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MATTIA LORIS SIBONI / GIULIO STERMIERI, Catopter 1: Lost Places

Nel loro primo album in comune Giulio Stermieri e Mattia Loris Siboni lavorano su di un immaginario di luoghi scomparsi o perduti con i concetti dello specchio (katoptron in greco) del doppio e della percezione.

Si parte quindi dallo storico “XM24”, toccante episodio nel quale le note sembrano perdersi in una pozza liquida che ne amplifica i rintocchi melodici. Il Rhodes di Giulio gocciola letteralmente in “Villa Selva”, mentre l’elettronica di Mattia Loris sembra disegnare fondali come masse scure di colori autunnali. Non sappiamo in che modo le location abbiano influenzato le improvvisazioni ma immaginiamo i rimandi a mondi differenti, come il rintocco cardiaco che funge da spina dorsale a “Sheol”, il regno dei morti dell’Antico Testamento. I brani sono estremamente controllati e non si perdono in voli pindarici, fattore che rende più preziosa questa testimonianza, perché distilla letteralmente percorsi e mete, esaltandone concentrazione e sapori.

Rimaniamo in Medio Oriente con “Jaffa”, che sembra quasi una creatura nell’atto di riaprirsi al mondo, scricchiolii e piccoli movimenti inclusi. Il “Ponte Sospeso”, brano centrale nel suo posizionamento, potrebbe essere ovunque, forse quello di Vizzano presso Bologna, forse un collegamento lontano, in una zona di conflitto. Difficile dirlo, ma il brano ci trasmette una drammaticità elettrica, da cavi scoperti, senza mai esplodere, quasi come se avessimo già sorpassato la zona in fase aerea e fossimo altrove. Nell’acciaieria martoriata di “Mariupol”, dove fra i circuiti sembra esserci ancora energia bloccata in loop, oppure nella piratesca “Libertatia”, dove Henry Avery diede il via alla leggendaria colonia anarchica. A tratti sono solo flash, a tratti brani più composti, ma l’incrocio fra le due energie riesce ad accendere scintille, collegando immagini e sentori. Ma, come di norma, per tutto c’è una fine, che può essere geografica, di durata, oppure di dispersione. “Burnt Hard Drive” sembra un brano dei Tarwater da tanta bellezza vi è contenuta, e scivola via senza che possiamo fare altro che immaginarlo.

Ci restano il ricordo e qualche suono soltanto.