Sator: viaggi extrasensoriali

The New Noise segue i Sator sin dagli inizi e i loro album sono stati accolti favorevolmente. In particolare con il nuovo Scorching Sunlight è avvenuta una crescita esponenziale che li ha portati a realizzare un concentrato di sludge che per certi aspetti si spinge oltre i confini stessi del genere. Per questo motivo abbiamo deciso di scambiare alcuni pensieri con tutti e tre i musicisti coinvolti nel progetto. Buona lettura.

Che cosa ha dato inizio ai Sator? Come vi siete conosciuti e cosa vi ha spinti a suonare sludge?

Mauro: Ci siamo conosciuti a un concerto dove ognuno suonava con la propria band dell’epoca: parlando con Valerio sono venuti fuori un sacco di interessi in comune. Personalmente, volevo staccarmi dal post-hardcore che stavo suonando per concentrarmi su sonorità più sludge, e appena ho conosciuto Valerio non me lo sono fatto scappare!

Valerio: I primi tempi la formazione era a quattro, con un altro batterista e un altro cantante. Poco dopo io e Mauro rimanemmo soli e ricordo che iniziammo a cercare batteristi senza troppo successo. Dopo un periodo di stallo totale, decidemmo di chiedere a Michelangelo e il resto è storia.

Michelangelo: Al tempo suonavo con Valerio nei Majak e quando mi disse che erano rimasti senza batterista mi sono detto: “Proviamo!”, anche se non ero molto convinto del genere, avendo suonato fino ad allora solo hardcore. Mi sono dovuto ricredere subito dopo le prime prove. È stato amore a primo ascolto.

Suonavate già prima di fondare i Sator? Da quale tipo di esperienze provenite?

Valerio: Sì, assolutamente, io e Michelangelo suoniamo insieme da circa tredici anni, prima punk hc e successivamente in un progetto post-hardcore, i Majak.

Mauro: Io ho suonato per anni in diversi gruppi hardcore: Never Was, Downright, Kafka, fino agli Stalker che sono stati un po’ l’anello di congiunzione tra passato e presente.

Michelangelo: Come dice Valerio suonavamo già da parecchi anni assieme, prima punk hc, poi con i Majak post-hardcore. Ancora prima suonavo in una garage band con influenze ’80s.

Sinora avete realizzato tre album e uno split con Evil Cosby. Come vedete la vostra evoluzione attraverso queste produzioni?

Mauro: Personalmente sono contento del percorso che abbiamo intrapreso coi Sator: abbiamo una costante voglia di sperimentare e superare gli schemi tipici del genere, l’atmosfera nel gruppo è decisamente stimolante e creativa.

Valerio: Penso che per noi sia importante non porci limiti di nessun tipo! Tutte le nostre produzioni sono frutto di innumerevoli fattori che mutano a seconda dei nostri stati d’animo e delle situazioni che affrontiamo come individui, dei nostri gusti musicali… Se le nostre vite evolvono, la nostra musica fa lo stesso, tutto molto semplice e naturale. Questo modo di fare musica diventa parte di te e i pezzi che suoni te li senti cuciti addosso e tutto questo è stupendo!

Michelangelo: Decisamente la nostra musica è legata alle nostre esperienze e alla nostra sfera emotiva e se quando siamo partiti eravamo magari un po’ “naif”, col tempo ci siamo compattati sempre di più, esprimendo ciò che ci scorre dentro con maggiore forza.

Credo che tra il debutto e Ordeal vi sia differenza in termini di intensità e atmosfera, mentre con Scorching Sunlight avete in qualche modo trovato una sintesi tra i primi due album. Quali erano i vostri obiettivi in occasione di ognuno degli album realizzati sinora?

Mauro: Non penso avessimo dei veri e propri obiettivi, almeno all’inizio, se non quello di suonare musica lenta e pesante. Il primo disco, secondo me, è ancora un po’ fuori fuoco e legato al post-hardcore dei nostri gruppi precedenti, mentre Ordeal è molto più compatto. Scorching Sunlight merita un discorso a parte: in questo caso ci siamo dati un obiettivo, ovvero realizzare un lungo brano con un concept ben definito. Siamo molto contenti del risultato, che effettivamente è una sintesi degli elementi presenti nei nostri primi due album.

Valerio: Il disco di esordio è stato scritto e prodotto in modo molto più istintivo, mentre per la stesura di Ordeal abbiamo cambiato leggermente approccio, dedicando molto più tempo ad affinare le canzoni che lo compongono, senza comunque mai trascurare l’attitudine hardcore che contraddistingue tutti i nostri lavori. Per Scorching Sunlight è stato ancora differente perché ci siamo quasi imposti di fare un pezzo che risultasse “colossale” ed estremamente atmosferico. Abbiamo incontrato non poche difficoltà, ma il risultato è stato proprio quello che volevamo: sin dai primi secondi si percepisce l’ondata di emozioni che volevamo trasmettere.

Scorching Sunlight è stato ispirato da un viaggio in Islanda. Che cosa vi ha colpito maggiormente di quel viaggio? Avevate già un interesse per il Nord Europa e la sua storia e/o cultura?

