PURPLE HILL WITCH

Si sta vivendo un periodo in cui le pubblicazioni di album ascrivibili al cosiddetto doom rock/metal stanno aumentando esponenzialmente, creando da una parte le basi per un reale ampliamento del numero di ascoltatori che seguono suddette sonorità e dall’altro un crescente interesse verso le band del passato. Ciò fa si che anche le formazioni più recenti non traggano spunto esclusivamente dalle band storiche che tutti conoscono, ma anche da altre provenienti da zone in cui questo genere di musica non ha mai goduto di una significativa esposizione.
I norvegesi Purple Hill Witch hanno stupito la redazione di The New Noise, realizzando un album che sa richiamare alla mente diverse forme di doom senza per questo risultare eccessivamente derivativo o anacronistico, ma allo stesso tempo hanno svelato, tramite questa stessa intervista, di essere dei profondi conoscitori della materia. Per scoprirne il motivo, basterà leggere quanto segue…

Il vostro secondo album Celestial Cemetery si presenta con una copertina molto evocativa, contraddistinta da richiami al romanticismo (inteso come corrente artistica). Sarebbe interessante sapere quale messaggio intendevate  trasmettere e in che modo pensate sia correlata ai temi affrontati nelle nuove canzoni.

Kristian (chitarra/voce): Il dipinto della copertina si ispira alle parole incluse nella traccia che da il titolo all’album, “Celestial Cemetery”. La canzone tratta nientemeno che delle profezie di un mago sulla fine dell’Universo. Desideravamo inoltre che la copertina avesse un più marcato sapore heavy metal/rock, così da richiamare la direzione musicale che abbiamo intrapreso con il disco.

Da dove traete ispirazione per le vostre canzoni? Quali sono, secondo voi, i brani più  rappresentativi tra le nuove canzoni e perché? 

Abbiamo sempre tratto ispirazione da un’ampia gamma di band/generi. Non stiamo cercando di emulare un certo quartetto di Birmingham (probabilmente alcune persone dissentiranno…), piuttosto la traiamo da tutte le cose che apprezziamo, mescolandole in chiave rock’n’roll. Per quanto possa ricordare, le prime tre canzoni dell’album sono state le ultime ad essere scritte prima di entrare in studio di registrazione, dunque ritengo siano le più rappresentative di come suonino oggi i Purple Hill Witch.

A quanto mi è  dato sapere, il vostro nome deriva dalla prima canzone che avete scritto e non ha un particolare significato. Visto che sono trascorsi alcuni anni, pensate possa ancora riflettere la vostra musica? In che modo ritenete di essere cambiati (come musicisti, ma anche come persone) durante questi anni?

Non so se Purple Hill Witch rifletta qualcosa, ad essere onesto. Indipendentemente da ciò, anche le persone che non hanno mai sentito parlare di noi prima possono intuire che tipo di musica suoniamo anche solo dal nostro nome, magari mi sbaglio. Per quanto riguarda il nostro cambiamento come musicisti, credo che siamo diventati maggiormente focalizzati rispetto a prima sulla strutturazione dei nostri brani. In precedenza, avremmo semplicemente preso un riff e improvvisato un’intera canzone attorno ad esso. Ora penso che ci mettiamo un po’ più  di testa. Come persone, invece, siamo più o meno gli stessi, solamente più vecchi.

Apprezzo molto il lato psichedelico della vostra musica e il modo in cui lo mescolate con gli elementi doom. Quando provate, avete in mente entrambi questi aspetti, oppure uno di essi fa da base per l’altro?

A essere onesto, non abbiamo in mente nulla di particolare quando proviamo o scriviamo pezzi. La mescolanza di psichedelia ed elementi doom/heavy metal è più il risultato naturale delle nostre differenti influenze. Sono felice che tu lo apprezzi!

Che cosa cercate attraverso la vostra musica? Quali sono le vostre intenzioni? Intendo dire, c’è  un significato profondo dietro di essa e che va ad arricchire le vostre vite?

