PALE DIVINE, Pale Divine

PALE DIVINE

Quello dei Pale Divine è da oltre due decenni uno dei nomi di punta della scena doom americana. Painted Windows Black, il loro disco precedente, uscito sei anni prima, aveva lasciato un po’ di amaro in bocca ai “cultori della materia”: pur non essendo male, veniva dopo l’eccellente Cemetery Earth (2007), e sarebbe stato difficile per chiunque mantenersi su quegli stessi livelli.

Oggi i Pale Divine tornano indietro nel tempo e mettono in disparte le tonalità umbratili degli ultimi due lavori, per riaccostarsi a sonorità affini all’heavy rock più fangoso degli anni Settanta, come avevano fatto in occasione di Eternity Revealed (2004). I nuovi brani sono sorretti da ritmiche forse meno varie che in passato, ma utili a mettere in risalto le parti di chitarra eseguite da Greg Diener, le cui linee vocali ruvide e allo stesso tempo melodiche creano un ottimo contrasto con la produzione polverosa. Non ci sono momenti drammatici come “I Alone (The Traveller)”, ma neppure altri trascinanti come “Crimson Tears”, perché qui è stata raggiunta una sintesi tra le due anime della band, il che l’ha portata a comporre episodi relativamente concisi, all’interno dei quali si ritrovano spesso cospicue dosi di psichedelia. Manca la veemenza giovanile che fu, ma è controbilanciata da una maggiore ricerca sonora e da alcune finezze non riscontrabili negli album precedenti e rispetto al recente passato vi è molta più sostanza. Bentornati!