Plakkaggio, la via del metal

Inutile togliere spazio alla lunga chiacchierata con Gabriele (chitarra e voce) e Chris (basso). Chi sono i Plakkaggio – se state su The New Noise – già dovreste saperlo e bene, come suona il nuovo disco Verso La Vetta potrete leggerlo nella nostra recensione, tutto il (molto) resto lo troverete in questa intervista che si candida ad essere un vero manuale di sopravvivenza per ogni fan della band che si rispetti.

Ciao, sono passati sette anni da Ziggurath e di cose ne sono successe parecchie sia nel mondo che nella band, vi va di farci un breve riassunto? Come mai così tanto tempo prima del nuovo album? Tra l’altro, avete adottato una formazione allargata che sembra più un collettivo che una vera e propria band con formazione fissa, chi ne fa parte oggi?

Gabriele: Dall’uscita di Ziggurath sono cambiate moltissime cose, a partire da Chris che si è trasferito a Milano oltre a mettere al mondo un grande erede, Alexander! Questo ha ovviamente portato delle difficoltà logistiche che alla fine non sono neanche così problematiche perché ci ha affiancato un nostro amico, Francesco Fiacchi, che gestisce anche la saletta dove proviamo, per cui è venuto tutto in modo molto semplice. Quindi, quando Chris non può raggiungerci suona Francesco, così come avviene nei 666, tanto che arrivati ad un certo punto gli abbiamo chiesto di entrare direttamente nel gruppo, così è come avere due bassisti in formazione. C’è poi ormai dall’ep CDG Valerio “Valhell” alla batteria, che si è intestato la battaglia del doppio pedale perché secondo lui suonava tutto troppo poco metal, e in più Valerio “Deleterioth” dei 666, dato che il disco nuovo ha molte più armonizzazioni e doppie chitarre portanti e importanti, e per questo abbiamo deciso di allargare ulteriormente la formazione. Questo non vuol dire che saremo sempre in cinque, ma alla fine chi ci sta suona e questo è il senso del nostro Collettivo Plakkaggio.

Oltre all’ormai storica partnership con Robertò, questa volta entra nella squadra anche Enrico con la Time To Kill. Come è nata questa scelta?

Chris: Conosciamo Enrico da anni e lo seguivamo sia con gli Undertakers che con i Buffalo Grillz, così visto che anche lui apprezza i Plakkaggio da molto tempo e questo nuovo disco è abbastanza orientato verso lidi metal, ci ha chiesto di collaborare. Comunque, tutte le varie collaborazioni (ad esempio ospiti, etichette e via dicendo) dei nostri lavori si basano principalmente su rapporti umani e amicizie.

A proposito di amicizie, avete ospitato qualche amico sul disco?

Gabriele: C’è l’onnipresente Danny Boy (che ha cantato nei Receipt, nei Bierkampf, The 4th Sin e altri gruppi) che è presente in ogni nostro album e a cui lasciamo sempre una canzone. In questo caso è stata “Valhalla”, poi c’è anche Mirko dei Lenders, che ci ha dato una mano su “Rivolta”. Infine, ci sono varie collaborazioni come per i violini in “Valhalla”, ad opera di Vittoria Jinko Nagni.

Chris: Il violino è un’idea di Cinghio che nell’ombra in studio ci ha dato una grande mano anche su altri aspetti della registrazione oltre a degli strumenti musicali che ci ha prestato. In realtà ha anche scritto qualche parte originale del disco!

Il primo singolo scelto per presentare il disco rappresenta alla perfezione il vostro spirito iconoclasta e dissacratorio, chiamando in causa un gruppo inatteso come gli Helloween. Come è nata l’idea di fare un pezzo power metal?

Gabriele: L’idea era quella di fare un disco di brani che strizzasse l’occhio a vari generi, dal metal al punk, ma che alla fine nel suo insieme non fosse simile a nulla di preciso. Tutto ha una sua logica interna nell’insieme, ma se prendi i singoli pezzi rischia di prevalere l’aspetto del citazionismo puro.

Come l’ha presa la parte meno metal del vostro pubblico?

Gabriele: Quello non deve essere un nostro problema, è loro, su questo argomento sin dal primo disco combattiamo contro il dover seguire un singolo genere musicale, diciamo che è un po’ la nostra bandiera. Da fan di Lucio Fulci, il terrorista dei generi, voglio trasporre in musica questa attitudine.

