Pagan Altar: come fosse l’ultimo dei nostri giorni

Pagan Altar: come fosse l'ultimo dei nostri giorni

Quando mi avvicinai alla Musica del Destino, la maggior parte delle band che iniziai a conoscere erano inattive da diversi anni e dentro me sapevo che non avrei mai avuto la possibilità di vederle dal vivo o anche solo di poter scambiare alcune parole coi musicisti che ne avevano fatto parte. Proprio in quegli stessi anni, gli inglesi Pagan Altar cominciarono a pubblicare materiale inedito risalente agli albori della loro esistenza (The Time Lord, 2004) e addirittura un paio di album contenenti brani che, pur risalendo agli anni Ottanta, erano stati registrati ex novo da quella che attualmente viene considerata la loro formazione classica. Da quel momento iniziai a fantasticare di poterli incontrare e nonostante ciò sia effettivamente avvenuto, ancora oggi li considero come dei musicisti irraggiungibili, che sarebbe piacevole vedere nuovamente. Questo perché le emozioni che la loro musica ha suscitato in me vanno oltre l’immaginazione e nessun complimento potrà mai rendere l’idea di quanto siano stati importanti per la mia crescita musicale e quindi (in parte) anche personale.

La sola idea di recensire alcuni loro album mi ha messo in difficoltà, ma ho deciso di affrontare i miei timori proponendo al promoter Nathan e quindi poi ad Alan Jones (chitarra) la possibilità di fare un’intervista alla band. Ringrazio calorosamente entrambi per la disponibilità e gentilezza dimostrate permettendo la realizzazione di questo piccolo sogno. Un ulteriore menzione va fatta ai ragazzi di Temple Of Mystery Records, che hanno di fatto condotto e trascritto in inglese l’intervista.

Mi auguro che gli sforzi profusi da parte di tutte le persone coinvolte vengano apprezzati dai nostri lettori, che esortiamo ancora una volta a trasformarsi in devoti ascoltatori. A voi…

Come scritto nel vostro libro “Behind the Cloak”, la band esistita prima dei Pagan Altar si chiamava Hydra. Si sa davvero poco dei primi anni della tua esperienza come musicista, quindi sarebbe interessante se tu potessi raccontarci qualcosa in più di questo periodo formativo.  Cosa ti spinse a suonare la chitarra e a scrivere le prime canzoni? 

Alan Jones: Prima degli Hydra ci furono i Liquid Gaz. Questo a partire dal 1973. Avevo circa 11 anni e imparavamo a suonare proponendo soprattutto cover. Iniziai a scrivere musica intorno ai 14 anni: le prime canzoni furono “Narcissus” e “Walking In The Dark”, con gli Hydra. Quando ero più giovane, ero abituato a passare davanti ai negozi di strumenti musicali per guardare le batterie. Ho sempre desiderato essere un batterista! Dato che abitavamo in un condominio, mia madre si rifiutò perché per i vicini sarebbe stato troppo rumoroso. Più avanti mio padre mi convinse, dicendomi che sarei stato notato maggiormente se fossi diventato chitarrista piuttosto che batterista (ride, ndr)!

Durante gli anni Ottanta, i Pagan Altar erano una band pressoché sconosciuta che proponeva musica oscura in un periodo in cui tutti gli altri cercavano di suonare adottando uno stile molto distante dal vostro. Naturalmente c’erano alcune band che condividevano il vostro approccio, ma non così tanto quanto potremmo immaginare oggi. Ne conoscevi qualcuna ed eri solito andare a vederne i concerti? Quali ti impressionarono di più e perché? 

Negli anni Ottanta, io e i miei compagni andavamo ogni settimana nel centro di Londra a vedere suonare dal vivo qualche band. In quel periodo la NWOBHM stava per irrompere, ma io ero più attratto da cose vecchie come Black Sabbath, Rainbow, Rush e Queen. Ai tempi andare a un concerto era incredibilmente economico e le band desideravano suonare ovunque. In un posto più grande del solito, ci fu una competizione tra band e in quell’occasione suonarono gli Iron Maiden con Paul Di’Anno (a proposito, a oggi non ho ancora visto gli Iron Maiden con Bruce Dickinson!). Suonammo con i Witchfynde – ai tempi non conoscevamo il loro materiale – ma furono grandiosi!

Alcune band NWOBHM sono state fondate da persone appartenenti alla medesima famiglia e mi sono sempre chiesto perché. Intendo dire, cosa spinse te e Terry a suonare insieme? Che musica ascoltavi con tuo padre e che cosa fece (in ambito musicale) prima di collaborare con te? 

