RAOUL VIGNAL, Oak Leaf

RAOUL VIGNAL, Oak Leaf

Si era parlato di e con Raoul Vignal in occasione di The Silver Veil (2017). Non si sentiva un album di una tale delicatezza da tempo immemore e mai si sarebbe anche solo immaginato di poterne ascoltare un seguito altrettanto valido. Il musicista francese si conferma invece ai massimi livelli, offrendo una manciata di canzoni intimiste eppure meno scarne che in passato. Non ha modificato in modo sostanziale il suo stile, ma il suo è senza dubbio un disco denso, coadiuvato da una produzione meno polverosa e da arrangiamenti che a differenza di quanto accaduto al debutto – dove caratterizzavano i singoli brani dotandoli di una propria identità – li uniscono gli uni agli altri conferendo loro la parvenza di piccoli tasselli di un mosaico colorato in maniera discreta. Ogni elemento di Oak Leaf sprigiona una sensazione di calma e si inoltra nel cuore con la medesima grazia con cui di tanto in tanto affiorano nella mente ricordi lontani. È trascorso talmente tanto tempo che anche i più traumatici assumono una valenza inedita e si ricongiungono a quelli positivi, che ci hanno aiutato a crescere immersi tra note di una violenza cieca che ora quasi pare elegante come quelle dei migliori cantautori. Come le note intessute dalla chitarra di Raoul Vignal e accompagnate dallo spezzarsi della sua voce rassicurante.