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A BAD DAY, Flawed

Sara Ardizzoni ed Egle Sommacal si stavano annusando reciprocamente da un po’. Il percorso insieme nei Massimo Volume, la presenza nelle registrazioni di quel gioiellino di Crumpled Canvas, ma è stata comunque una sorpresa quando ho letto di questa intenzione: un disco a due, chitarre, autoprodotto, a nome A Bad Day. In copertina due falchi (poiane? Forse albanelle reali?), uno in volo, l’altro in fase di decollo: sotto la copertina un disco imperfetto, Flawed, nel quale si percepisce l’incrocio di due mondi. Mondi che conosco e frequento da un sacco di tempo, avendo incontrato Sara per la prima volta quando ancora era attiva in Pazi Mine una ventina di anni fa, mentre con Egle il mio primo incrocio fu probabilmente l’album omonimo dei Detriti, oppure Da Qui dei Massimo Volume, che incrociai a 18 anni, per poi ritornare Lungo I Bordi. Ascoltare questa brutta giornata è bizzarro, perché riesce a unire i due termini chitarristici di Sara ed Egle in altro ancora, un corpo dove posso riconoscere il legno del secondo ed il metallo della prima, le linee crude e gli scatti caldi. È un disco dove a tratti sembra di essere tornati alla Chicago di 25 anni fa, dove i suoni potevano spostarsi dallo slowcore al folk in un batter d’occhio, spesso con i medesimi musicisti a cambiare posizione e sguardo. In A Bad Day ci sono il cinema, il racconto e la tensione, con un brano come “Underminer Of Conventional Truth” che credo sia la base più esplicativa per entrare in questo disco. “4:06”, dove temperature e arie dimostrano di potersi sposare costruendo mondi che fino a un secondo prima sono stati solo idee in due teste e corpi comunicanti. In Flawed troviamo paesaggi, itinerari e semplici moti fisici e naturali: spostamenti, derive, posizioni. Ma anche intimità, calore e gioco, finzione, anche solo nebbia evocativa. A Bad Day è musica strumentale di primo livello, mai scontata e in perenne movimento. Musica dove par di vedere le spalle e le braccia di Egle e Sara muoversi e noi insieme, cercando di tenerne il ritmo. Interessante sarà capire come questa materia si trasformerà nei prossimi spettacoli dal vivo, quale ruolo giocheranno l’intensità e i movimenti, ma soprattutto capire dove andranno a finire il loro volo.