THE RIVER, En No Ozunu

The River

It started in 1999. The dust in the room began to dance & bask in the amber glow from the valves as the amps began to rumble into life. Adding the battery gave life to the monolith whilst the soothing tones of the voice healed the wounds from the bludgeon. The rain outside only added to the mantra being played in the early summer evening and the shadows that danced were in perfect step… Solamente una formazione in grado di descrivere la propria musica in modo concreto ma allo stesso tempo poetico può definirsi onesta. The River portano avanti con coraggio la loro formula atipica di doom evocativo da un lasso di tempo tanto lungo da potersi definire dei veterani. Hanno all’attivo quattro demo cd-r, un 10” e due album pubblicati ormai diversi anni fa. Il trascorrere del tempo ha fatto si che le strade di alcuni componenti della formazione storica si dividessero e che ad abbandonare la barca fosse anche Vicky Walters, la cui voce flebile aveva reso speciali i brani proposti. Orfani di quello che viene erroneamente considerato quale elemento essenziale di ogni rock band che si rispetti, Christian Leitch e Steve Morrissey riprendono la navigazione lungo il fiume della malinconia proponendo in versione strumentale alcuni dei brani registrati nei lavori precedenti. Traspare l’influenza subita da Christian in seguito alla militanza nei 40 Watt Sun, con i quali condivide un approccio slowcore alla sostanza base, mentre le nuove composizioni tendono verso territori che lambiscono il post-rock meno rumorista, ponendo attenzione al delinearsi di atmosfere oniriche. Un ep che necessita di essere compreso partendo dalla sua genesi e concedendo la possibilità di farsi avvolgere dalla sua asprezza esteriore.