Posso parlare solo per me a tale proposito, ma suonare è di per sé molto gratificante. L’aspetto che preferisco dell’essere parte di una band è di fatto il provare. Non tanto quando proviamo per un concerto o altro, bensì quando improvvisiamo e scriviamo canzoni. Portare a compimento delle idee è in primo luogo l’idea stessa della vita, o sbaglio? È inoltre eccezionale essere in grado di registrare il nostro lavoro e pubblicarlo su di un formato fisico, nonostante io detesti stare in studio di registrazione. Creare qualcosa che altre persone possano apprezzare è grandioso, a prescindere da che cosa si crei.

Avete mai pensato di scrivere nella vostra lingua madre e, se non ne avete mai avuto intenzione, perché?  

No, non seriamente. Penso semplicemente che per un motivo o per l’altro suoni meglio in inglese, ma non saprei spiegarne il perché. A parte ciò,  la parte del leone tra i nostri ascoltatori la fanno i non-norvegesi (internet), dunque credo abbia più senso cantare in inglese. Detto questo, mi piacciono comunque molto quei gruppi che cantano nella loro lingua. La Francia, ad esempio, negli anni Ottanta aveva un gran numero di band che ricorrevano al francese (Sortilège, ADX…). Sono solamente io, oppure davvero oggi è una scelta meno comune? Ad ogni modo, talvolta va bene non capire una parola di ciò che viene cantato, in modo da potersi focalizzare maggiormente sulla musica.

Il vostro suono dà l’impressione di essere stato creato con accuratezza, dunque mi chiedo se voi siate quel tipo di musicisti che cercano tutti i giorni strumenti vintage. Quale tipo di strumentazione utilizzate?

I nostri strumenti sono moderni, ma credo che il modo in cui registriamo sia un poco all’antica. La ricetta però è  semplice: registrare tutto dal vivo e non levigare eccessivamente il suono in fase di missaggio.

Ritengo che oggi siate tra i pochi a proporre doom davvero tradizionale. Ci sono talmente tanti gruppi che affermano di suonare questo tipo di musica che è diventato difficile trovarne di buoni anche in internet. Avete qualche ascolto da suggerire? Cosa pensate della scena doom in Norvegia?

In generale direi che la scena rock/metal norvegese è ottima, ma dici bene affermando che non sono molte le band di doom tradizionale. Spectral Haze, l’altra band di Andreas (basso), ha appena realizzato un nuovo album intitolato Turning Electric, cercalo! Non è  esattamente doom tradizionale, ma ciononostante è eccellente.

Il vostro Paese ha una ricca e antica tradizione. Credi che vi influenzi in qualche modo?

Sarei abbastanza sorpreso se qualcuno potesse affermare che veniamo dalla Norvegia solamente ascoltando la nostra musica (a parte qualche oscuro professore di lingua che potrebbe arrivarci dall’accento). Quindi no, non credo che siamo significativamente influenzati da alcuna tradizione norvegese.

Come vi sentite a vivere in Norvegia? Viaggiate molto fuori confine? Quali sono i luoghi che preferite al di fuori del vostro Paese?

Vivere in Norvegia è grandioso, non ho dubbi a riguardo! Mi piace viaggiare, ma solitamente mi viene nostalgia di casa dopo appena due settimane. Per lo più sono stato in Europa, ma fortunatamente è grandiosa (qui Kristian fa un gioco di parole con il nome della band, appunto gli Europe). Ad ogni modo, il posto che attualmente preferisco è una spiaggia in Grecia, talvolta diventa davvero freddo in Norvegia!

 Quali sono gli aspetti migliori del vostro Paese e quali i peggiori?

La cosa peggiore penso sia la regolamentazione degli alcolici, il che credo dica molto su di noi. La migliore invece riguarda tutte quelle cose noiose ma importanti quali l’assistenza sanitaria gratuita e l’educazione e così via. Un’altra cosa buona è l’abbondanza di concerti, quantomeno qui a Oslo!

Grazie per il vostro tempo. Chiudete l’intervista come preferite…

 Se non lo avete già fatto, cercate Worship New Gods dei Coven, uno degli album “doom” più  sottovalutati di tutti i tempi! Oltre a ciò… rock hard, ride free!