STEEL MAMMOTH, Atomic Oblivion

Gli Steel Mammoth sono stati tra i primi gruppi della NWOFHM e come spesso accade per altre formazioni facenti capo al medesimo movimento, non sono altro che un progetto parallelo messo su da musicisti già noti. In questo caso, si ritrovano Jussi Lehtisalo (Circle, Falcon, Pharaoh Overlord, Rättö Ja Lehtisalo, Split Cranium, …) e Ville Pirinen (Seremonia), affiancati da Ilkka Vekka e Samae Koskinen. Attualmente la loro miscela sonora attinge a piene mani dalla NWOBHM maggiormente influenzata dal punk. Atomic Oblivion risulta quindi essere differente dalle prime (stilisticamente) inclassificabili uscite della band di Pori ed è contraddistinto da una sguaiatezza di fondo e da una produzione memore dei primi anni Ottanta. L’attitudine non si discosta significativamente dagli esordi di Atomic Mountain e gli ingredienti che entrano a fare parte della loro miscela sono sostanzialmente invariati, solo che in questa sede a prevalere è l’Heavy Metal. La seconda parte dell’album presenta alcuni elementi distintivi come rallentamenti e refrain evocativi, nonostante nel complesso prevalgano atmosfere oscure, compresse in tracce dalla durata in apparenza effimera.  Trattasi di un lavoro trasversale, che attraversa generi ed epoche miscelando il tutto alla maniera… degli Steel Mammoth.