A breve uscirà poi il video di “Valhalla” di cui si sono visti in rete alcune immagini e cita l’immaginario Black Metal Norvegese. Come nasce l’idea delle citazioni? Come nasce la scelta dei nomi da prendere a spunto? C’è un criterio preciso che seguite?

Gabriele: Prima di tutto, devo spezzare una lancia in favore di Chris che, da possessore dello scibile metal internazionale, ha qualsiasi riferimento ci faccia comodo. Così, quando componiamo un pezzo ci sta il divertirci con i vari richiami che poi si trasformano ovviamente anche in un preciso immaginario. Inoltre, in questo caso, Martina Lesley di Sanda Movies ci ha detto chiaramente che avrebbe voluto occuparsi del video per quel brano specifico e come nostra fan ci ha dato anche un’immensa mano a partire dalle varie citazioni presenti nel nostro video tra cui Immortal, Satyricon, Cannibal Corpse, e altre. Una parte del video è stata girata all’alba, con forti folate di vento gelido a circa 1200 metri (il Paese si chiama Carpineto Romano), dove io e Chris abbiamo girato a petto nudo, in osservanza della nostra enorme passione per il Black Metal e in particolare per omaggiare gli Immortal. Credo uscirà verso Pasqua così da festeggiarla con il video dei Plakkaggio e le nostre derive esoteriche, anche se in questo caso virate al folk nordico. Il testo non ha nulla di demenziale e tale sarà anche il video, per quanto di fondo non manca mai la nostra ironia. È stato il nostro primo video professionale, con una vera troupe, per capirci. Grazie anche ad Emiliano, Giulio, Valentina e al grande nostro amico Stefano!

Chris: Per noi è stato il primo approccio con un video professionale dove c’erano oltre alla regista (Martina) e addetto alle riprese, un addetto alla fotografia, truccatrice per il face painting, vestiti scelti appositamente. Martina è stata davvero meticolosa su tutti gli aspetti. Oltre le scene nei boschi, abbiamo girato anche a Roma nei sotterranei del Forte Prenestino e in un box, per citare i Cannibal Corpse. Infine al Traffic Club per simulare un vero concerto, dove sul palco con noi c’era anche Danny Boy (eravamo in 6 addirittura con 2 bassi) e venti/trenta persone sotto al palco di cui molti da Colleferro che ringraziamo.

C’è anche un brano sul Palaeoloxodon Antiquus, un elefante vissuto nel Pleistocene. Qual è la sua storia?

Gabriele: A Colleferro sono stati ritrovati dei resti che hanno permesso di ricostruirlo a grandezza naturale nel museo cittadino e noi siamo sempre attenti a ricostruire quella poca storia che può esserci in una Città di così recente fondazione, quindi questa volta abbiamo voluto trattare questo ritrovamento per creare la canzone “melodic death/thrash metal” del disco.

Nascerà a questo punto una sfida con il Mammut di ZeroCalcare?

Gabriele: Assolutamente sì! La nostra è chiaramente la risposta all’elefante di Rebibbia! Gli avevamo chiesto anche di collaborare al lyric video ma la competizione tra i due elefanti non lo ha permesso. Comunque potete trovare online il pezzo con le immagini scelte da Stefano Mastronicola.

A proposito di generi, nel disco ho sentito anche riferimenti a generi meno estremi, come ad esempio richiami agli U.F.O. oltre alla N.W.O.B.H.M..

Chris: Come sai benissimo, tutti noi siamo cresciuti principalmente con quella musica, anzi paradossalmente crescendo stiamo tornando indietro ascoltando sempre più metal classico & hard rock. Stiamo riscoprendo dischi vetusti che magari prima non ascoltavamo o approfondivamo meno, perché quando eravamo più giovani, eravamo sempre alla ricerca di musica, copertine e tematiche molto estreme.

Il tutto, però, alla fine suona al cento per cento Plakkaggio. C’è la citazione ma poi tutto torna a vostro suono personale e soprattutto al vostro messaggio. Insomma non è mai questione di dragoni, cappe e spade, ma i testi toccano temi importanti.

