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THURSTON MOORE, Flow Critical Lucidity

Non penso ci sia bisogno di introduzioni per Thurston Moore e non sarebbero nemmeno possibili in una recensione, visto che ci sono volute 650 pagine del suo “Sonic Life” per dipanare i suoi interessi e la sua vita passata coi Sonic Youth o per parlare della sua ex moglie Kim Gordon e dei suoi inizi con l’orchestra noise chitarristica di Glenn Branca, alla fine degli anni Settanta. Il nuovo album Flow Critical Lucidity è il nono della sua carriera solista e forse è quello che meglio incarna tutto quello che stato Moore musicalmente: le dissonanze, la ricerca, la tensione, gli intrecci melodici… Questa volta al suo fianco possiamo trovare: la sua nuova moglie Radieux Radio a.k.a. Eva Prinz, che l’ha aiutato a scrivere quasi tutti i testi di questo nuovo album, Deb Googe dei My Bloody Valentine al basso (così com’era successo per l’album By The Fire), Jon Leidecker dei Negativland alle parti elettroniche, James Sedwards dei Nøught al piano/chitarra/organo, Jem Doulton alle percussioni (lui suona insieme a Róisín Murphy) e Lætitia Sadier degli Stereolab ai cori.

Flow Critical Lucidity prende il nome da un verso del singolo “Sans Limites” e la sua copertina presenta l’opera “Samurai Walkman” di Jamie Nares, un elmo adornato di diapason. Nares (nato in Gran Bretagna) è un amico di lunga data di Thurston Moore sin dai tempi della No Wave di New York e i due hanno spesso collaborato a livello artistico e musicale. L’opera rappresenta i suoni che sono attorno a noi e che ci attraversano ed è un concetto perfetto per un musicista che ha fatto della ricerca sonora uno dei fulcri della sua vita. L’album si compone di sette pezzi che definirei ispirati. Si parte con il piano e le percussioni di “New In Town” dove le dissonanze chitarristiche creano la tensione d’ambiente (nel testo vengono anche citati i Minor Threat, Teen Idle, Bad Brains, Red C, Youth Brigade, GIs e Fugazi). “Sans Limites” parte come una suite durante la quale piano e arpeggi di più chitarre che sembrano duettare con fare leggermente jazz, per poi partire con una bella ballad. “Shadow” forse è il pezzo che mi ha ricordato di più i Sonic Youth con quei rimpalli di accordi stortigni tra le chitarre e il basso: viene descritta come la continuazione di “New In Town”, in cui il protagonista gira per i posti dove la creatività trova casa e dove si creano legami forti ed è incantato da tutto ciò che prova. Anche “Hypnogram” è una bella ballad con un’atmosfera malinconica, ma con una tensione di fondo. La batteria, fino ad ora, è solo accennata, non ci sono cavalcate, è come l’incedere lento di un treno che lascia il tempo di pensare alla propria vita. “We Get High” rallenta ancora di più il ritmo per creare un’atmosfera psichedelica (come suggerito dal titolo) con le chitarre che creano vortici in cui perdersi. “Rewilding” è un pezzo che, come il precedente, si basa sulla contemplazione della natura e dei suoi alleati (si fa riferimento ai gruppi che in Inghilterra si muovono per ripristinare le condizioni naturali e originarie di un territorio). “The Diver” è il pezzo che mi ha convinto meno: con i suoi otto minuti di lunghezza è il brano dove la melodia chitarristica è più statica. Il pezzo si ispira ad una storia vera di un sommozzatore perso nel lago di Ginevra, fatto successo mentre avvenivano le registrazioni di questo disco, nel 2022. L’album si chiude così, con un’ultima considerazione sulla vita e sulla natura. Personalmente Flow Critical Lucidity mi è piaciuto e vi consiglio di ascoltarlo prendendo del tempo per farlo, senza fare altro…

P.S.: la versione in vinile ha allegato un flexy con un pezzo in più, “Isadora”. Questo è il pezzo più “pop” del lotto ed è anche quello più ritmato. È quasi un mid tempo in bilico tra Dinosaur Jr e Jesus And Mary Chain. C’è pure un assolo!