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KAZUMICHI KOMATSU, Computer Music

Poco più che quarantenne, residente a Kyoto, Kazumichi Komatsu esordisce con l’album Emboss Star sulla medesima label che lo ospita ora (la benemerita FLAU) nel 2020, ma i lavori in digitale e su piccolo formato partono già dal 2013. Computer Music è un album piuttosto breve, soltanto 24 minuti per dieci brani, ma fitto di spunti e direzioni diverse. Il brano di apertura, “Good Problems”, mette in fila accordi acustici con stridii acidi e sintetici, creando un dualismo che ben impressiona e incuriosisce, alle porte di un mondo che sembra – più che computerizzato – ibrido fra macchina e umano. Kazumichi è DJ e musicista, artista a tutto tondo che ama sperimentare e mischiare i mondi nei quali finisce: appare evidente al primo ascolto di questo disco, certosino e in un qualche modo enciclopedico. Dentro appaiono e passano la psichedelia, la musica elettronica e il downbeat, ma anche lo shoegaze e un’idea di certo post-rock. Il tutto è assemblato con una sorta di caldo involucro che avvolge le spinte maggiormente eccessive riportandole all’ordine. È musica che pulsa e che emette colore visibile all’esterno della bolla, che prende forma quando cantata, riuscendo a costruire quadretti simil-pop efficaci e suadenti: “Hikari” con Yumea Horiike è musica arrembante tenuta fra i delicati petali di un fiore, con enorme maestria nell’incrociare forze e stimoli senza perdere di vista orecchiabilità e fascino. C’è spazio anche per la sporcizia e per un’incisività Hip-Hop, materia con la quale Kazumichi si destreggia più che bene sulle ruote d’acciaio, con risultati che sembrano portare le sperimentazioni pop di un Money Mark su un terreno molto più ostico e noise, creando, ancora, incroci virtuosi. Questo tecnicizzare la parte centrale di Computer Music inficia in orecchiablità il disco, aumentandone però ardore e periglio, mettendoci di fronte a un talento multiforme che non ha paura di prendersi delle libertà estreme in questo senso. Un crescendo di sincopi in brani molto brevi e acuti, con un piglio che ci porta al limitare di certe sperimentazioni di Dat Politics o addirittura DISC. “7.5 Voices” è aspra musica da ballo per drogati cyborg alle prese con l’aggiornamento del loro sistema. La tangente sinfonica di “Wrong” ci porta altrove, trascinando con sé lacrime, anima e cuore fino a pomparci uno stato d’ansia soffocante nelle vene. Con gli a me sconosciuti Dove & Le Make Up Komatsu piazza un secondo singolo pop completamente astruso per la nostra percezione. Bolle, rumori, stacchi, una voce maschile che non sembra aver senso d’esistere, una femminile flautata, tutto meravigliosamente funziona, anche se lo capiremo solo in stati percettivi alterati. Chiude su giri bassi un folle e splendido disco: Kazumichi Komatsu, una sorpresa, Flau una garanzia.