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MAMALEEK, Vida Blue

I Mamaleek sanno mantenere i loro segreti. Tipo che potrei dare loro il pin del mio bancomat e dormire sonni tranquilli. Celati dietro a un insondabile anonimato, sono ormai arrivati al nono disco di una carriera iniziata nel 2008, circumnavigando tutto quello che possiamo etichettare come “metal sperimentale”. Le virgolette sono d’obbligo perché le etichette sono brutte e cattive, soprattutto in questo caso dove gli input salgono da un profluvio di esperienze diverse. Senza allontanarsi troppo nel tempo basta ripensare al precedente Diner Coffee, scorpacciata sperimentale di rimandi jazz arabeggianti (che anche qui fanno capolino in “Ancient Souls, No Longer Sorrowful”) e noise rock sornione. Anche due anni dopo l’arma in più di questo Vida Blue è la produzione immacolata, con suoni cristallini e vividissimi ad accompagnarci per tutti i suoi quasi 53 minuti. Tanta carne al fuoco, ma cucinata con estremo gusto.

Lunghi minuti conditi da un perpetuo, strisciante senso d’oppressione, nonostante si stia sempre in bilico tra il serio e il faceto. Il gruppo si prende gioco di questa ambiguità, flirtando anche con l’improvvisazione. La voce del frontman sembra quella di Cookie Monster dei Muppets se fosse prigioniero nel corpo dell’ormai ex frontman dei Black Country, New Road. Un calembour teatrale che, se scosti le quinte, appare come un sogno febbrile uscito dalla mente del primissimo Lynch. Un mélange che funziona proprio per la sua vena di mistero, con l’ascolto che avanza da una traccia all’altra senza che si possa capire cosa c’è dietro l’angolo. Cose del tipo: ti stai godendo la coda noise di “Vileness Slim”? SBAM, ti piazziamo una marcetta scritta da orchi dediti al jazz più crepuscolare del mondo. Non ci si annoia davvero mai, nonostante un minutaggio medio decisamente elevato È facile innamorarsi del duetto tra basso e clarinetto di “Hatful Of Rain”, quasi quanto fare gli occhioni a cuore per la lunga e gustosa “Legion Of Bottom Deck Dealers”. Il piatto dei Mamaleek è sempre ricchissimo, basta solo acclimatarsi dopo i primi attimi di spaesamento e il divertimento è assicurato. Quello che effettivamente colpisce è la consistenza delle diverse uscite della band, che disco dopo disco riesce a cementare la sua epopea metallara con idee sempre nuove. Chapeau.