TROLL, Troll

Il debutto omonimo dei Troll (Portland, Oregon) fu in origine distribuito come autoproduzione agli albori dell’autunno 2016 e divenne immediatamente di difficile reperibilità. Shadow Kingdom lo ristampa senza troppe cerimonie in formato cd e cassetta. È un po’ un paradosso che una casa discografica indipendente pubblichi un album clamoroso e non si prodighi nell’elogiarne le qualità. Questo disco è senza dubbio uno dei più validi a essere stati realizzati in ambito stoner doom in anni recenti e ha in sé qualcosa di magico che gli conferisce un retrogusto evocativo. Da un punto di vista stilistico ci si trova tra Slow Horse e Abdullah, ma – trattandosi di un lavoro anni Duemila – vi sono alcuni elementi che riportano alla mente i Pallbearer. In particolare il suono della chitarra diviene spesso melodico e levigato come quello della formazione di Little Rock (Arkansas), seppure nel complesso si noti il desiderio di apparire meno enfatici.

Gli episodi inclusi si rivelano sufficientemente variegati da tenere desta l’attenzione dell’ascoltatore e – pur essendo estremamente malinconici – in alcuni frangenti mantengono un sottile equilibrio con la loro controparte heavy. A un primo ascolto potranno apparire monotematici, ma un ascolto attento rivelerà la presenza di elementi di rottura quali spoken word e ispirate fughe strumentali. Splendido.