Witnesses: fendere l’oscurità

Witnessess: fendere l'oscurità

To Disappear And To Be Nothing è uno di quei dischi che puoi scoprire solo per caso, in un momento in cui la svogliatezza sta per prendere il sopravvento. A cercarlo forse non lo troveresti mai, perché è talmente particolare ed estraneo alle regole attuali della musica del destino da sembrare non appartenervi. Pur essendo assimilabile al sound degli anni Novanta e impreziosito da una produzione per certi aspetti in linea con la contemporaneità, è talmente intenso da apparire atemporale. Per questo motivo era necessario approfondirne la genesi insieme a chi questo disco lo ha immaginato e plasmato. A voi.

Perché hai scelto di utilizzare il nome Witnesses e quale era il tuo obiettivo iniziale?

Greg Schwan: Non ricordo davvero, onestamente! Desideravo solo un nome efficace. È un po’ come una chitarra. Se non ti piacesse esteticamente, non la suoneresti mai. Lo dico sempre ai miei amici quando ne stanno cercando di nuove. Assicurati che sia esteticamente bella! Allo stesso tempo, ho pensato che un po’ di mistero sarebbe stato perfetto. Witnesses di cosa, esattamente? Per me è davvero importante che ci sia del mistero in questo progetto. Non voglio rivelare nulla o portare l’ascoltatore lungo una strada specifica. Un artista tradisce se stesso e l’ascoltatore se non lascia dello spazio all’interpretazione.

Hai iniziato a nome Witnesses alcuni anni fa, realizzando musica strumentale e sei giunto a pubblicare To Disappear And To Be Nothing nel 2019. In che modo vedi la tua evoluzione come musicista attraverso questi primi tre album? Qual’e l’elemento comune che li unisce?

Bella domanda. Non avrei mai pensato di realizzare un album doom a nome Witnesses. Infatti ero piutosto stanco di agire sempre secondo schemi rock o metal. Witnesses è nato con l’idea di attraversare i generi, ma non ho mai pensato al metal come a una possibilità. Desideravo imparare qualcosa di nuovo; volevo pensare in maniera differente e tirarmi fuori dalla tirannia dei riff. È comunque successo qualcosa e mi sono deciso a realizzare l’album che desideravo da sempre. Dato che Witnesses non è legato ad alcun genere, l’ho realizzato con questo progetto. Potenzialmente questa decisione potrebbe stridere, ma trovo eccitante il fatto che alcune persone ci ascoltino per il materiale doom e altri per quello strumentale. E alcuni strampalati apprezzano entrambi!

Come musicista spero di stare crescendo in termini di arrangiamento e composizione. Non sono particolarmente tecnico e non aspiro a diventarlo. Desidero solamente scrivere ottime canzoni. Fine.

Per quanto riguarda l’elemento comune, essenzialmente voglio creare arte evocativa che gli altri possano interpretare. Di sicuro non porto un messaggio o nulla del genere. Desidero solo che si sentano immersi in tutto questo. Immagino che gli ascoltatori vi si dedichino di notte, con gli auricolari e magari qualcosa da bere. Certamente non penso sia musica per la macchina o la palestra.

Nonostante tu e Suvo Sur abbiate fatto parte di Witnesses a partire dalla realizzazione di I, avete collaborato con altri musicisti, tra cui Jørgen Munkeby (Shining) e Mark Zonder. In che modo siete entrati in contatto con loro e come ritieni che queste collaborazioni possano avere arricchito le vostre canzoni?

Sono entrambi musicisti fenomenali ed è facile lavorare con loro. Il bello è che si rendono disponibili alle collaborazioni, quindi ho semplicemente scritto loro via e-mail. Per un musicista sconosciuto come me è stata un’opportunità fantastica potere lavorare con loro. È la tecnologia ad averlo reso possibile. Ovviamente non li ho mai incontrati. Invio loro dei file e mi rispondono inviando altri file. Tenendo conto del loro talento, le revisioni sono state minime. Inoltre sono superveloci ed è fantastico.

Nel caso di Jørgen, ritengo che il sassofono si adatti piuttosto bene ai nostri brani strumentali. Aiuta che lui sia uno che spacca, ma penso che sia proprio il carattere del sax in sé a essere grandioso. Mi piace tutto quello che ha realizzato per noi, ma la sua esecuzione nella suite “Vast”, contenuta in II, forse è  la mia preferita.

