VEIL OF CONSPIRACY, Echoes Of Winter

Echoes Of Winter, pubblicato il 27 agosto 2021, è il secondo album dei Veil Of Conspiracy, che vede un’importante new entry: Alessandro Sforza, già frontman di altre due notevoli realtà romane come Ars Onirica e Invernoir. È a tutti gli effetti la chiave di volta di questo disco, poiché le sue competenze canore reggono il confronto con vari “mostri sacri” della scena death-doom, e mi riferisco a nordici eccellenti quali, tra gli altri, Mikko Kotamäki o Jonas Renkse, rispettivamente in Swallow The Sun e Katatonia, due gruppi che rappresentano una massiccia influenza per la band, ma mi permetto anche di dire che, in particolare stavolta, più che una lezione appresa vi è proprio un tentativo (riuscito) di lasciarsi ispirare a livello profondo per poi rielaborare i dettami del genere in maniera personale, nostalgica quanto basta e con un livello qualitativo nel songwriting che oggigiorno è difficile da trovare anche nelle nuove produzioni di quelle stesse band di riferimento.

La sezione ritmica, composta da Davide Fabrizio alla batteria e Cristian Marchese al basso, dà il giusto supporto al meticoloso lavoro chitarristico di Emanuela Marino e Luca Gagnoni. Il risultato riesce a conciliare elementi prog di stampo “opethiano” con una malinconia dalle mille sfumature, presente persino negli assoli. I primi otto brani sono piuttosto omogenei in termini stilistici, ma non per questo noiosi o monotoni. C’è un filo conduttore dettato da un mood molto vicino ai Katatonia di fine anni Novanta, con delle finezze in termini compositivi, che vanno oltre un riff ben strutturato, o melodie che rimangono in mente come una hit estiva: da “Woods Of Nevermore” a “Forsaken”, infatti, i brani hanno molto in comune tra loro, in termini di atmosfera e tematiche dei testi, pur mantenendo un buon livello di varietà. La svolta giunge con una inaspettata virata black metal nella nona traccia, “Svart”, diretta ma raffinata, e che strizza l’occhio ai Dissection: l’ottimo scream di Alex, intervallato da un altrettanto ottimo growl fanno di questo penultimo brano un “fuori programma” molto apprezzato, anche grazie a un riffing gelido e a ritmiche tutt’altro che banali.

Echoes Of Winter si conclude con “Where The Sun Turns To Grey”, che vede la partecipazione di Gogo Melone, talentuosa cantante dei doomster Aeonian Sorrow. È un brano lento, che ricorda da vicino i primi esperimenti della modalità denominata “beauty and the beast”, dove a una voce femminile angelica si contrappone un growl maschile decisamente profondo. L’atmosfera è un dichiarato omaggio a quei brani degli Swallow The Sun in cui era presente Aleah come guest vocalist, ma anche al progetto Trees Of Eternity, che vede la stessa assieme al chitarrista degli Swallow The Sun. Il loro unico album è uscito postumo, poco dopo la morte di lei, ma ha chiaramente lasciato il segno.

Al di là di facili conclusioni da trarre quando si parla di un album fortemente influenzato dal glorioso passato death-doom nordeuropeo, metterei in evidenza, piuttosto, la qualità, altissima, che permea ogni aspetto di questa uscita discografica, dalla composizione alla produzione. È un album che mi ha emozionato, dove ogni nota o parola arriva in modo diretto, senza filtri di sorta, e dove alcuni aspetti particolarmente profondi, fragili e talvolta scomodi della vita vengono portati all’estremo, urlati ed esibiti con un’intensità disarmante.