Valerio: Diciamo che, bene o male, tutti e tre proviamo una certa attrazione per il Nord Europa, sia dal punto di vista musicale, sia per l’aspetto culturale. In Islanda si respira un’aria del tutto magica e affascinante. Le persone riescono a convivere con condizioni climatiche davvero estreme e riescono ad adattarsi a queste senza andare a intaccare tutto quello che li circonda, anzi fanno di tutto per preservare l’aspetto incontaminato e selvaggio della loro terra. Sono rimasto colpito dal fatto che quasi tutti gli islandesi non vivano nella capitale o nei centri più grandi, piuttosto preferiscono stare nei piccoli e suggestivi villaggi a volte distanti ore di macchina dai primi negozi e servizi. In alcune parti dell’isola è come se il tempo davvero si fosse fermato. È una terra dai mille volti che sorprende in continuazione, il clima è incredibilmente volubile: puoi trovarti a fare una passeggiata con il cielo azzurro e tersissimo e, magari, un’ora dopo trovarti nel bel mezzo di una tempesta di neve. E poi terra che fuma, ghiacciai, deserti ricoperti di lava millenaria… Insomma tutto questo è fottutamente affascinante e stimolante, una fonte inesauribile di ispirazione!

Michelangelo: Ho sempre avuto un debole per il Nord Europa, la cultura Celtica o Norrena e in generale per tutto ciò che proviene da posti freddi, se poi ci aggiungiamo un pochino di sana misantropia ecco che l’idea di Valerio aveva fatto subito centro.

In che modo nascono i vostri brani? Li componete in solitudine proponendoli poi al resto della band, oppur.e provate direttamente insieme in sala prove?

Mauro Solitamente io o Valerio arriviamo in sala prove con qualche riff o qualche idea e incominciamo a provarli, sviluppandoli in modo molto naturale. Proviamo e riproviamo fino a quando non siamo soddisfatti al 100% del risultato.

Valerio: Alcune idee invece nascono anche per caso… Per esempio, molte volte io e Mauro ci troviamo in saletta un po’ prima dell’orario prestabilito e, aspettando Michelangelo, ci mettiamo a suonare e boom, quasi senza rendercene conto, spesso escono fuori cose interessanti… Abbiamo sempre dietro uno Zoom portatile, così riusciamo a riascoltarci e a lavorare sul materiale appena registrato.

Nei vostri album vi è il contrasto tra momenti ricchi di groove e altri rarefatti. In questi ultimi emergono influssi psichedelici e una struttura spesso in crescendo. Si tratta di una scelta precisa o piuttosto di un processo inconscio?

Valerio: Un po’ tutte e due le cose… A volte decidiamo di fare un crescendo, altre volte jammiamo e magari il pezzo inizia a salire di intensità e allora pensiamo “Hey, figo, ci sta che salga così! Facciamolo!”.

Michelangelo: Per me è totalmente istintiva, anche se la struttura delle nostre canzoni ha certamente un’idea di fondo, magari inconscia, che rende i nostri pezzi, credo, molto distinguibili. Questo ovviamente non esclude idee improvvise, magari inaspettate.

A quanto mi risulta siete produttori dei vostri stessi album, per cui vi chiedo quanta importanza abbia per voi questo aspetto della vostra musica. Pensate che con un suono diverso ne uscireste snaturati?

Mauro: È sicuramente un aspetto molto importante: possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo, sperimentare diverse soluzioni, suoni e così via. Aggiunge una componente creativa ulteriore. D’altra parte però ci piacerebbe avere un orecchio esterno, oltre che poter registrare in uno studio professionale… quindi vedremo in futuro cosa ci andrà di fare, lasciamo aperta ogni possibilità.

Valerio: Diciamo che, finora, ci siamo trovati benissimo a fare tutto quanto “in casa”. Questo perché ci concediamo un sacco di tempo per confrontare le varie idee e per tirare fuori suoni che ci piacciano senza scendere a compromessi con nessun’altro. Registrarsi da soli dà enormi soddisfazioni: quando senti che tutto fila e ti piace, ti viene la pelle d’oca e allora pensi: “Ma davvero posso realizzare questo con così poco?”. Questo però non vuol dire che a noi non piacerebbe collaborare con altre persone, anzi… Si tratta di trovare la gente giusta, proprio perché non vogliamo che il nostro suono venga snaturato, semmai migliorato. Ci piacerebbe un sacco lavorare in uno studio vero, con persone che possano aiutarci a migliorare. Prima o poi verrà quel momento!

Per “Mesmerism” avete realizzato un video utilizzando “Rabbit’s Moon” di Kenneth Anger. Cosa vi ha spinto a scegliere quel tipo di immagini e quali sensazioni intendevate trasmettere?

Mauro: Registrando il brano mi è venuto subito in mente questo corto di Anger: entrambi hanno un’atmosfera malinconica, notturna, sognante… In “Rabbit’s Moon” Pierrot è ipnotizzato dalla Luna: “Mesmerism” è un’ipotetica colonna sonora alternativa.

In che modo siete entrati in contatto con Argonauta? Conoscete e seguite altre loro band?

Mauro: Abbiamo lasciato un demo a Gero durante un’edizione dell’Argonauta Fest, e siamo stati contattati poco dopo. Ci siamo incontrati, abbiamo parlato e abbiamo capito di avere davanti la persona giusta per noi. Sono tanti i gruppi validi su Argonauta, alcuni li conosciamo (e apprezziamo) di persona: Charcharodon, Naat, Indivia, Rancho Bizzarro…

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa intervista. Potete chiudere come preferite…

Mauro: Grazie infinite per l’intervista a te, Samuele, e a The New Noise!

Valerio: Grazie a voi per questa chiacchierata! A presto!

Michelangelo: Grazie mille per l’intervista e, se volete, ascoltatevi Scorching Sunlight, che sembra quasi una colonna sonora per questo periodo di “clausura”!