USNEA, Portals Into Futility

Gli Usnea sono un’entità originatasi a Portland (Oregon) nel 2011 è già autrice di un album omonimo (Orca Wolf Records, 2013) e di Random Cosmic Violence (Relapse, 2014), oltre a uno split 7″ coi Ruins (Halo Of Flies, 2014): la loro è una matassa nella quale avvolgono lentamente input di matrice death doom.

A differenza di molti colleghi – soprattutto americani – la formazione composta da Justin Cory (chitarra, voce), Johnny Lovingood (chitarra), Joel Williams (basso, voce) e Zeke Rogers (batteria) rinuncia all’impatto frontale e tende a plasmare atmosfere malinconiche, entro le quali ogni elemento viene scelto e soppesato con estrema cautela. Al di sotto della superficie di Portals Into Futility c’è uno strato melodico che lo attraversa per intero, caratterizzandone ogni nota, e che procede di pari passo con le storie narrate tra urla strazianti e lamenti di dolore (da accompagnare alla lettura di classici come “Dune” di Frank Herbert, “Valis” di Philip K. Dick, “L’ombra del torturatore” di Gene Wolfe…). La produzione, curata da Jared See e Andrew Grosse, si rivela essenziale nel raggiungimento di un equilibrio tra la profondità delle chitarre, il multiforme lavoro svolto dalla sezione ritmica e le mai invadenti linee vocali. Il pregio di episodi quali ad esempio “A Crown Of Desolation” è da ricercarsi nella capacità di evolversi mantenendo intatti alcuni spunti che legano tra loro i differenti momenti, accarezzando strutture ritmiche assimilabili al prog, soprattutto per quanto riguarda le modalità con cui si susseguono. Da questo punto di vista si potrebbero individuare alcuni punti di contatto con gli Esoteric, seppure le composizioni della band statunitense siano caratterizzate da una maggiore emotività e da una più esile fruizione.