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PONTE DEL DIAVOLO + EXPIATORIA, 11/1/2025

Genova, Angelo Azzurro.

Arrivano sciabolate artiche sulla faccia nella strada verso l’Angelo Azzurro, piccolo club nascosto fra sale prove, meccanici e chissà cos’altro in un labirintico complesso industriale. La mia missione è di portare musica di sottofondo per una serata che il freddo proveniente dal Nord Europa accompagna perfettamente. Siamo intorno allo zero, che per Genova vuol dire più o meno come i -70 siberiani. Armato di computer e Mixxx di ordinanza, mi attacco al mixer e inizio a lanciare un po’ di hard rock anni Settanta in un locale che è l’avamposto del metallaro genovese che non deve chiedere mai. Questa sera sul palco dell’Angelo Azzurro suoneranno due formazioni diversissime ma che sono accomunate da un retroterra doom e occulto, sebbene vissuto in modo diametralmente opposto: Expiatoria e Ponte Del Diavolo. Ho pure l’occasione di fare qualche chiacchiera con Andrea, uno dei due bassisti del Ponte, con cui condivisi il palco ai tempi della mia permanenza negli Isaak mentre lui suonava nei fantastici Ooze. I Ponte Del Diavolo hanno firmato da poco un importante contratto con la prestigiosa Season Of Mist e la band sta iniziando ad orientarsi su cosa voglia dire prendere un impegno così importante. Impegno che la vedrà nei maggiori festival europei dedicati al metal nelle sue mille sfaccettature. Eh, sì: i Ponte Del Diavolo suoneranno pure al Roadburn Festival.

 

Ad aprire la serata ci pensano gli Expiatoria, band di culto che più di culto non si può. Dovete sapere che Genova ha una lunga tradizione di band “dark doom” che prendono ispirazione dal sound oscuro, opprimente di Death SS, The Black, Black Hole, per svilupparlo con l’umidità insana proveniente dal cimitero di Staglieno: Malombra, Abysmal Grief, Tony Tears, Zess, Il Segno Del Comando. E “cimiteriale” è esattamente l’aggettivo perfetto per descrivere gli Expiatoria ,che addobbano il palco con tombe e candele e si presentano vestiti con un saio nero. La musica è adeguata alla presentazione: siamo dalle parti di un doom metal epico, piuttosto tecnico e progressivo ma senza esagerare nella dimostrazione di competenza strumentale. La loro esibizione è teatrale ma mai “cringe”, per lo meno per chi mastica il genere. Il doom in qualche modo va vissuto e compreso: è il metal dello spirito. E non è per tutti.

Dopo il cambio palco si presentano i Ponte Del Diavolo, in modo decisamente più sobrio: luce fissa, palco al buio, musicisti piuttosto “regolari”. La differenza la fa la presenza della cantante Elena Camusso: magnetica e sopra le righe, ricorda alcune frontwoman post-punk new wave degli anni Ottanta. Definire la proposta della band è molto difficile. Per certi versi sembra ancora tutto un cantiere sonoro con spunti black metal, post-punk, sludge, doom mescolati quasi alla rinfusa. Poi però ti ritrovi stregato proprio da un sound che non è prevedibile, in grado di portarti verso lidi abbastanza inesplorati. Non sono gli anti-Messa: la tipologia di musicisti e di proposta, sebbene parta da una base comune, è abbastanza opposta. I Ponte Del Diavolo cercano l’attacco, la provocazione, insinuano il dubbio, sono sfuggenti e per certi versi anche sgradevoli. Ma alla fine dello show si ha la sensazione di aver assistito a qualcosa di unico. Cresceranno? Porteranno il sound ovunque? Glielo auguro. Ciò che mi importa è averli visti ora, in un posto piccolo ed estremamente caldo. Ci rivediamo al Roadburn!