Gabriele: Questo, nonostante i singoli possano trarre in inganno, è probabilmente il nostro disco più politico tra tutti anche perché è differente il momento storico. Molti dei brani sono stati composti come musica già a cavallo di Ziggurath o addirittura spunti di venti anni fa poi cambiati con nuovi ritornelli e rivisti ulteriormente, ma i testi sono stati finiti a ridosso dell’uscita del disco per cui risentono delle nostre situazioni di vita e sviluppi lavorativi, oltre che della questione sociale in Italia, per cui questo filo che traspare è più esplicito e meno allegorico che in precedenza.

Il disco ha comunque risentito della pandemia o era già pronto prima che esplodesse?

Gabriele: Il disco era pronto prima ma la registrazione è stata fatta sotto ondata Covid verso luglio/settembre 2020. Abbiamo dovuto spostarla e in seguito abbiamo anche rimandato l’uscita dell’album, perché farlo uscire senza poterlo portare dal vivo era una cosa insensata.

A dispetto della pandemia, l’album si chiama Verso La Vetta e parla di montagna, un ambiente con il quale avete un rapporto anche nella vita reale.

Gabriele: In ogni nostro disco esiste sempre un concept, anche se magari non è esposto in maniera palese nei testi. In questo caso il legame è con il gruppo escursionistico che ho messo su da qualche anno e con cui andiamo sulle varie cime dell’Appennino e anche più a nord sulle Alpi, chiamato “Europangea”. Da qui abbiamo deciso di dedicare l’album all’alpinismo. Il tutto infatti si apre e si chiude con pezzi dedicati alla montagna, anche se ovviamente c’è sempre un gioco di immagini trasportate sulla vita quotidiana e sull’affrontare le sue difficoltà. Diciamo pure che tutti i weekend non passati a suonare li abbiamo trascorsi in montagna ed era giusto dedicarle un disco. Anche Chris ha conquistato la sua vetta, il Monte Sibilla. Ci piace mettere in musica le passioni, a partire dal rugby (anche la settimana scorsa ero a vedere il Colleferro) e ora l’alpinismo, del quale comunque in questi anni si è fatto un gran parlare. Se ascolti bene nell’ultima traccia si sente una voce ed è quella di Daniele Nardi (morto sul Nanga Parbat nel 2019), che seguivamo molto un po’ perché era di qui vicino e sembrava assurdo che un mezzo paesano andasse sull’Himalaya, un po’ perché aveva questa idea di seguire una via nuova nonostante andasse contro l’opinione generale e questa sua pazzia, nonostante sia finita in tragedia, ci ha ispirato molto. Quello è un frammento di un suo vecchio video che era presente su YouTube in cui se la prendeva con i suoi compagni di cordata e ci sembrava un modo per citarlo in modo più leggero senza dover per forza parlare della tragedia.

Citate spessissimo Colleferro: quanto credete aiuti un gruppo essere al di fuori delle solite scene delle grandi città? Credete vi abbia aiutato a definire un vostro suono personale venire da Colleferro?

Chris: Sicuramente ci ha spronato ad impegnarci maggiormente e creare un nostro “modo” di suonare che potrei definire personale e spero il più distinguibile possibile. Come fecero gli Immortal, che rimangono sempre un nostro punto di riferimento, creando il Mondo immaginario di Blashyrkh (Mighty Ravendark). Considera, poi, che ormai quando suoniamo in giro, fortunatamente troviamo gente che canta “Colleferro” e magari ci dice di essere passata da Colleferro o di aver visto le indicazioni quando viaggia. Per questo ci teniamo a specificare sempre che siamo di qui e non di Roma. Anche se ovviamente siamo sempre andati in Capitale a vedere concerti, suonare dal vivo e anche suonare insieme ad altre persone (ad esempio The 80’s), comprare dischi, conoscere nuove persone, continuandolo a fare tuttora.  Questo può valere anche per altre band, mi vengono in mente gli Skruigners, i quali se non erro venivano da un piccolo paese chiamato San Macario (Varese) e anche loro gli avevano dedicato un brano, “SMHC”. Altro fattore importante a mio avviso è che noi prima di cominciare a suonare insieme eravamo già amici e questo è facilitato dal vivere in un piccolo Paese. Pensa che io e Gabriele ci conoscevamo già da una ventina di anni o più. Suonavamo insieme già prima dei Plakkaggio, provando a fare qualcosa di thrash e cover dei Venom. Prima ancora Gabriele suonava insieme al nostro primo batterista Ceci (Lord Ceciroth) nei Los Turibbos così che alla fine abbiamo deciso di “formare” i Plakkaggio. La storia del Collettivo nasce dal fatto che in vari momenti e gruppi abbiamo tutti suonato insieme, anche Valerio il batterista che suona con noi da Ziggurath, ha suonato sia con me e ancora prima con Gabriele e tutto antecedente ai Plakkaggio.

