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JON MUELLER, Duality

Duality è una performance ripetitiva del musicista americano Jon Mueller registrata il 15 maggio 2024 a Silo City da David Bailey e in seguito mixata dallo stesso Mueller e masterizzata da Lawrence English, il guru della Room40. È lo stesso autore a spiegare che il titolo si riferisce alla compresenza di due elementi, nel caso specifico una percussione e un esecutore.

L’ispirazione proviene dai primi esperimenti performativi di Mueller, condotti in giovanissima età su di una chitarra elettrica percossa probabilmente a corde vuote, in assenza di qualunque preparazione musicale. Il riverbero prodotto dalla sollecitazione delle corde – una sorta di brusìo indistinto – entusiasma Mueller e lo spinge a continuare a sperimentare. Duality nasce per rivivere quell’iniziale esperienza che avrebbe portato l’autore ad avvicinarsi al minimalismo di La Monte Young incrociandolo con il rock e la sperimentazione. In effetti, la performance ha i tratti di un rito tribale primitivo, una ripetizione percussiva metronomica ancestrale che rimanda – tra le altre cose – alla cultura nativa americana (l’autore è nato a Waukesha, nel Wisconsin).

Questo lavoro è però un esempio sorprendente di quanto oggi la ricerca sperimentale si sia quasi irrimediabilmente impaludata: 56 minuti di puro nulla. Se non uscisse per la prestigiosa Room40, si potrebbe quasi pensare a una provocazione, una “trollata” fatta e finita ai danni di un pubblico onnivoro ormai incapace di qualunque seppur minima capacità di ascolto critico. Sembra quasi che basti il nome della label e l’appartenenza a un genere “sperimentale” per qualificare come meritevoli album del tutto privi di sostanza.

Certo, potremmo lanciarci in interpretazioni forzate, immaginose sulla rappresentazione dell’implacabilità dello scorrere degli eventi metaforicamente tradotta in una cellula ritmica spietata, asciutta e arrivare a definire Duality un potente manifesto del ritualismo post-minimalista. Potremmo, certo. Ma non lo vogliamo.

Di sicuro, dopo l’ascolto di Duality un risultato lo si ottiene: andare subito a cercare qualche vecchia gloria non più ascoltata da decenni (che so, Revolver o Foxtrot, fate voi) e farla suonare ancora una volta, per avere un po’ di respiro.