The Great Old Ones: non siamo nulla, vaghiamo nel cosmo

The Great Old Ones

I Great Old Ones sono dediti a una forma di (post) black metal differente rispetto a quella che ci si aspetterebbe da una band francese: il loro sound è aggressivo e, pur inglobando molta atmosfera, mantiene intatto un afflato evocativo del tutto devoto all’oscurità. Non a caso il loro mondo concettuale si rifà a Lovecraft e ne approfondisce le tematiche esistenziali, plasmando brani dissonanti eppure coinvolgenti. Melodie sinistre e ritmiche oblique si fondono con una ricerca formale ai limiti della psichedelia e con una controparte visuale in cui ci si potrebbe perdere. Della possibilità di uscirne incolumi e altro ancora abbiamo avuto modo di discutere con il chitarrista e cantante Benjamin Guerry…

La band è nata dieci anni fa. Come descriveresti questo primo decennio di musica?  Ritenete di avere raggiunto i vostri obiettivi principali? Avete qualche ricordo indelebile da condividere con i nostri lettori?

Benjamin Guerry (chitarra, voce): A essere onesti, è stato tutto così veloce che a volte mi risulta difficile tornare con la mente a quello che è successo. Ci sono stati anche numerosi avvicendamenti nella formazione e ogni volta è una rinascita, quindi ammetto di guardare maggiormente al presente e al futuro. D’altra parte, sono davvero felice di vedere il progetto andare avanti e di assistere al pubblico che continua a supportarci e cresce di numero. Abbiamo già fatto grandi cose durante la nostra breve carriera, suonando in festival fantastici, aprendo per band di cui siamo fan e intraprendendo tour stupendi. Sarebbe difficile riportare un ricordo in particolare, ma avere suonato tre volte all’HellFest e avere fatto da supporto a Behemoth, Gaahl…, sono ricordi incredibili.

Se doveste suggerire come far iniziare con Lovecraft qualcuno che non sia abituato a quel tipo di narrativa, quale scegliereste e perché? Per alcune persone è complesso trovare una valida chiave di lettura della sua opera, perché per loro la sua arte si basa solamente sull’umore e l’atmosfera. Pensano vi siano troppi elementi fantasy e un’infinita lista di toponimi e nomi di creature. Dato che amate la sua narrativa, forse potreste fornirci una differente chiave di accesso o al limite un nuovo approccio al suo mondo.

Ci sono differenti modi per accedere all’universo di Lovecraft. Personalmente, lo scoprii tramite il gioco di ruolo The Call of Cthulhu, quando ero adolescente. In quel momento venni a conoscenza di un universo che mi affascinò subito. Il fatto che la maggior parte delle storie avvenissero nella vita reale, ma consentissero esperienze straordinarie, basate sulla conoscenza dell’occulto e su creature empie, mi spinse a interessarmi all’opera dell’autore.
Scoprire Lovecraft da adulti è di certo differente. Ad ogni modo, oggi ci sono diversi media tramite cui approfondirlo. Per iniziare, se si ha una repulsione per la lettura, ci sono fumetti fantastici e ottimi video games. Per quanto riguarda i racconti di Lovecraft, forse “La maschera di Innsmouth”, perché c’è più “azione” rispetto ad altri suoi lavori.

Credete si possa trovare una connessione tra la scrittura di Lovecraft e una rappresentazione della società umana? Intendo dire se si possa trovare un messaggio nascosto tra i suoi racconti…

Lovecraft ha messo nei propri scritti le sue fobie e le sue paure. Ci sono quindi spaccati della società di quel tempo, ma la decadenza, l’orrore e la possibile mancanza di significato dell’essere umano sono sempre presenti. La filosofia Cosmicism, che dà il titolo al nostro nuovo album, rispecchia bene il mondo contemporaneo. Spiega che l’Uomo non è nulla se considerato in rapporto all’universo e al cosmo. E penso questo sia il vero pensiero di Lovecraft.

Per quanto riguarda il vostro personale punto di vista, che cosa vi ha attratto così fortemente nella sua opera e quale è stato il vostro approccio alla trasformazione delle sue parole in testi e musica?

Ci sono molti aspetti affascinanti nell’opera di Lovecraft. Innanzitutto, oscurità, malinconia e un senso di drammaticità che si adatta perfettamente alla musica che desideriamo comporre. Inoltre, il fatto di trovare nei suoi scritti un universo coerente, per cui l’autore ha creato un’intera mitologia e una cosmogonia, apre a molte possibilità di creazione. Ci sforziamo di offrire una nostra intepretazione del suo universo, senza focalizzarci solo sulle entità, ma anche sui luoghi e i paesaggi che infestano.

In aggiunta alle domande precedenti, c’è altro che amate leggere e che ritenete un giorno possa entrare a fare parte del vostro mondo concettuale? Quali emozioni desiderate riversare nella vostra musica?

Naturalmente leggiamo altro oltre a Lovecraft e apprezziamo molti autori come Poe, King, Barjavel… Con la musica così come con la lettura, ciò che cerchiamo è di fare viaggiare la nostra mente. Le emozioni possono essere così diverse. Può essere fascinazione, trascendenza, malinconia, oppure furia e violenza. Desideriamo evolvere con la nostra musica e fare in modo che tocchi differenti aspetti. Per ora ci siamo focalizzati sull’opera di Lovecraft. È la base e abbiamo ancora molto da esplorare.

