PAGAN ALTAR, Judgement Of The Dead

PAGAN ALTAR, Judgement Of The Dead

L’evoluzione della Musica del Destino è da tempo immemore legata alla sorte di dischi che hanno circolato per lunghi periodi esclusivamente sotto forma di nastri di decima generazione o di vinili pubblicati in un numero esiguo di copie. Judgement Of The Dead è la versione definitiva della prima autoproduzione dei Pagan Altar, in origine realizzata nel 1982. Durante gli anni Novanta fu pubblicata – sempre in vinile – senza l’autorizzazione della band londinese, che decise quindi di ristamparla ufficialmente su cd con il titolo Volume 1. La misteriosa copertina dell’edizione Oracle Records mostrava una foto d’archivio risalente al periodo in cui fu registrata e contribuì ad ampliare l’alone di mistero che avvolgeva i musicisti coinvolti. Da allora è trascorso molto tempo e, se si considera che i brani in essa contenuti risalgono agli anni compresi tra il 1978 il 1981, ci si rende conto di trovarsi agli albori della NWOBHM.

Il disco si apre con un’invocazione occulta circondata da un’aura magica non riscontrabile in altri brani di quel periodo e che potrebbe essere ricondotta al dark sound dei tardi anni Sessanta. L’irrompere della chitarra di Alan Jones è uno dei momenti indimenticabili della Musica del Destino e non si tratta dell’unico elemento di rottura con la contemporaneità presente in Judgement Of The Dead: la particolare timbrica vocale di Terry Jones si fa portatrice di una malinconia che avrebbe poi caratterizzato formazioni più fortunate rispetto a quella completata da Trevor Portch (basso) e John Mizrahi (batteria). Tra i solchi di “In The Wake Of Armadeus” sono rinvenibili inflessioni progressive degli anni Settanta, che saranno poi ampliate in Lords Of Hypocrisy (2004), Mythical & Magical (2006) e The Room Of Shadows (2017). Judgement Of The Dead lascia già vedere un’invidiabile maturità compositiva, per esempio nelle sfumature differenti date a episodi come “The Black Mass”, e riesce a coinvolgere anche nei frangenti tradizionali come “Night Rider”. “The Dance Of The Banshee” getta le basi per future contaminazioni folk, conducendo all’evocativa “Reincarnation”, di fatto preludio a quanto sarà fatto successivamente.