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AIDAN BAKER, Synth Studies II

baker

A tre anni dall’uscita del primo volume di Synth Studies (Broken Spine Productions, 2013), il percorso sensoriale intrapreso da Aidan Baker prosegue con l’uscita del secondo capitolo, Synth Studies II. Il territorio sonoro esplorato dal musicista canadese è sempre quello dell’ambient drone, ma il suono sprigionato dai synth qui è molto più astratto e mentale. Ronzii, riverberi e increspature: tutto fluisce lentamente con austerità narcolettica, basta sentire la cupa “Drone III”, traccia d’apertura di questa cassetta uscita per la homemade label irpina Manyfeetunder in edizione limitata (prima tiratura esaurita in poco tempo). “Melody III” alterna un’atmosfera noir di lynchiana memoria ad astratti congegni melodici. E quando pensiamo di aver raggiunto la vetta più alta di rilassamento, proprio lì, tra il sonno e la veglia, il suono assume una forma più aliena, dal piglio decisamente ipnotico: “Swells I” si insinua, simulando onde che salgono e scendono in un movimento che sembra senza fine.

Con Synth Studies II Aidan Baker si è completamente abbandonato a una forma di minimalismo basata appunto sulla manipolazione dei synth, in grado di suscitare una sorta di trance onirica. Il risultato è un esperimento tra il cosmico e l’industriale che va al di là del semplice ascolto di sottofondo. Perché quando la coltre di frequenze inizia a penetrare progressivamente il cervello, la sensazione è davvero quella di venire fisicamente sopraffatti dal vacillante incanto ambientale. Travolgente. Astenersi ascoltatori impazienti.