Per quanto riguarda Zonder… lui semplicemente sa cosa deve fare. Descriverei il lavoro che ha svolto per noi come incredibilmente raffinato. Ed è importante in ambito doom. Non è metal tecnico; la batteria deve essere contenuta, pur mantenendo quel groove essenziale per questo tipo di musica. Anche il lavoro svolto con Mark ha richiesto pochissime revisioni.

I brani inclusi in To Disappear And To Be Nothing paiono essere stati strutturati con attenzione ai minimi particolari e sembra tu abbia riflettuto profondamente sulla resa del suono. C’è sempre un equilibrio tra i riff di matrice heavy/doom e la ricerca di un’atmosfera delicata. Quanto credi sia importante il processo di missaggio/produzione nel raggiungimento del risultato finale?

È interessante, perché  quando riesamino il lavoro di mix di To Disappear And To Be Nothing, mi rendo conto di non sopportarlo. Witnesses è il primo progetto per cui mi occupo personalmente del mix e To Disappear And To Be Nothing il primo album realizzato con questo tipo di strumentazione. Non intendo enumerarne i difetti, sia sufficiente sapere che è stata un’esperienza che mi ha insegnato tantissimo. Spero in futuro di poterlo mixare e rimasterizzare nuovamente. Per fortuna amo ancora le canzoni e questo è l’aspetto più importante. Credo che un po’ come gli audiofili fanno con il loro impianto, la gente usi le canzoni per testare la produzione. È piuttosto sciocco e tralascia il fulcro di tutto questo. Forse le persone sono solo annoiate, è difficile da dire.

Quindi sì, il mix e la produzione rivestono un’enorme importanza. Cerco di assicurarmi che ci siano quantomeno crescita e miglioramento, nonostante sia lontano dal raggiungere la competenza desiderata.

Le canzoni incluse in To Disappear And To Be Nothing sono state composte nello stesso periodo oppure hai impiegato molto tempo a concluderle? In che modo pensi sia mutato negli anni il tuo approccio alla composizione?    

Sto avendo difficoltà a ricordare, ma penso di avere scritto tutte le canzoni in un attimo, durante il 2016. Mi sembra sia così. Prima avevo scritto forse cinque canzoni. Le ho scartate tutte, ma poi è nato To Disappear And To Be Nothing. Anche il prossimo album doom è già scritto e mi si è rivelato piuttosto velocemente. Naturalmente, ciò che ha sostenuto TDATBN è stata la lotta per la ricerca di un cantante. Non volevo linee vocali sporche, ma uno splendido cantato che potesse aggiungere qualcosa. L’ho trovato in Kody. Ha svolto un lavoro eccezionale.

In termini di approccio, non credo sia mutato significativamente. Sto a tuttora cercando di incanalare in questa musica qualcosa che non sono ancora riuscito a catturare. Mi ci sto avvicinando, ma non sono ancora pronto per il cambio stilistico. Sono troppo distante dal mio intento originario. Magari dopo il quinto album doom, quando sarò frustrato e annoiato!

Apprezzo lo stile poetico con cui nei testi affronti tematiche intimamente personali. Ti piace leggere? Quali sono i tuoi autori e/o libri preferiti?

Tristemente non leggo più quanto in passato, ma ritengo comunque che leggere sia di enorme importanza per la crescita di una persona. La pazienza e concentrazione per la parola scritta è qualcosa che considero come un abilità… è da coltivare. Nel nostro tempo, con i computer in tasca e la possibilità di ricevere notifiche con un solo gesto… diventa più difficile mantenere questa concentrazione. È disumanizzante. Ad ogni modo, attualmente sono ossessionato da Cormac McCarthy. L’ho riscoperto durante gli ultimi mesi. Il suo stile è impareggiabile e l’oscurità della sua scrittura è inquietante in un modo per certi aspetti unico. La cultura americana è così stupidamente ottimistica e propensa alla propaganda razzista. McCarthy mette in evidenza tutto questo e lo fa violentemente.

