SINISTRO, Patrícia Andrade

Sinistro, foto di Ines Archando

Colpiti sia dal loro precedente Semente, sia dal nuovo Sangue Cássia, abbiamo deciso fosse il momento di fare quattro chiacchiere coi Sinistro, una band di difficile catalogazione e solo per larga approssimazione etichettabile come doom. Ricchi di rimandi a sonorità ambient e di atmosfere crepuscolari, i pezzi dei portoghesi hanno uno dei loro punti di forza nella voce versatile di Patrícia Andrade, con la quale abbiamo approfondito il discorso sul nuovo album.

Il vostro penultimo album Semente (2016) ha ricevuto ottimi riscontri e ha portato i Sinistro sotto i riflettori. Avete percepito la pressione e le aspettative nel lavorare al nuovo Sangue Cássia?

Patrícia Andrade (voce): I riscontri per Semente sono stati davvero grossi e, in una certa misura, una sorpresa per noi. Quando le reazioni al tuo ultimo disco sono così positive, poi pressioni e aspettative sono inevitabili. Abbiamo però cercato di non essere ansiosi e di comporre col medesimo spirito con cui abbiamo composto Semente. Il processo è stato lo stesso, con le stesse sensazioni. Sangue Cássia è più maturo ed è la continuazione di Semente. Siamo realmente felici del risultato: quando stai creando qualcosa è importante essere consapevoli del fatto che non tutte le tue scelte o il procedimento che seguirai potranno essere brillanti. Come dice Samuel Beckett: “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”. Sinora siamo contenti e grati di essere al punto “fallisci meglio”.

La vostra musica è radicata nella scena rock/metal, ma allo stesso tempo Sangue Cássia non sembra un album rock tradizionale: ha un’atmosfera antica e alcune influssi ambient. Mi chiedo in che modo abbiate scritto e provato le vostre nuove canzoni.

Non c’è alcuna formula speciale. Dipende da come ci sentiamo, cerchiamo di riversare le nostre sensazioni nelle canzoni. Andiamo in studio e sperimentiamo senza un ordine specifico. Se abbiamo la sensazione che ciò che stiamo facendo abbia significato, continuiamo ed esploriamo l’essenza delle sonorità che ne fuoriescono fino a sviluppare gli elementi ambient. Se c’è una formula, è intuitiva.

Ho scoperto Sinistro tramite un amico che ascolta molta musica estrema, ma che è anche un grande fan di Sade Adu. In qualche modo credo che questo abbia senso, in quanto ho sempre ritenuto la tua voce distante dal solito approccio “urlato”, ma più propensa a uno più suadente e notturno, che va ad aggiungere profondità  e intensità alla vostra musica. Ti ritrovi in questa definizione?

Anche a me piace Sade Adu. I Sinistro sono cinque persone con background differenti e la band rappresenta il risultato di questo incontro. Nonostante la maggior parte di noi ascolti musica heavy, sin dall’inizio una delle intenzioni era quella di creare ed esplorare una dimensione filmica con un forte taglio ambient. Abbiamo cercato di combinare tutte le nostre influenze anche se alcune di esse erano distanti dalla musica heavy. Nel mio caso specifico, ascolto molte cose diverse.

Parlando di suono e produzione, sembra che vi prendiate molta cura di ogni singolo aspetto dei vostri album. Cosa pensate a proposito del ruolo del produttore e dell’ingegnere del suono in questa era digitale? Intendo in pratica sapere se oggi il fattore umano nello studio sia per voi ancora determinante.

Il nostro produttore è Fernando Matias, il nostro bassista, e abbiamo registrato nel suo studio, Pentagon Audio Manufacturers. Il fattore umano è  determinante. Fernando sa come catturare l’essenza dei Sinistro. In qualche maniera, lui è il regista teatrale o cinematografico. Sa cogliere un semplice suono oppure il riff o la voce che faranno crescere la canzone. Lui è parte dei Sinistro, con le sue influenze, quindi sa come lavorare al meglio sui nostri movimenti. Ovviamente anche grazie agli aiuti offerti da quest’era digitale. Certo è che, se non comprendi la sensibilità della band, non sarà l’era digitale a salvarti.

Oggigiorno la maggior parte delle band canta in inglese, ma voi avete scelto di ricorrere alla vostra lingua madre. È qualcosa di davvero speciale e personale, anche se probabilmente non tutti potranno comprendere i vostri testi. Quale è stata la ragione che vi ha portato a compiere tale scelta?

Quando Fernando Matias e Rick (chitarra) parlarono con me e della mia collaborazione con i Sinistro sull’ep Cidade, si è subito optato per la lingua portoghese. Eravamo lontani dall’immaginare che i Sinistro avrebbero girato l’Europa cantando in portoghese. Non era nei piani, è  stata una decisione artistica. Anche se la maggior parte delle persone non comprende cosa stiamo cantando, le parole, tutte le sensazioni sono lì. La musica è comunicazione e oggi molti sono interessati e aperti ad ascoltarla in lingue differenti. Qualcosa sta cambiando.