Gabriele: Io ho cominciato a suonare con Valerio alla batteria quando avevo quattordici, quindici anni. I Plakkaggio sono un gruppo di quando eravamo già vecchi, dopo molte altre esperienze, anche se magari non con una memoria live così ricca.

Chris: Con i Plakkaggio abbiamo cominciato nella Primavera del 2004 e a ottobre abbiamo registrato il nostro primo demo cd-r Liar, dove c’era anche un altro nostro amico Uras alla seconda chitarra, il quale ha suonato con noi per circa 1 anno. Su “Il Nemico” ha collaborato per un periodo anche Francesco Pecchia dei The 4th Sin.

Gabriele: I Plakkaggio sono nati come Sputo, che è durato giusto il tempo per fare un concerto all’aperto in un campetto di calcio a Colleferro Scalo. Ho ancora dei testi di canzoni del tempo che poi sono stati cambiati e finiti sul nostro primo disco Il Nemico, come “Colleferro”. Anche sul nuovo album ci sono un paio di pezzi del nostro periodo Punk Rock prima dei Plakkaggio, ovviamente rielaborati.

Dal punk rock al metal punk di oggi. Di chi è la copertina di Verso La Vetta?

Gabriele: La copertina è di Riccardo Parenti che si è occupato di tutte le copertine dei nostri dischi ed è un carissimo amico. Ora da un po’ di anni vive in Giappone ma ha fondato con me il gruppo escursionistico di cui dicevamo prima, anzi a differenza mia che resto una pippa ora è diventato un bravo alpinista per cui per lui è stato facilissimo realizzare l’artwork. Gli ho solo detto: prendi il K2 e le piccozze e sai quello che devi fare. Poi l’impaginazione è stata completata da Federica La Rude e le foto sono di Enrico Zanza.

In che versioni uscirà Verso La Vetta? Cosa vi aspettate dal disco?

Chris: Sarà disponibile dal 25 marzo sia in cd che vinile nero, bianco limitato e in digitale. Oltre alla divulgazione della nostra musica, spero sempre che chiunque ci “aiuti” a stampare, distribuire (etichette, distro, negozi) il nostro album rientri il prima possibile delle spese e anzi ci guadagni il giusto. In primis lo penso per una questione di rispetto e gratitudine ma anche perché solo in questa maniera sarà possibile far circolare un certo tipo di musica, specialmente in alcuni ambienti…

Gabriele: Spero che al di là delle copie vendute si colga lo spirito. Il gruppo si fonda sul veicolare un messaggio che magari non è per nulla allineato alla sloganistica media della scena Punk, quindi più persone riusciamo a raggiungere, facendo capire quello che è il nostro approccio a determinati argomenti, più siamo contenti. Devo dire che negli anni abbiamo costruito un buon seguito e non possiamo lamentarci, soprattutto perché sono tutti amici che magari vediamo suonare prima di noi e con cui poi ci andiamo a fare una birra perché la questione aggregazione resta sempre al numero uno della nostra lista.

Tornando alla composizione del disco, come vi organizzate ora che siete distanti?

Gabriele: Diciamo che io porto musica e testi che compongo agli altri in saletta, con cui parte una fase di rielaborazione per nulla scontata. Considera che il nostro batterista Valerio avrebbe dovuto fare il produttore, dato che il nostro vecchio batterista al tempo de Il Nemico andava a lezione da lui e in pratica ha partecipato anche lui alla sua scrittura. È come se tutte queste persone che nel tempo sono girate intorno ai Plakkaggio fossero sempre state parte di un unico gruppo, per cui io getto la base ma poi tutti partecipano. Anche Chris è sceso per essere presente a tutte le registrazioni, quindi anche lui è intervenuto così come anche Cinghio (Marco Mastrobuono), perché siamo un gruppo molto aperto a fare di tutto senza conservatorismo e senza paura di ibridazioni. La fase conservatrice semmai è limitata al solo rispetto per chi ci ha preceduto musicalmente.

A proposito di chi vi ha preceduto, quali sono i cinque gruppi fondamentali per i Plakkaggio?