Hai bisogno di una o due persone per iniziare qualcosa e se fanno parte della famiglia è semplicemente più facile! Ma tra fratelli è peggio, perché si sa che ci si può urlare contro per nulla! Tra me e mio padre era l’opposto. Abbiamo sempre avuto un’ottima relazione. Intendo dire che per mio padre, se non avessi amato i Black Sabbath, avrebbe voluto dire che c’era qualcosa di sbagliato in me! Terry ascoltava gli Everly Brothers e durante gli anni Sessanta frequentava sale da ballo country e rock’n’roll,. Sul finire dei Settanta iniziò ad ascoltare musica più heavy come Emerson, Lake & Palmer, Uriah Heep… Allora dovevo avere 9 o 10 anni. Fu con Sheer Heart Attack dei Queen che iniziò tutto per me. Quando ascoltai la prima canzone – “Brighton Rock” – rimasi completamente rapito.

Questa domanda ha a che fare con la vostra estetica. C’è una storia dietro il vostro logo e il poster del 1980 “Dawning Of A Brand New Day”? E cosa puoi dirci a proposito della versione Black Widow di Judgement Of The Dead? Ricordo che ai tempi della pubblicazione si disse che riprendeva quella che avrebbe dovuto essere sin dall’inizio la copertina dell’album. Qual è il tema sottostante l’immagine utilizzata?

Il logo fu disegnato dalla nostra manager, che era un amica di Terry. Vide un anziano vagabondo sotto a un portone e lo ritrasse approssimativamente, immortalandolo a mo’ di testa di druido. Per quanto riguarda la copertina di Judgement Of The Dead, furono loro a proporre il tema e il soggetto. Era una loro idea. Penso abbiano contattato qualcuno per dipingerla.

Pagan Altar

Mi avvicinai alla vostra musica tramite Vol. 1 e lo considerai immediatamente un album ispirato e speciale, amandolo dal primo ascolto… e lo amo ancora oggi. Eppure, dopo la pubblicazione di Lords Of Hypocrisy e in modo particolare di Mythical & Magical, smisi quasi di ascoltarlo. L’evoluzione mostrata nel vostro secondo e terzo album era stupefacente, perché aggiungeva così tanta passione con quei suoi input folk da lasciarmi ancora oggi estasiato. Che cosa accadde durante il periodo che separa questi dischi? So che avevate composto tutto durante gli anni Ottanta, quindi potresti descrivere l’evoluzione del tuo stile e processo creativo? 

Fatta eccezione per The Room Of Shadows, scritto in anni recenti, nulla è davvero cambiato da parte nostra! Abbiamo scritto la maggior parte del materiale durante i tardi anni Settanta e primi Ottanta e ascoltiamo ancora oggi le stesse band di allora. Probabilmente il vero cambiamento ha a che fare con la tecnologia di registrazione, che è passata dall’analogico al digitale. Abbiamo sempre registrato tutto da soli, ma suppongo siamo migliorati con il tempo e ancora oggi cerchiamo di fare apparire il digitale come fosse analogico…

The Room Of Shadows è un album intimo e comprendo sia stato difficile completarlo. Considerando le circostanze di parte del suo processo creativo e della successiva pubblicazione, diresti che se fosse stato realizzato in un altro momento sarebbe venuto fuori in maniera differente? Se sì, ritieni sia più per motivi che avevano a che fare i tuoi sentimenti personali, oppure strettamente legati al processo creativo e all’esecuzione dei brani?

Sì, in altre circostanze sarebbe venuto fuori in maniera del tutto differente. C’è stata una pausa di due anni prima della mia decisione di completare le registrazioni con Andy e Diccon, gli stessi musicisti con cui avevo iniziato a lavorarci inizialmente. Tutto questo lo ha reso davvero speciale, come chiudere il cerchio. Dopo la morte di Terry non avrei voluto completarlo, ma a due anni di distanza io e gli altri ci siamo incontrati, decidendo di realizzare l’album in suo onore.

Un aspetto che ho in mente quando penso alle vostre canzoni è che ci sono sempre alcune melodie eseguite con la chitarra acustica che si intrufolano tra le parti più heavy. Si adattano sempre come se non ci sia altro modo per concepire o eseguire i vostri brani. Come nascono queste parti? Le aggiungi alla fine oppure fanno parte della struttura delle canzoni già al momento in cui le concepisci? 

Ho sviluppato questo stile chitarristico quando non avevamo un secondo chitarrista e dovevo eseguire le parti ritmiche e soliste. Desideravo riempire tutto lo spazio disponibile nella musica. Durante le registrazioni, Terry proponeva una melodia e io giravo attorno alle sue linee vocali, in modo che si abbinassero perfettamente.

