SATOR, Sator

Sator

Di norma lo sludge tende ad aggredire i padiglioni auricolari dell’ascoltatore facendo leva su un impatto devastante e su di un suono pieno, tagliente, di quelli che avvolgono e allo stesso tempo spaventano. I genovesi Sator impreziosiscono il loro amalgama sonoro con un approccio chitarristico ancestrale, memore dei Neurosis. Questa caratteristica dona varietà a una proposta nella quale le linee vocali abrasive di Valerio Donati fanno da contraltare a passaggi strumentali estremamente espansi, come in “Pneumonia”, che conduce l’ascoltatore in una dimensione irreale, sintetizzando al suo interno atmosfere d’ampio respiro. Seppure la materia base sia melmosa e opprimente, la sezione iniziale di “Last Breath” è imbevuta di sfumature space che stemperano la sensazione di aver a che fare con un power trio dedito esclusivamente al lato oscuro della musica. L’afflato evocativo è amplificato da una produzione scarna eppure equilibrata, che contribuisce a limare le lievi asperità di un nastro senz’altro dotato di fascino.