Chris: Penso di poter parlare a nome di tutti dicendo che per noi lo sono stati e lo saranno sempre Iron Maiden, Judas Priest, Venom, Metallica, Slayer per quanto riguarda il metal in generale e il thrash, come vedi sono tutti gruppi classici. Invece, parlando solo per me, rispetto alla scena hardcore, sono gli Agnostic Front, Cro Mags, Sick Of It All, Youth Of Today, Minor Threat, Dead Kennedys, Negazione e Bloody Riot e, fammi sforare, anche i Raw Power. Personalmente apprezzo più il punk inglese di quello americano.

Gabriele: Il mio rapporto con il punk è iniziato da quello italiano con i Bloody Riot e i Colonna Infame, da lì in poi mi sono spostato verso territori inglesi, quindi Cock Sparrer, The Last Resort… Mentre per il metal sono più fissato con il black e ho divorato i classici, anche se a un certo punto ho avuto una fase di rigetto fino a riprenderlo in mano dopo venti anni e ultimamente ascolto unicamente quello. Anzi mi impegno a cercare cose nuove e gruppi underground, vinili cd o musicassette che siano. Con il punk attualmente faccio molta fatica perché mi sembra ripetere sempre gli stessi schemi, mi piace il rimanere nei canoni ma dentro di questi vorrei vederci della personalità, della vera voglia di rottura.

Chris: Abbiamo in comune più la parte metal che quella punk, dove Gabriele ascolta cose più melodiche, mentre io sono cresciuto ed ancora adoro più cose come gli Exploited, G.B.H., Varukers, Adicts e in generale band più grezze. Però siamo molto affini negli ascolti di gruppi Oi! italiani come ad esempio Nabat, Klasse Kriminale e Colonna Infame SH, che almeno per quanto mi riguarda sono i migliori.
Inoltre, il mio gruppo punk preferito di sempre (se così può essere definito) rimangono i Misfits dell’era Danzig.

Gabriele: Queste due diverse preferenze hanno creato il nostro sound, con Chris più vicino al punk genuino e io a quello più melodico, per quanto realmente ascoltassi metal!

Anche perché come i Plakkaggio chi esiste in giro? Con chi li potreste paragonare?

Gabriele: In fondo è questo lo scopo di suonare perché fare un gruppo identico ad uno che già esiste non è poi così distante dal fare una cover band, anche se cambi di poco le liriche. Dopo tutto quello che ci hanno detto per i 666 vorrei ricordare che il concetto di “copia” può essere ribaltato contro!

Chris: Poi ovviamente nella tua musica finisce quello che ascolti, quindi avere influenze musicali differenti e meno barriere può aiutare molto. Anche l’essere capaci a suonare, cosa che fanno gli altri, visto che io sono quello che lo fa sempre a livello amatoriale. Poi, dipende se una cosa può entrarci o meno, io adoro i Misfits ma con quello che facciamo non c’entrano molto per cui non riesco ad infilarceli. Invece con gruppi tipo i Maiden accade, anche involontariamente, e ce ne accorgiamo dopo. Comunque, la maggior parte delle citazioni sono proprio studiate, provate e volute.

Gabriele: Tutto deve però essere funzionale al risultato finale, altrimenti anche il discorso citazioni rientra nella riproposizione pedissequa. Verso la vetta richiama “Eagle Fly Free”, ma il rimando deve rientrare in un tuo brano, deve funzionare con il tuo ritornello, altrimenti il percorso non ha senso.

Una cosa che ho notato anche nel nuovo disco è la scelta di vocaboli non banali, avete sempre utilizzato termini particolari e in qualche modo aulici.

Gabriele: Il problema è che la lingua inglese è molto immediata e se traducessimo molti testi in italiano suonerebbero come una pecionata, mentre l’italiano ha una potenzialità infinita e visto che ho sempre avuto un buon rapporto con la nostra lingua ho ritenuto preferibile sfruttarla al massimo anziché al minimo, pur nell’ambito di testi che restano fondamentalmente testi skinhead. Riuscire poi ad utilizzare parole che non hai già inserito nel corso degli anni di certo è un impegno che mi stimola nella fase della scrittura e, in più, è affascinante veicolare messaggi in modo non troppo esplicito.  È come per gli zombie, se si vedono fanno ridere, se non si vedono fanno paura. L’intenzione è un po’ la stessa e questo atteggiamento si riflette nei nostri testi. Al netto del fatto che ogni lirica deve raccontare una storia e, questo, ammetto di averlo copiato paro paro dagli Iron Maiden: loro fanno “The Rime Of The Ancient Mariner” ispirandosi al libro, se ascolti “Il Vascello” è chiaramente un racconto simile rielaborato in italiano in una versione personale. Sono tutti messaggi che rendono per noi tutto più divertente e che poi diventano oggetto di discussione con le persone, che magari approfondiscono e ci chiedono spiegazioni. In generale sminuire a lingua italiana è una grossa perdita!

