SERPENT CROWN, Serpent Crown

Serpent Crown

Nonostante il trascorrere degli anni, il metallaro persiste nel subire il fascino dell’immaginario fantastico e un poco naïf che da sempre caratterizza la sua musica. E allora come non accogliere con un sorriso sulle labbra una copertina disegnata a matita come quella del disco omonimo dei Serpent Crown? Se poi il contenuto musicale vede tre musicisti che si prodigano nel proporre anacronisticamente thrash metal dalle sfumature hardcore, ancora meglio. Data la presenza di una voce femminile, i riferimenti sono più che intuibili, in particolare se si tiene conto dell’incredibile somiglianza della timbrica di Dara Santhai con quella di Dawn Crosby in “Children Of The Night”. Un muro sonoro curato nei minimi dettagli e il preciso drumming opera di Will Carroll vanno a intersecarsi con veloci riff di chitarra e brevi fughe solistiche, come nell’eccelsa “To Leave This Land”. “The Trickster” è un mid-tempo carico di groove, che soprattutto nella parte iniziale paga lo scotto di una certa ripetitività, ma già a partire dal break centrale riprende il tiro per poi accompagnare l’ascoltatore verso la successiva “Doomsayer”: trattasi di un episodio molto diretto memore del sound della Bay Area, impreziosito da alcuni passaggi nei quali viene messa in evidenza la prestazione offerta dalla sezione ritmica. A tale proposito va fatto notare come in fase di produzione siano state valorizzate le linee di basso eseguite da Dave Dinsmore, evitando di relegarlo al solo ruolo di accompagnamento. Il punto di forza dei Serpent Crown sta nel sapere aggiungere a ogni brano quei particolari in grado di donare maggiore varietà alla proposta, offrendo così un disco che – pur nella sua brevità – riesce a incuriosire in vista di ulteriori sviluppi.