Apprezzo il modo in cui integrate frangenti d’atmosfera con gli elementi più classicamente black metal della vostra musica. Questi due aspetti nascono insieme oppure in momenti separati del vostro processo creativo, quantomeno ai tempi del debutto? Come lavorate a una nuova canzone?  

È davvero un insieme e non vediamo gli uni senza gli altri. È stato così a partire dalla prima canzone della band. La composizione è per me un lavoro molto personale, in quanto sin dagli inizi ho sempre scritto la maggior parte dei brani. Normalmente ricorro a uno strumento, di solito una chitarra o la batteria, e costruisco il pezzo procedendo per stadi, aggiungendo strati. Tutto questo è guidato dalle mie emozioni. Devo percepire alcune cose per ogni partitura ed è lo stesso quando passo le canzoni ai miei compagni. Devono sentire una forte emozione per promuoverle.

Un altro aspetto che apprezzo delle vostre composizioni è che sono talmente stratificate da rivelare nuovi elementi e melodie anche dopo diversi ascolti. In Cosmicism ho notato alcuni fraseggi di chitarra che rimandano a una forma più tradizionale di heavy metal, nonostante siano sommersi in un mare di soluzioni ritmiche di matrice black metal. È qualcosa che avete perseguito o solo il risultato delle vostre influenze? All’interno della band avete gusti e preferenze simili?

Ogni membro della band hai propri gusti e la propria esperienza, ma abbiamo anche influenze comuni. L’album è un mix di tutto questo. I miei compagni lavorano molto sugli arrangiamenti, quali parti ritmiche di batteria o assoli di chitarra. In Cosmicism sentiamo di avere messo noi stessi senza limiti. Ognuno ha potuto portare la sua sensibilità ed elementi legati alla propria esperienza pregressa, in modo da sperimentare e fare in modo che ogni canzone fosse il più compiuta possibile.

Durante gli ultimi anni avete cambiato formazione e tre nuovi musicisti sono entrati a farne parte. Come consideri la vostra evoluzione attraverso questi primi quattro album e in che modo ritenete che i nuovi compagni vi abbiano aiutato ad evolvervi?

I cambiamenti fanno parte della vita di una band. I Great Old Ones richiedono molto tempo e investimento di energie. Non è mai facile e con ogni cambiamento devi trovare un’osmosi. Generalmente alla fine si hanno risultati positivi e ogni nuovo membro ha portato nuovi stimoli, sia dal punto di vista tecnico che esteriore, oltre al desiderio di proporre nuovi elementi scenici. Questo ha permesso alla band di maturare dal punto di vista compositivo e in generale migliorare il suono. Ogni album è differente, ma possiamo rintracciare la nostra evoluzione. La si percepisce anche dal vivo. Non vediamo l’ora di ripartire in tour per presentare il nostro show!

Jeff Grimal non fa più parte della band, ma collabora ancora nel trasferire la vostra musica su un piano visuale. La nuova copertina è fantastica e mi chiedo quali elementi desideravate rappresentare. Potete illustrarci il tema sottostante l’immagine che presenta Cosmicism?  

Desideravamo una grafica più “illustrativa” rispetto a quella degli album precedenti e la copertina è un invito a intraprendere un viaggio cosmico. Possiamo immaginare che l’entità dinanzi a noi inviti il protagonista a scoprire i segreti dell’universo e se stessa, dato che apre il suo corpo al cosmo. Questi segreti portano l’Uomo alla follia. Jeff ha rappresentato ottimamente tali concetti.

Quale tipo di musica ascoltate al di fuori del metal e in che modo credete la musica influenzi le nostre vite?  

Tutti noi ascoltiamo molte cose differenti. Per quanto mi riguarda, quando non ascolto metal, mi piace dedicarmi a musica d’atmosfera, artisti synthwave, musica classica, colonne sonore e alcuni album dark folk. Questa musica deve in una certa misura influenzare la mia composizione. Vi è del tragico e del drammatico che mi smuove e credo si ritrovi nella musica dei Great Old Ones. Le emozioni sono diversificate e in momenti più difficili di altri mi fanno davvero sentire vivo.

Chiedo spesso ai musicisti di raccontarci qualcosa a proposito del loro Paese e della sua cultura. Quali sono i luoghi che amate di più in Francia? Ritenete che la sua cultura possa infiltrarsi nella vostra musica o neI vostro approccio alla composizione?  

Non credo che l’essere francesi influenzi la nostra musica. Del resto Lovecraft era americano. Comunque ci sono molti luoghi che apprezziamo: Bordeaux, la città da cui proveniamo, con una profonda cultura del cibo e del vino, molto piacevole. Mi piace Parigi, che ritengo essere davvero bella, con molta cultura, ma la vita lì sarebbe troppo veloce per me. La Francia, con la sua storia affascinante, è piena di luoghi meravigliosi, piccoli villaggi medievali e splendidi panorami.

Grazie per il tempo speso nel rispondere alle mie domande. Potete chiudere l’intervista come preferite, magari raccontando qualcosa che io abbia tralasciato…

Grazie per il tuo supporto e per le domande interessanti. Non vediamo l’ora di ripartire in tour offrendovi un puro spettacolo lovecraftiano!