Credo sia una delle cose che vi hanno permesso di costruirvi un seguito fedele negli anni, quali altri fattori ci sono stati per voi?

Chris: Abbiamo anche la fortuna che ci piace mischiare vari generi musicali senza troppi problemi, dimostrando che quella che può sembrare un’apparente burla viene eseguita con una conoscenza approfondita e con goliardia. Tutti si accorgono che per noi non è una mera presa in giro ma tutt’altro. Perché siamo tra i tanti che ascoltano veramente determinata musica, che andiamo ai concerti, compriamo i dischi e ci piace parlarne. Penso sia anche per questi motivi che ai nostri concerti live è facile riscontrare un pubblico eterogeneo. Ci sono anche i molti metallari perché capiscono che la nostra rilettura non è neanche lontanamente una presa in giro, anzi, una glorificazione del nostro passato comune. Questa è una cosa che ci piace molto, perché ai nostri concerti potresti trovare punk, skin, metallari, un mix senza barriere… In questa maniera possiamo anche proporre tutto il nostro repertorio di cover metal!

Gabriele: Basta che non sei fascista!

Da grossi appassionati di musica e collezionisti di dischi, che rapporto avete con la musica digitale?

Chris: Ultimamente abbiamo aperto il profilo Spotify dei Plakkaggio perché esiste anche la musica liquida e quindi pensiamo sia giusto averla. Inoltre, Io ultimamente l’ho rivalutato, perché viaggiando spesso in macchina da solo (sia per lavoro che per suonare) e non essendoci più il lettore cd di serie, ho scoperto che è un modo comodo per ascoltare musica e scoprirne di nuova. In generale noi che siamo più “vecchi” non possiamo rompere il cazzo alle nuove generazioni perché non hanno vissuto una determinata epoca per una questione chiaramente anagrafica. Quindi se vogliono ascoltare un pezzo su YouTube, Spotify, Bandcamp o qualsiasi altro, in streaming, perché magari hanno pochi soldi per prendere del materiale “fisico”, ben venga. L’alternativa è fare i pazzi come noi che coi soldi che guadagniamo lavorando e facendo sacrifici ci possiamo permettere di comprare i vinili, cd o musicassette. Una volta era molto più faticoso recuperare gli album e avere info sui gruppi che ci piacevano ma fortunatamente esistevano le cassette duplicate e i cd masterizzati (ovviamente in questo caso parlo di fine anni ’90 e anni 2000), per me rimangono un metodo simile alla divulgazione della musica in digitale e/o in streaming. I tempi sono cambiati, la tecnologia avanza inesorabilmente e credo che non si possa rimanere ancorati a delle cose che stanno sparendo. Diciamo che l’approccio alla musica varia in base al contesto storico, è importantissimo acquistare un disco e supportare una band, una distro, un’etichetta e via dicendo, ma di certo accusare i più giovani sarebbe decisamente sbagliato.

Gabriele: Il problema semmai è nostro che non riusciamo a vivere senza formato fisico, per cui ascoltiamo anche online ma poi dobbiamo avere fisicamente quello che davvero ci piace. L’accessibilità è una cosa buona, l’unica direttiva che può valere è che questo non deve corrispondere ad una perdita di significato della musica che diventa un semplice accumulare fine a sé stesso, che sia online o a casa.

