PAGAN ALTAR, Lords Of Hypocrisy

Agli albori degli anni Duemila, la Musica del Destino era seguita da una ristretta cerchia di nostalgici devoti a formazioni allora inattive. Grazie alla diffusione di internet, iniziarono a circolare un maggior numero di informazioni inerenti band del passato almeno in parte affini ai Pagan Altar (Apocalypse/Omega, Voltz…), tanto da indurle a riaffiorare da quel passato. Lords Of Hypocrisy fu concluso non molto tempo dopo la pubblicazione di Volume 1 (1982/1998), in concomitanza con una prima, timida espansione della scena doom. La sua uscita ebbe un impatto indescrivibile sugli appassionati di doom e NWOBHM e fu il chiaro segnale dell’importanza di quel momento storico. A separarlo dal suo predecessore erano oltre un paio di decenni e, nonostante i brani inclusi fossero stati composti durante gli Ottanta, quei musicisti erano maturati, accumulando ulteriore esperienza. “Satan’s Henchmen”, comunque, testimonia quanto i Pagan Altar fossero rimasti la medesima band, passata indenne molta musica distante dai loro input folk e prog. Nuove emozioni, però, erano andate sedimentandosi, limando le asperità di un tempo e facendo confluire in “The Masquerade” melodie e riflessioni in precedenza appena immaginabili (I look at myself am I the same, / I try to find out if I play the game. / Which side of my soul does everyone see? / The face that i show is it really me?). Ne risultò un disco heavy e allo stesso tempo ricco di sfumature, oltre che coerente con il percorso intrapreso.