man’s Favourite Sport
11. D-end