Durante l’ultimo decennio circa hai lavorato con alcuni grandi musicisti e alcuni suonano ancora con te. Laddove Diccon Harper e Andy Green avevano già fatto parte della storia della band, ora stai girando in tour con l’apporto di ulteriori musicisti e tutto sembra funzionare ottimamente (quantomeno dalla prospettiva di un fan). Quali sono le tue sensazioni a riguardo? Hai qualche piano per il futuro? 

A essere onesto, non potrei essere più felice con la formazione che ho al momento. Diccon e Andy erano già i miei musicisti preferiti con cui lavorare e li conoscevo da da 11 anni, ma quando abbiamo incontrato Andres (il chitarrista Nord Americano) e Brendan a Montreal per il Wings of Metal Festival, è semplicemente scattato qualcosa. Quando suonammo le prime note di “Pagan Altar” (la canzone) in sala prove, seppi che avrebbe funzionato. Il chitarrista europeo, Dennis, Io conoscevo quanto Diccon e Andy, perché veniva ai nostri primi concerti. Suona con noi per le date europee perché è più semplice avere lui nei vari posti dove dobbiamo andare, anziché far arrivare ogni volta Andreas. Utilizzano, entrambi splendidamente, la medesima chitarra, quindi il suono non cambia, il che è grandioso.

Potresti addentrarti nell’analisi dei testi di “Dance Of The Vampires” e “The Ripper”? Apprezzo il modo in cui, pur trattando tematiche oscure, appaiano profondamente emozionali. Un’altra canzone che amo particolarmente è “The Masquerade” e mi sono spesso chiesto come sia stata concepita… 

Bene, il testo di “The Masquerade” effettivamente fu scritto durante gli anni Settanta! Non sono tuttavia certo di come possa risponderti, in quanto i testi furono scritti da mio padre. Suppongo che leggendoli, ti possa rendere conto di quanto vadano dritti al punto, oppure no? Non ho mai prestato attenzioni alle linee vocali, perché ero troppo concentrato su quanto stesse facendo il resto della band.

Le immagini di copertina dei vostri album sono sempre state semplici eppure efficaci. Anche quella di The Time Lord… la adoro! So che per The Room Of Shadows avevate a disposizione diverse immagini tra cui scegliere. Perché avete optato proprio per quella che vediamo ora? Che cosa intendevate esprimere attraverso quella foto (poi divenuta un dipinto)?

Mia sorella Jen abita in una casa d’epoca vittoriana e ha fatto una serie di differenti fotografie di mia nipote/sua figlia, che è nipote di Terry, vestita in antichi abiti vittoriani. Nonostante nel testo il protagonista sia un giovane ragazzo, la foto avrebbe dovuto rappresentare il contenuto della canzone “The Room Of Shadows”. Quando i nostri amici di Temple of Mystery Records vennero a Londra e visitarono la casa di Jen, mostrai loro queste foto e le trovarono eccezionali, ritenendo tuttavia che avrebbero funzionato ancora meglio sotto forma di dipinto in stile vittoriano, esattamente ciò che vediamo ora. Adam Burke – l’artista – ha svolto un lavoro fantastico, catturando l’atmosfera del disco, e ha anche fatto un altro dipinto per Lords Of Hypocrisy. Il dipinto incorniciato di The Room Of Shadows si trova ora in casa di Jen.

Molti musicisti affermano di amare i loro fan, ma ritengo che spesso sia solo un espediente per autopromuoversi. Se c’è qualcosa di extramusicale che ammiro della tua band, è che scrivete qualcosa a proposito di (tutti?) i vostri concerti e delle persone che incontrate. Quali sono i ricordi più belli che serbi dei vostri concerti e della vostra esperienza dei viaggi in tour? 

È davvero difficile rispondere, perché ogni volta che suoniamo accadono cose positive e negative. La prima volta che suonammo ad Atene, il 17 maggio 2008, fu davvero emozionante. Fu come un meet and greet e sai, ognuno – tutti i nostri fan venuti da ogni parte d’Europa – era presente! Fu davvero speciale. Non suonammo egregiamente, ma non conta, perché il concerto durò due ore e nonostante questo non volevano che lasciassimo il palco! Dovettero addirittura spegnere gli amplificatori! Quella notte suonammo tutto il nostro repertorio.

Grazie per il tempo che hai speso nel rispondere alle mie domande. Ero intimidito dall’idea di scriverti, ma spero che tu abbia apprezzato la mia devozione verso la tua band e la tua musica. Scusa se ho posto domande troppo personali o banali. Puoi chiudere l’intervista con qualcosa per te importante che non abbia avuto modo di chiederti… 

Davvero grazie per esserti preso il tempo di fare quest’interessante intervista con noi, è piacevole rispondere ad alcune domande mai fatte prima! Non sono sicuro di cosa ci riserverà il futuro, ma puoi stare certo che suonerò ad ogni concerto come fosse l’ultimo.