PYLAR

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L’interesse suscitato dai Pylar (misterioso collettivo con dentro gente degli Orthodox e dei Blooming Látigo) è da ascriversi prevalentemente alla complessità di una proposta che, pur affondando le proprie radici nel rock contemporaneo, se ne distanzia dedicandosi alla riscoperta di sonorità arcaiche. Affiancano alla ricerca musicale una venerazione per la Natura che conferisce loro un alone mistico e ha permesso la realizzazione di un album estremamente affascinante quale He Venydo A Reclamar My Trono. Da qui l’esigenza di varcare la soglia del semplice ascolto passivo e mettersi in contatto, tramite Pedro di Knockturne Records, con gli artefici di questo universo sonoro… risponde la misteriosa figura di Bar-Gal…

Potete per favore introdurre i lettori di The New Noise al progetto Pylar?

Bar-Gal: Prima di tutto, grazie per le tue parole.
Pylar cerca di utilizzare la musica nella stessa maniera in cui lo fecero i nostri antenati. È come uno strumento per mettersi in contatto con altri aspetti della realtà. La musica era la porta verso altri mondi ed era considerata sacra proprio per questo motivo.

Se messo a confronto con Poderoso Se Alza En My, He Venydo A Reclamar My Trono sembra essere un poco più focalizzato sulla musica contemporanea, in quanto vi sono alcuni momenti elettrici, ma cattura ancora una volta l’essenza di quella che potrebbe essere definita come musica antica. Questo riflette anche un cambiamento nel concept sottostante la musica?

He Venydo A Reclamar My Trono cerca di raccontare una storia, quindi la musica viene utilizzata come uno strumento narrativo. La musica è davvero legata ai testi e descrive esattamente ciò che viene detto. Vi sono differenti narratori che cantano un poema epico e la musica si muove tra temi precisamente stabiliti e parti assolutamente improvvisate.

He Venydo A Reclamar My Trono è composto da una lunga traccia che fluisce naturalmente attraverso differenti suggestioni, ma vi è sempre un filo di drammaticità ad attraversarla. Come vi sentite dopo una rehearsal session? Quali sensazioni provate durante le vostre prove?

È sempre difficile, ma allo stesso tempo piacevole suonare. La storia e la musica sono talmente evocative che ti controllano totalmente. Non è semplice tornare al mondo reale dopo un’esperienza di questo genere.

Apprezzo molto il suono che adoperate, in quanto è heavy e allo stesso tempo contemplativo. Sarei curioso di sapere qualcosa riguardo la strumentazione che utilizzate per ottenerlo…

Grazie, ma non ha davvero importanza. La cosa più importante quando suoni uno strumento (antico o moderno) è la tua testa, i pensieri che produce in quel preciso momento. Io uso la mia chitarra come un’arma per creare e distruggere mondi e divinità. Posso percepire le maree lontane e la luce intensa della luna sul viso di mia figlia. Posso piegare il tempo ed evocare il serpente uruboro. Posso sentire le radici di Yggdrasil crescere lentamente ed energicamente. Posso sentire i segreti nascosti all’interno dell’imponente tempio. Posso ascoltare la voce dei miei avi. Posso vedere l’orgoglio negli occhi di mia madre, che mi conducono verso i più lontani orizzonti.

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Dato che la vostra musica affonda le sue radici nella storia e nella cultura antiche, dovete avere letto molti libri al riguardo. Quali sono quelli che rispecchiano al meglio le tematiche da voi affrontate?

Le cose più importanti che noi leggiamo sono la natura e ciò che le nostre menti producono, ma posso citarti alcuni libri cui ci siamo ispirati: “Il linguaggio della dea: mito e culto della Dea madre nell’Europa neolitica”, di Marija Gimbutas; “La Dea bianca: grammatica storica del mito poetico”, di Robert Graves; “Moby Dick”, di Melville; e in generale l’opera di Mircea Eliade, H. P. Lovecraft, Borges o Alan Moore.

Le copertine dei vostri album sono ricche di dettagli e mostrano un gusto fine per l’arte. Che cosa intendete esprimere attraverso esse e quali sono i pittori o illustratori che prediligete?

Gamaheo, batterista di Pylar, ha uno stile indubbiamente personale. Quando disegna, cerca di liberare la sua mente nel modo più ampio possibile. Semplicemente segue e assapora il suo istinto. Entrambe le copertine dei nostri album sono come soglie che devi attraversare utilizzando la tua mente. Gli artisti preferiti di Gamaheo sono William Blake, El Bosco, Goya, Rembrandt, Escher, Harry Clarke, Moebius, Valdés Leal e Van Eyck.

La natura che vi circonda sembra avere un forte impatto sulle vostre composizioni. Qual è la vostra opinione sulla relazione tra uomo e natura nella nostra società e quali sono i posti più suggestivi che avete visitato sinora nel vostro Paese?

L’ascesa della cultura patriarcale pone una distanza sempre maggiore tra noi e la natura. Quello è stato il punto di svolta. Da allora la storia dell’uomo abbonda di persone che hanno perso se stesse e che cercano di ritrovarsi. L’unico modo per raggiungere questo obiettivo è di rivolgere nuovamente lo sguardo verso madre natura.
La nostra regione (Spagna sud-occidentale) è ricca di grandi e solitari templi megalitici. Alcuni di essi sono stati eretti diversi secoli prima delle ziqqurat o delle piramidi. È impressionante starsene lì a cantare e suonare. L’eco che risuona in un dolmen è qualcosa che non puoi dimenticare… questa enorme pietra che vibra tutt’intorno a te.

Potete esprimere alcuni pensieri riguardo la musica che amate. Non ha importanza che cosa ascoltate, ma solamente il motivo per cui ascoltate (e componete) musica.

Bar-Gal: L’universo è vibrazione. La realtà è vibrazione. Gli arcani ti vengono rivelati attraverso il suono. Il suono è l’ultima frontiera.

Grazie per il tempo che avete speso per rispondere alle mie domande. Potete chiudere l’intervista con qualche pensiero che ritenete essere particolarmente vicino a voi.

Uruboro regna su tutti noi. La nostra antica Madre canta di nuovo. Ascoltatela. Le sue canzoni sono il sentiero da seguire.