Chris: Secondo me è una buona cosa che una persona che vive fuori dalle grandi città, oppure in posti dove non esiste la possibilità di comprare e/o recuperare “album”, possa grazie al web ascoltare e scoprire tanta musica senza difficoltà. Anche noi come molti altri dovevamo arrivare fino a Roma per comprare qualcosa (come ad esempio nel negozio di Robertò Hellnation, Disfunzioni Musicali…). Oggi è possibile ordinare il disco direttamente dal Bandcamp della band oppure usare anche altri canali alternativi che non siano il dover affrontare un viaggio, risparmiando anche dei soldi. Inoltre la tua musica può arrivare più lontano e in pochissimo tempo. Parimenti l’utilizzo eccessivo della tecnologia può essere un’arma a doppio taglio e si potrebbe andare a perdere tutto quell’aspetto importante legato ai rapporti diretti tra le persone. Stiamo facendo questa intervista su Zoom pur vivendo distanti invece di doverci ritrovare da qualche parte per farla dal vivo.

Gabriele: Forse, l’unica cosa che si può dire è che l’accesso difficoltoso creava allo stesso tempo una sorta di appartenenza, di comunità, per questo spero che questa maggiore accessibilità non faccia venire meno il messaggio ma non sta a noi dirlo. Noi con la nostra musica possiamo veicolare i contenuti e sperare che raggiungano e abbiano un impatto positivo, oltre agli aspetti commerciali della questione che onestamente mi interessano zero. Non dobbiamo però porci come se impartissimo lezioni o ci ponessimo dall’alto. Io posso ascoltare anche un disco in rete come mi è successo con i Kanonenfieber, ma poi ho comprato il disco, ho letto i testi e mi sono informato, perché alla fine appassionarsi è bello, ma è solo un consiglio, ciascuno si senta libero di fare come preferisce.

Chris: Penso sia anche una questione generazionale, perché per noi leggere i testi e tutto il libretto era essenziale per conoscere al meglio i gruppi e cercare di avere più informazioni possibili. Invece un ragazzo nato nell’era internet vive tutto in modo più veloce e differente ma ripeto che non dobbiamo fargliene una colpa. Come chi pretende che i dischi possano essere apprezzati solamente se presi oppure ascoltati quando sono usciti.

Credo che il vostro piacere anche ai più giovani sia anche questo parlare di questa passione per la musica e di determinate cose che non hanno vissuto senza mettervi in cattedra o tirandovela per averli ascoltati prima, ma solo per condividerla.

Gabriele: Ma perché siamo ancora come loro, l’atteggiamento è lo stesso di quando avevamo quattordici anni. Siamo sempre gli stessi e si capisce facilmente che è così, è inutile barare su questo.

Chris: Prima e dopo aver suonato, siamo tra quelli sotto palco ad ascoltare e vedere i concerti degli altri, andiamo a guardare le distro, compriamo oppure scambiamo dischi, questa rimane una bella parte dei live. Ad esempio ogni anno cerchiamo di organizzare l’Iron Maiden Day. Una giornata in cui i Plakkaggio si riuniscono per ascoltare in un solo giorno tutta la discografia in studio della band in ordine cronologico con tanto di voti e classifiche. Inizia la mattina preso e finisce la serata tardi, tutto accompagnato da birre scadenti in lattina e cibo spazzatura!

Durerà il ritorno del vinile o tornerà il cd?

Chris: Io per ora ne approfitto per comprare maggiormente cd a poco prezzo perché il vinile è arrivato a prezzi folli. Invece da quello che sto notando stanno ritornando anche le cassette. La cosa buona del ritorno del vinile è che stanno ristampando una caterva di materiale che non è mai uscito in questo formato e anche dischi che “originali” dell’epoca altrimenti costerebbero davvero molto.

Gabriele: Ormai il mercato del vinile è sovraccarico, siti come Discogs hanno creato una caccia ad edizioni che costano dieci volte il costo originale, facendone snaturare il senso. Oltre al fatto che registrare in digitale e poi uscire in vinile dal punto di vista acustico non ha molto senso, è una sorta di pippa autoreferenziale. Ora su vinile stanno uscendo delle belle ristampe in edicola, fa tornare giovani, è bello anche andare lì fisicamente a comprarle, piuttosto che mettersi a cercare la rarità a prezzi assurdi.

Chris: Esatto, pensa alla versione di Black Metal uscita adesso in edicola per la “collana” Hard & Heavy De Agostini, è davvero ben fatta e uguale alla prima stampa Inglese con il poster e la scritta Black Metal in rilievo in nero. Ho letto delle critiche, la versione originale può arrivare a costare anche duecento Euro (in buono stato) e passa, mentre quella in edicola è uguale e ne costa diciotto euro. Magari un ragazzo se lo può permettere e grazie a questa poi si avvicina al Metal.