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LDV, Confessions

Un gruppo storico di Udine, che fra cambi di formazione e peripezie è in ballo dal 1980 e che negli ultimi anni si è rimesso in moto, visto che sono arrivati un ep nel 2022 (intitolato 1979) e ora l’album.

Un album che, diciamolo, suona onesto e fresco al punto giusto, attaccando con grinta, tanto che la title-track “Confessions” non casca molto lontana dai Devo mentre “Ambition” sembra trasportare i cori beachboysiani a surfare sul Tagliamento. Nei frangenti più statici si alza un filo di polvere, ma è tutta roba che fa scena e riporta alle rigidità anni ‘80, con una scheletrica “Shadows” nella quale si sentono cigolare le scapole. In quelli più andanti, invece, si finisce in rock’n’roll tutt’altro che scontati, come una “Brighter At Night” che avrebbe fatto furore nel loro prime time. “Lost”, dal canto suo, bagna il dub portandolo in una selva umida ed oscura, mostrandoli a loro agio anche quando escono dal loro seminato.

Il materiale è stato composti tra il 1979 e il 2021, ma spesso la sua freschezza non dipende dall’età anagrafica, ad esempio episodi classicamente Eighties come “Too Many Voices” sono paradossalmente fra i più recenti (anche se sembrano aver patito maggiormente il passare del tempo), mentre capita che i brani più maturi siano i più brillanti, riuscendo così a giustificare un disco di così grande respiro: l’ossimoro di “Girl From Another World”, di delicata cattiveria, una “Not Real” pelle ed ossa che unisce mondi diversissimi in un tour de force da capogiro.

Ancora: “Artificial” si ricollega agli inizi, quando Ohio e Friuli erano vicini vicini e ci fa salire un po’ di rimpianti per non esserceli goduti ai tempi, poi con “Sacrifice” ci spostiamo verso San Francisco, dove con un flash ci sembra di sentire uno Jello Biafra glitterato. Ma è ora di chiudere, con una posata, matura e bellissima “Your Eyes”.