Suppongo comunque che il mio autore  preferito in assoluto sia Camus. Penso che in particolare le opere teatrali rappresentino il meglio della sua produzione, ma i saggi sono naturalmente più rilevanti di qualsiasi altra cosa.

La copertina di To Disappear And To Be Nothing è stata realizzata da YiskArt (Jessica Isaksson), mentre quella di Everything Is Worse da Anders Røkkum. Hanno realizzato le loro opere in autonomia oppure hai suggerito dei temi o idee specifiche?

Il mio rapporto lavorativo con YiskArt è davvero splendido. La considero una vera e propria collaboratrice e mi basta fornirle uno spunto affinché lei lo elabori come vuole. Ha realizzato anche altri due dipinti per le copertine di alcuni miei singoli. In casa ho tutti i suoi dipinti. Lei è importante tanto quanto i musicisti con cui collaboro. Quando ero ragazzino sceglievo i dischi da comprare per la copertina. Quei tempi sono finiti, ma quello spirito guiderà sempre il mio modo di considerare complessivamente un disco.

Per quanto riguarda Anders Røkkum, quell’opera esisteva già. L’ho contattato e ha apprezzato la musica. Il resto è storia. L’ultima volta che sono stato a Bergen avrei voluto incontrarlo e non ho potuto, ma ci tornerò e spero di incontrarlo allora. Il suo stile è diverso da qualsiasi altra cosa abbia mai visto. A lavorare su tutti quei dettagli, mi sento come se mi prendesse un infinito mal di testa.

Ho letto che hai intenzione di realizzare un album dark folk. Hai già iniziato a lavorarci? Come procede?

È divertente, perché ho ricevuto questa mattina il file con alcune linee vocali da uno dei musicisti con cui collaboro. Quindi sì, siamo nel mezzo dei lavori. Sta procedendo davvero bene, ma è anche una sfida. Non ho mai fatto nulla di simile. Suppongo che da una parte dia una sensazione di libertà, ma il fatto è che in tal senso non ho esperienza. Scrivere un riff metal è nella mia natura. In questo caso, non ho idea di cosa stia facendo, ma durante gli ultimi anni ho scoperto della vecchia musica country e mi sono reso conto di averla trascurata troppo a lungo. Non so da dove provenga tutto questo pop country, ma il vecchio country è tremendamente dark. Tutte le canzoni sembrano parlare della perdita della propria donna, del perdersi, dell’uccidere qualcuno e del divenire un fuorilegge. Eccellente! Ad ogni modo, spero di pubblicarlo presto, ma sospetto che probabilmente uscirà nel 2021.

Sembra che tu abbia una forte connessione con l’Europa e in particolare la Scandinavia. Essendo io laureato in Lingue Scandinave (danese), mi chiedo se tu abbia un interesse per la loro storia e cultura…

Altra domanda interessante e ottima osservazione. La mia discendenza è più che altro tedesca, ma non provo nulla quando vado in Germania. Di fatto, non è tanto il fatto di non provare nulla, è che non mi sento proprio accettato. D’altra parte, in una città come Bergen, mi sento davvero a casa. Non saprei come spiegarlo. Vi è una sorta di connessione che percepisco quando mi trovo lì. Come se le appartenessi. Sono un americano dell’East Coast in tutto e per tutto, ma il momento in cui sono sceso per la prima volta dal treno a Bergen, ho saputo di amarla. Per me è comico il modo in cui io e mia moglie ci confondiamo tra la gente quando ci troviamo lì e qualcuno ha persino chiesto se fossimo norvegesi. Ma sai, non sono certo che sia la storia ad attirarmi. Deve essere qualcos’altro. È meno tangibile. Non sono una persona amante della natura, ma i fiordi e il clima nebbioso di Bergen mi sono di conforto. Suppongo sia per questo che ci siamo stati quattro volte e che vi torneremo il prima possibile.

Grazie per il tuo tempo. Puoi concludere quest’intervista con qualcosa di rilevante che le mie domande non abbiano messo in luce…  

Le tue domande sono fantastiche. Molte interviste chiedono solo cose riguardo le nostre influenze o robe simili, di cui non mi piace nemmeno parlare. Quindi grazie per la cura con cui le hai formulate e per l’interesse. Significa molto.