Cosa puoi dici dei vostri testi e del vostro immaginario? Potresti offrire ai nostri lettori alcuni cenni su ciò che entra a far parte del vostro mondo e che ispira la vostra scrittura?

I testi parlano delle persone e delle loro esperienze, pensieri, paure e speranze. In Sangue Cássia ogni canzone parla di una persona. Dietro c’è un nome. La maggior parte sono persone che amo, vicine a me, o con le quali in qualche modo – tramite le loro storie – percepisco una connessione, anche quando non le conosco intimamente. Domande che ci facciamo tutti, inerenti le emozioni e l’esistenza.

Mi ha impressionato la copertina dell’album. Chi l’ha realizzata e quali sono le sensazioni che desideravate condividere con gli ascoltatori? L’avete scelta perché ha un legame particolare con quanto trattato nei testi di Sangue Cássia?

Tutto ciò che concerne la grafica è stato realizzato da Pedro Seixas Carmo, mentre la foto di copertina è di Alípio Padilha. Hanno dato la loro interpretazione del tema da noi proposto. Volevamo utilizzare nomi di piante nella maggior parte delle canzoni come metafora che illustrasse i temi dell’album (la fioritura di paure e speranze). Fondamentalmente, per ritrarre la natura umana e la sua irrequietezza.

Ho studiato letteratura portoghese e sono rimasto piacevolmente impressionato da alcuni libri di Antonio Lobo Antunes, Virgilio Ferreira, Antero de Quental… dunque mi chiedo se vi sentite influenzati da alcuni autori portoghesi e in quale modo. Avete qualche suggerimento di lettura?

Mi sento maggiormente connessa con Lobo Antunes e Vergílio Ferreira. Abbiamo ottimi scrittori in Portogallo e sono di ispirazione. Lobo Antunes e il suo approccio rude alla realtà, forte e con una densità unica. E  Vergílio Ferreira lthee che usa parole giuste per descrivere e fare domande, un esistenzialista. Suggerisco Raul Brandão, specie “Humus”: ci sono così tante sensazioni dentro le parole di questo scrittore e le sue descrizioni sono molto belle e ricche di significato. Per quanto riguarda la poesia: Al Berto, Herberto Helder and Adília Lopes.

La vostra immagine è diversa da quella di molte altre band con una donna alla voce. Pensi che l’immagine sia qualcosa di importante o sei più dell’idea che “music shall speak for itself”?

La musica prima di tutto. È ciò che desideri esprimere. L’estetica deve essere in armonia. Di certo c’è attenzione all’estetica, ma devi sentirti a tuo agio. Ho cercato di rendere semplice la mia immagine perché l’estetica deve aiutare la performance, non l’opposto. Ho la necessità di sentirmi libera di fare movimenti strani senza dover pensare alla maglietta che può  brillare o strapparsi. Se un giorno dovessi indossare un’armatura, senza dubbio dovrei sentirmi comoda.

Quali sono gli artisti e musicisti che suscitano il tuo interesse nella comunità metal e al di fuori di essa? Quali sono i tuoi attuali ascolti preferiti quando ti trovi sul tour bus o riesci a rilassarti a casa?

Nick Cave, PJ Harvey, Bach sono sempre presenti, ma ascolto molte cose. A volte entro in una fase ossessiva e ascolto a ripetizione poche canzoni. Da circa una settimana, sono in fissa con la canzone di Ionnalee “Dunes Of Sand”. Ora però sto cercando di calmare la mia ossessione e ascolto alcune cose di Mazzy Star. Nel rispondere a questa intervista ascolto Taxi di Bryan Ferry, mentre l’ultimo dei Mono ha girato a ripetizione per molti mesi l’anno scorso. Durante l’ultimo tour ho ascoltato molto Cure, Son Lux, Her Name Is Calla, Jambinai, Nina Simone, The Legendary Tigerman, David Bowie, The Oh Sees, Sexwitch, Lhasa de Sela, Miles Davis, Maria Callas e altri. In tour, mentre osservi la strada, hai molto tempo per ascoltare musica.

Ci sarà  l’opportunità  di vedervi dal vivo nel nostro Paese durante i prossimi mesi? Cosa puoi dirci della vostra attività dal vivo? Preferite suonare in occasioni di una certa grandezza tipo festival oppure vi sentite più a vostro agio in situazioni nelle qual la vostra musica può  essere apprezzata con un’atmosfera più  intima?

Sinora nessuna data, ma speriamo di venire presto in Italia. Ogni esperienza è differente, ma soprattutto, amiamo davvero suonare dal vivo. È condivisione e ogni condivisione è un’esperienza.

Grazie per il vostro tempo. Sentiti libera di aggiungere quello che ti senti…

Vi ringrazio per l’interesse e per le domande. Spero di vedervi presto. Auguro il meglio a te e The New Noise.