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BIZHIKI, Unbound

Oggi mi trovo a recensire un progetto particolare che si chiama Bizhiki. Normalmente, quando scelgo gli album da recensire, prendo qualcosa che quasi sempre ha un lato oscuro o spigoloso. Questa volta per Unbound ho fatto un’eccezione dovuta dal fatto che il progetto Bizhiki è così particolare che mi sembrava un peccato non parlarne. I fautori di questo primo album sono tre: due nativi americani dediti al canto Pow Wow (Dylan Bizhikiins Jennings e Joe Rainey) e Sean Carey, già membro dei Bon Iver. La musica dei Bizhiki forse nasce da un’esigenza e sicuramente è legata a doppio filo alla tradizione dei nativi americani, però non è solo questo: gli undici pezzi presenti nell’album fondono il canto tradizionale Pow Wow (presente in quasi tutti i brani) con suoni più indie che sono aperti alla sperimentazione (vedi la batteria satura e “slabbrata” di “Trying To Live”, che si integra coi tappeti sonori sintetici e i canti, oppure le distorsioni ritmiche e le chitarre noise di “SGC”). Cercate di immaginare un approccio minimale e intimistico che si infrange su picchi di intensità per poi trovare la calma in ballad con piano e slide guitar (“She’s All We Have”), salvo trasformarsi nuovamente con ritmi distorti, loop sintetici, lievi accordi di piano, trovando un’atmosfera quasi psichedelico-indie che nel finale diventa una ballad soffusa (la seguente “Rez News”). “Nashke!” è un’altra canzone che secondo me val la pena di portare alla vostra attenzione, perché è melodica, sognante, più indie di altre, sia come suono, sia per quello che rappresenta questo album: costruita attorno a una preghiera al cielo e al sole, prende il suo titolo da una parola Ojibwe che significa “guarda!” ed è un omaggio poetico alla natura purificatrice del dolore (così ce la spiega Bizhikiins Jennings, anche professore di scienze ambientali al Northland College del Wisconsin e studioso della lingua Ojibwe). “A volte la pioggia è vista come un grosso problema e potrebbe rovinare il tuo evento o far sembrare la tua giornata cupa e questo potrebbe essere il modo in cui qualcuno si sente quando è alle prese con il dolore. Ma l’acqua è vita e quando quell’acqua arriva dal cielo, ci aiuta in qualche modo, che lo vogliamo o no”.

Una nota a lato: il Pow Wow non è solo un canto, ma sotto tale nome si intende anche un raduno di persone native americane, dove si celebra la loro cultura con canti, danze e socializzazione.