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ANOM VITRUV, 6.4311

Präsens Editionen è il braccio discografico di zweikommasieben Magazin, che dalla Svizzera tedesca propaga suoni, immagini e cultura trasversale. Per questo le mie aspettative sono state da subito altissime. Non conosco i trascorsi di Anom Vitruv, anche lui elvetico, ma la discografia attesta una continuità produttiva piuttosto corposa a livello di singoli ed ep, anche se un lavoro lungo mancava dal 2015, anno d’uscita di Anomie su Total Stasis.

In 6.4311 Anom Vitruv ci trasporta in ambienti asettici, al cospetto di onde sonore che dota talvolta di spettri ritmici e talvolta di nubi vaporose. In maniera morigerata ed elegante riduce campionamenti vocali o di strumentazioni acustiche, dando profondità al tessuto sonoro. Ne risulta un lavoro da un lato contemplativo, con più di un rimando a una sorta di placida pratica orientalista. I dodici brani sono senza titolo, lievi e pungenti come potrebbe esserlo un origami, tanto deciso nelle pieghe quando leggero come peso specifico. Anom Vitruv si dimostra maestro nel fissare suoni e dinamiche che sembra aver trovato da qualche parte nell’universo, limitandosi a rinchiuderli in un disco. Del resto il titolo cita Wittgenstein nella sua asserzione:

La morte non è un evento della vita. Non si vive la morte.
Se per eternità non si intende durata temporale infinita, ma intemporalità, allora vive in eterno colui che vive nel presente.
La nostra vita è tanto priva di fine quanto il nostro campo visivo è privo di limite.

Di certo questa rappresentazione di Anom Vitruv è segno di vita, al tempo stesso traduzione e messa in pratica, esercizio, metodo e ispirazione. Un’ opera che gli sopravviverà e che lo proietta da oggi in infiniti luoghi potenziali d’ascolto.

Präsens Editionen, edizioni del presente: non è un caso, non una condanna, ma la messa in pratica di una filosofia, da Wittgenstein a Vitruv.